E' stallo. Improbabile nuovo governo. Grillo: "Fiducia a nessuno". Spunta ipotesi Renzi, ma fedelissimo Reggi "esclude".

roberto reggi
RENZIANO – Roberto Reggi, ex sindaco Piacenza

E’ stallo. Mai nella storia della Repubblica il paese si è trovato in una situazione di così grave incertezza politica. Merito della legge elettorale definita “porcata” dal suo estensore. Il Centrosinistra si è accaparrato il premio di maggioranza alla Camera dove, tuttavia, il primo partito è il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo il quale ha sfondato ogni più ottimistica previsione. Il Pdl diventa il terzo partito, ma al Senato, dove il premio di maggioranza è su base regionale vince in sette regioni cruciali col risultato che la maggioranza a palazzo Madama non ce l’ha nessuno. Bersani ha detto in sostanza che “abbiamo perso pur arrivando primi”. Berlusconi, che pure tutti i sondaggi davano ormai spacciato, ha perso una marea di consensi, come del resto il Pd, ma ha recuperato fortemente anche in presenza dello tsunami Grillo. La situazione attuale somiglia per certi versi a quella del 2006, quando vinse di un soffio Romano Prodi. Ma allora in Senato, seppure con due, tre voti di scarto più i senatori a vita, si riusciva a governare. Poi ci fu la vicenda Mastella ma è altra storia. Oggi, anche volendo sommare i 120 seggi del Pd con quelli di Monti non si arriva a quota 140 quando la maggioranza è di 160. Grillo ha già annunciato che non darà la fiducia né a Bersani né a Berlusconi. Il nodo a questo punto diventa più complicato di quando si pensava perché il quadro politico coincide col semestre bianco del presidente della Repubblica che (anche in casi singolari come questi) non può sciogliere le Camere o anche una di esse. Giocoforza, Napolitano dovrà incaricare qualcuno per formare il nuovo governo. Ma a chi se nessuno ha i numeri per un governo stabile? Nel caos generale l’unica certezza che emerge dalle urne è che bisogna ritornarci se non a breve, tra qualche mese. Le ipotesi buttate giù finora sono state tante. Sul governissimo Pd-Pdl il Cavaliere ha fatto delle aperture, subito smorzate però dal Pd. Il governatore della Liguria Burlando, comprende tuttavia la situazione e si schiera in netta opposizione al suo partito. Sul Secolo XIX, il presidente afferma che bisogna avviare un dialogo con Grillo auspicando l’immediato cambio di leadership nel Pd. In sostanza, fuori Bersani e quel sistema di primarie “taroccate” dal cui cilindro emergono gli uomini (e le donne) che vuole l’apparato al vertice. Tornando al governissimo, potrebbe essere una via sensata (per non dire obbligata) se si tiene conto della “chiusura” tout court di Grillo: “Non scenderemo a compromessi con nessuno”. Questo esecutivo a guida Bersani potrebbe riformare la legge elettorale, eleggere il nuovo capo dello Stato a maggio e poi ritornare al voto a fine luglio. Altra ipotesi sarebbe quella di affidare l’incarico a Matteo Renzi, sconfitto alle primarie da Bersani. Sul sindaco di Firenze potrebbero convergere sia Grillo che Berlusconi. L’ex sindaco di Piacenza, Roberto Reggi, renziano di ferro e “grande escluso” dalla corsa per Montecitorio proprio da Bersani,  interpellato al telefono da secondopianonews.com ha detto ieri (27 febbraio, nda) di non credere a questa ipotesi, nonostante le voci siano insistenti. “La situazione è molto complicata”, ha ammesso Reggi . “Nessuno di noi avrebbe immaginato questo quadro politico”.  Ci sono voci sul fatto che Renzi sia papabile alla guida del governo, lei cosa pensa? “Lo escludo, lo escludo, non credo possa realizzarsi una cosa simile”, afferma il coordinatore della primarie per Renzi “anche se questa è una mia valutazione personale”. Poi si toglie qualche sassolino sulla sua vicenda personale. Bersani “ha posto il veto sulla mia candidatura. Diciamo che non gli ha portato fortuna”, dice sornione l’ex sindaco di Piacenza. Anche se, “detto questo, mi dispiace comunque sia andata a finire così”. Ma sono molti a scommettere su una investitura Renzi. Il sindaco di Firenze coi suoi recitano la parte, ma se dovesse chiederlo lo stesso Barsani, per “senso di responsabilità” non direbbe di no. Escludendo governi di “minoranza” che lasciano il tempo che trovano (come si reggerebbe?), spunta anche l’ipotesi di un incarico a Grillo il cui movimento è prima forza alla Camera. In questo caso però, Pdl e Pd potrebbero ricambiare il rifiuto posto loro dal movimento 5 stelle. A meno di accordi su pochi e condivisi punti programmatici, come la riforma della legge elettorale (per tutti), fisco più leggero e abolizione dell’Imu “senza rimborso” (per il Pdl); abolizione rimborsi elettorali, delle province e soppressione di Equitalia (per Grillo) e due o tre punti del programma del Pd. Un compromesso temporaneo non impossibile da concordare. Altro scenario: scartando l’idea di affidare l’incarico ad un governo tecnico (ad esempio una riedizione di Monti a guida Passera), sarebbe più verosimile quella che vedrebbe Napolitano dimettersi da capo dello Stato, le nuove Camere in seduta comune rieleggono il nuovo presidente (Letta/Prodi?) che affiderebbe l’incarico a Napolitano per formare un governo di transizione. In ogni caso, nella prossima legislatura “stabile” si dovrebbe apportare una modifica costituzionale per dare la possibilità, in casi come questi, di far slittare l’elezione del capo dello Stato, ovvero integrare i poteri nel “semestre bianco”  per consentire al capo dello Stato di sciogliere subito le camere o una di queste in caso di ingovernabilità.