Berlusconi Draghi al Quirinale. Ironizza Bersani

Mario Draghi

L’ex premier replica alle bordate che ieri Mario Monti gli ha indirizzato accusandolo di essere una riedizione del «pifferario magico», un «illusionista» che «non ha credibilità internazionale». Il Professore torna allora «un leaderino sotto choc», che opera «sotto le mentite spoglie di indipendenza» e per lui viene anche rispolverata l’accusa, in passato toccata ad altri antagonisti, di essere «una protesi della sinistra».

Berlusconi Draghi al Quirinale

Il Cav lancia Draghi al Colle («Sono io che l’ho voluto alla Bce ed abbiamo un presidio che ci tranquillizza»), ma dall’Eurotower di Francoforte filtra l’assicurazione che il presidente della Bce è impegnato a Francoforte fino a termine mandato, il 2019. Ironizza Pier Luigi Bersani da Catanzaro dove si trovava stamane per la campagna elettorale al comune: «Draghi presidente? E poi chi abbiamo, Alfano al governo? E Berlusconi dove va? E Tremonti va al Mezzogiorno?:  quanta fantasia».

Sono i punti salienti di una giornata peraltro solo alle prime battute quanto agli scambi di colpi in campagna elettorale. Il segretario Pd lancia un doppio segnale a Ingroia e agli elettori. «Non facciamo nessun patto con posizioni politiche che vanno in diverse direzioni», assicura Bersani. «C’è bisogno di una riflessione e ciascuno – avverte – deve prendersi le sue responsabilità. Qualcun altro può dire che da solo batte Berlusconi? Solo noi».

Molto chiaro anche l’altro “warning” lanciato da Bersani: «Esistono la politica e la matematica. Con questa legge elettorale, in Lombardia ad esempio, se non si sostiene Ambrosoli si fa un piacere a Maroni. In Italia, chi non sostiene il Pd, soprattutto al Senato e in alcune regioni, fa un regalo a Berlusconi. Questa è matematica», è il richiamo di Bersani. Secco, Gianfranco Fini, dal Tg5 liquida il Cavaliere assicurando che «Berlusconi è come la lira: una moneta fuori corso».

E proprio Berlusconi mantiene alta la tensione sul fronte giustizia. L’ex premier confida che la sentenza di condanna sul processo Mediaset “è stata una concausa” della caduta del governo Monti, visto che «c’era già la conoscenza dei sondaggi che il Pdl senza di me era al 10% e c’era la consapevolezza di cosa sono stati capaci di combinare questi giudici». Non solo, visto che “i processi di Milano sono delle barzellette, delle mostruose macchinazioni diffamatorie nei miei confronti», Berlusconi afferma che “bisognerebbe mettere la Boccassini sotto processo perchè ha speso i soldi dello Stato per un’accusa inesistente”.

Toni più distesi quando il Cavaliere incrocia Antonio Ingroia negli studi di La7: «Forse dovrei salutarti così», scherza Berlusconi incrociando i polsi come se fosse ammanettato. Vi siete salutati con affetto”, chioserà poi la conduttrice della trasmissione cui Ingroia risponde dicendo “ci siamo salutati cordialmente, da avversari politici». Intanto, nella Regione Lazio la coalizione di centrodestra dopo aver trovato la quadra su Storace rischia di perdere “Fratelli d’Italia” di Crosetto, La Russa e Meloni.

Nel corso di un videoforum su Repubblica Tv, il candidato del movimento al Senato Guido Crosetto ha detto che «Non c’è nessun accordo. Berlusconi ci considera un peso. La candidatura di Storace nel Lazio è contro Fratelli d’Italia, questo ci porterà a riflettere se essere col Pdl alla Regione Lazio. Noi potremmo proporre Meloni e decidere se correre da soli. Noi siamo usciti dal Pdl con motivi validi. Se poi l’elettorato centrodestra crede di poter essere rappresentato da questo Pdl, lo voti. altrimenti.

L’invito a Giannino alla costruzione di un centrodestra diverso va in questa direzione. E nei prossimi giorni lanceremo il nostro candidato premier per essere in competizione». Sul fronte delle liste il Viminale rende noto che su un totale di 219 simboli presentati, 169 sono stati ammessi e 34 – tra cui i loghi civetta di Grillo, Monti e Ingroia – sono stati ricusati, ovvero i depositanti sono invitati a sostituirli entro 48 ore. Altri 16 simboli non hanno i requisiti necessari per partecipare alla competizione elettorale per carenza di documentazione.