Primarie Centrosinistra, Laratta a tutto campo per Bersani. Ma lascia spazio a Renzi per la segreteria del partito

Laratta con Bersani

Va via in treno da Paola per Roma, destinazione Montecitorio. Non ama molto l’aereo, lo prende pure se c’è bisogno, ma lui, Franco Laratta, deputato per quasi due legislature (una piena, l’altra, quella prodiana, di due anni) predilige il treno. «Faccio risparmiare lo Stato e mi trovo a mio agio», dice sornione. In quattro ore è nella Capitale e in quest’arco di tempo legge e scrive, scrive e legge. Sforna almeno sette, otto comunicati stampa al giorno, a dir poco 500 tra mail e sms.

Gli piace comunicare e scrive e telefona all’universo mondo. Non ci fossero computer e telefoni, sarebbe un novello Archimede: inventerebbe qualche marchingegno per farsi sentire dalla sua San Giovanni in Fiore, grosso e isolato centro silano a 60 chilometri da Cosenza. [quote style=”boxed”]Laratta è un comunicatore puro. tanti comunicati al giorno e 500 tra mail e sms[/quote] Prima che il suo mentore politico Dario Franceschini lo catapultasse a fare il parlamentare con il porcellum, Laratta è stato assessore al Lavoro della Giunta provinciale guidata da Tonino Acri («Un grande presidente e amico»)e, per un periodo breve, consigliere regionale nel 2009. Carica cumulata con quella di deputato per una serie di regolamenti di conti all’interno del partito. Ma lui nega questa circostanza. «Non è vero». Da tempo è uomo forte del Pd calabrese, proveniente dalla Margherità.

E’ uno dei pochi, se non l’unico, a pubblicare le sue buste paghe sul web. «Ci tengo perché è un segnale di trasparenza». Guadagna e spende tanto per l’attività politica. Giornalista, oltre alla passione per la scrittura, ama i libri e la buona musica, sempre che quella sfornata da Mina, sia tale. «Lo è, lo è» assicura un po’ infastidito. Sempre garbato, puoi insultarlo come vuoi che non se la prende, ma se gli tocchi Mina, tira fuori gli artigli. Su questo blog lo abbiamo più volte provocato e simpaticamente “deriso” per il fatto che alla sua età sostiene Pierluigi Bersani alle primarie del centrosinistra. Lo telefoniamo mentre è in viaggio.
Onorevole Laratta, ma perchè proprio uno come lei, rinnovatore ante litteram, rottamatore anti-loieriano, si trova a votare Bersani?
«E perchè non dovrei? Bersani non é forse quello, con Franceschini e Veltroni, che ha voluto il 28 enne Salvatore Scalzo candidato sindaco di una città capoluogo di Regione? E per ben due volte!»

Ma a Catanzaro oltre a Scalzo c’èra ben poco e comunque non sembra un motivo sufficiente…
«Si che lo è. Attorno a questa storia ci sono state troppe chiacchiere. Scalzo è la prova delle scelte coraggiose fatte dal Pd di Bersani. Oggi perché dovrebbe votare Renzi?»
Ma che c’entra? Bersani comunque rappresenta il vecchio!
«Bersani è candidato a Presidente del Consiglio, mica allo Zecchino d’Oro! E’ uomo forte, stabile, competente».
Questo lo pensa lei. Ma Bersani è pur sempre un ex comunista e lei un cattolico moderato!
«Certo che lo dico io? Sa una cosa poi?»[quote style=”boxed”]Bersani è candidato a Presidente del Consiglio, mica allo Zecchino d’Oro! E’ uomo forte, stabile e competente. Renzi andrebbe bene alla guida del partito[/quote]
Cosa?

«Io non sono mai stato un moderato. Nel Pd passo anche per un “estremista”, soprattutto qui in Calabria».
Estremista per via dei blitz sui binari, negli ospedali con Guccione o perché ascolta Mina?
«Ancora con Mina? Dai, ma il suo è un chiodo fisso»!
La linea cade. Ma lo ribecchiamo mezzoretta dopo. «Basta con Mina. E’ il mio punto debole». Ricordate gli artigli, ecco!
Continui, prego.
«Come nel passato con Loiero sono l’unico ad attaccare frontalmente Scopelliti, ho duramente contestato la gestione della Rai calabrese, vado spesso nelle carceri e passo il Natale con i profughi di Rosarno e di Amantea».
E qualcuno le manda pure lettere anonime di minacce…
«Infatti, ma vede, non mi faccio intimidire da nessuno. Proseguo nel mio lavoro di denuncia quotidiana».
Torniamo a parlare di primarie. Ma come si fa a votare uno come Bersani, un ex comunista, uno che farfuglia battute insipide. E poi quel “Siam mica qui a pettinar bambole”, su!
«Ma io l’ho visto operare al governo Prodi…»
Scappa spontaneamente da ridere ma l’onorevole prosegue…
«… ed è stato il primo ministro davvero liberale e riformista. Basti pensare alle ‘lenzuolate di liberalizzazioni’. Provvedimenti che hanno avviato riforme storiche per il Paese e per i giovani. Un tocco di modernità atteso da decenni».
Guardi, stendiamo un lenzuolo sulle liberalizzazioni di Bersani…Penso che uno come lei dovrebbe stare con Renzi. Perché no?
«Perchè, ad esempio, non gli ho sentito dire niente di veramente liberale e riformista per il futuro del Paese. Lo vedo proiettato a cambiare il partito (la ‘rottamazione’, che pure ha fatto bene al Pd) ma non dice niente di alternativo per l’economia, l’Europa, la finanza, il lavoro, la crisi sociale e culturale del Paese».

Anche lei a condannare Renzi come D’Alema, la Bindi e tanti altri.«Al contrario: Renzi ha fatto bene al partito, lo sta aiutando a svecchiarsi e a prendere la strada della modernità e del cambiamento. Però queste sono primarie per la guida del Governo, in un momento drammatico. Nel cuore di una crisi dalle conseguenze devastanti. Non stiamo celebrando il congresso nazionale del Pd».
Va detto che non è scontato che il centrosinistra vinca le elezioni, o da quella parte siete sicuri al 100 percento?
«Sarà una grande sfida in cui si spera possano prevalere le nostre proposte di governo. Un anno di Monti è stato più che sufficiente, ora basta»
Ma Monti ce l’avete piazzato voi a Palazzo Chigi, mica altri. Avevate dieci punti avanti nei sondaggi. Si potevan fare le elezioni, o no?
«In quella precisa fase storica è stato meglio così. A Monti abbiamo dato nelle mani il Paese mentre stava affondando. Le do solo un dato. A Novembre 2011, lo Stato non aveva i soldi per pagare gli stipendi e le tredicesime di Dicembre. Un dramma. Mentre qualche mese prima c’è stato in Parlamento il “più grande statista dopo De Gasperi”, a giurare che la crisi era solo psicologica, che avevamo i migliori conti d’Europa. Dopo qualche mese, sono stati necessari tagli per 400 miliardi di euro!»
E adesso?
«Adesso dobbiamo dire grazie a Monti per aver tirato fuori il Paese dal baratro, ma ora tocca alla politica, alla buona politica, mettere in piedi programmi per il rilancio, per il lavoro, per la ripresa. Urgentemente, prima che il Paese si ritrovi immerso in un incubo! Più politica, più Europa, per salvare l’Italia».

E se arriva Grillo in Parlamento, anzi è certo che ci arriverà, secondo i sondaggi…

«Passeremo da un buffone ad un comico. L’Italia è un Paese che non si smentisce mai. Grillo sarebbe devastante nelle istituzioni. Ma, e lo dico con franchezza, il comico genovese ha raccolto le istanze di quella parte del Paese che ha sognato con Berlusconi, e oggi si riscopre affranta e sconfortata senza nulla in cui credere. Vuole cambiare radicalmente. Grillo è una farsa, ma una parte dei grillini saranno un risorsa!»[quote style=”boxed”]Siamo un partito di gente onesta e perbene. Se ci sono mele marce, noi siamo in grado di isolarle e di mandarle via[/quote]
Laratta con Franceschini al forum dei giovani del PdIl Pd calabrese non è messo bene. E’ così vecchio, così consumato. Tutto da rottamare, o quasi, ora è pure nei guai giudiziari il suo partito.
«Si sbaglia: siamo un partito di gente onesta e perbene. Se ci sono mele marce, noi siamo in grado di isolarle e di mandarle via. Altrove chi commette reato è un eroe, come minimo lo fanno ministro. O presidente di Regione! Da noi è uno che sbaglia e va processato. La magistratura vada avanti speditamente, senza alcuna remora».

A sentirla parlare sembra Di Pietro. Dov’è finito il suo garantismo?
«Non è questa la questione. Gli avversari spesso si nascondono dietro al garantismo…»
Prossime le elezioni. Da Roma a Catanzaro giungono voci che sarebbe uno dei pochissimi uscenti nel Pd a essere riconfermato…

«Mah, non saprei. Io ho fatto il mio dovere, non mi sono mai fermato, ho sempre combattuto le battaglie che ritenevo giuste per la nostra terra. Ho fatto tutto quello che potevo, senza risparmiarmi mai. Una cosa è vera: mi trovo spesso a lavorare con i giovani, anche giovanissimi, dei quali condivido ansie e aspirazioni»
Porcellum, Mattarellum o il ritorno delle preferenze? Onorevole, dai, il suo partito era diventato il Pd delle Vedove, con tutto il rispetto per le signore.
«Dico una cosa che il mio partito non condivide: io sono per le preferenze. Sì, lo so, sono un rischio in realtà inquinate come le nostre. Ma i cittadini chiedono a gran voce di scegliere i parlamentari. Giusto ascoltare questa voce fortissima che si alza nel Paese».
Glissa sulle vedove…

Allora, ci ripensi: Renzi o Bersani (oppure Vendola)
«Bersani oggi. Bersani per il governo. Per il partito, come per la Calabria, ascoltiamo Renzi, ragioniamo su come cambiare il Pd. Insieme. Perché solo un Pd forte potrà salvare il Paese e la Calabria».[quote style=”boxed”]Su Loiero che sostiene Bersani Laratta risponde: “No comment!”[/quote]
Glissa pure su Vendola…
Bene, è inutile insistere.
«Mi fa dire una cosa?»
Prego, se vuole si faccia una domanda e si dia una risposta. Alla Marzullo…
«Sa quando si voterà in Calabria?»
Si, nel 2015
«No, nel giugno 2013!»
E come lo sa? Lo dice perché è un feroce oppositore di Scopelliti?

«Lo so. Sono alla frutta. Sono nel panico. Scopelliti ha finito. Ha distrutto Reggio, si è dimostrato letteralmente incapace alla guida della Regione. Non dura».
Lei diceva anche di peggio a Loiero ma poi è durato cinque anni. E’ lana caprina, la sua
Piuttosto una cattiveria finale…

«Dica»
Che effetto le fa sapere che c’è anche Loiero tra i sostenitori di Bersani? (La domanada è stata posta prima che Loiero annunciasse il sostegno a Tabacci) 
«No comment! Chiudiamo qui. Grazie».
Sentir parlare dell’ex governatore della Calabria a l’onorevole Laratta provoca il mal di testa. Mi conceda e prosegue per il suo cammino.

Rispondi