Grillo continua a parlare con la stampa estera: "Accordi con nessuno". La soluzione? Legge elettorale e al voto.

Beppe Grillo (foto Alpozzi/Inphoto)
Beppe Grillo (foto Alpozzi/Inphoto)

Beppe Grillo continua a ignorare la stampa italiana. Parla solo con la stampa straniera e dal suo blog attacca destra e sinistra. Nessun accordo è possibile con chi “è stato protagonista dello sfaglio italiano”, fa sapere a fasi alterne. Negli ultimi giorni ha rilasciato delle interviste a giornali tedeschi come Focus e Bilde, recentemente con Wired e il New York Times cui ha detto che è “inammissibile per il M5S garantire la stabilità”. Quindi Pd e Pdl dovranno fare a meno di Grillo. L’obiettivo dei partiti tradizionali, rivela alla stampa estera, è quello di addossare la “responsabilità” al movimento per i mancati accordi e ciò che ne consegue, ma sarebbe “da irresponsabili” afferma, appoggiare Pd o Pdl.  Insomma, non è disposto a fare alleanze “né con Pier Luigi Bersani, né con Silvio Berlusconi: Se Pd e Pdl dicessero: Legge elettorale subito, via i finanziamenti retroattivi, massimo due legislature e vanno fuori tutti quelli che hanno più di due legislature, noi appoggiamo qualsiasi governo”. A Focus tuttavia sottolineava , “che i partiti non lo faranno mai. Loro bluffano per guadagnare tempo”, nella speranza di logorare ed erodere l’enorme consenso che ha acquisito tra gli italiani. Lui non si fida dei partiti nè, fa intendere, del Quirinale, che in assenza di accordi potrebbe incaricare il banchiere Corrado “Passera”. Punto e capo. “Cacciati” dall’elettorato che hanno bocciato l’austerity di Monti, ecco riproporsi un governo tecnico di matrice filotedesco. E’ presto per dirlo ma Grillo lo ha già intuito. Egli rifiuta proposte di governicchi o ammucchiate per “soddisfare i Mercati e la Merkel”. La soluzione? Riforma della legge elettorale e subito al voto. Convinto che al prossimo giro alle urne, se le cose rimangono invariate, il leader del Movimento 5 Stelle porterà con molta probabilità a votare anche buona parte di quel 25 percento di astenuti, prendendo la maggioranza assoluta nel Paese. Intanto le politiche di austerità imposte dalla Germania al “Piigs” (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) stanno producendo effetti sociali devastanti. Questo Grillo lo sa bene, e parla con la stampa straniera affinché il suo messaggio di una “rivoluzione democratica”  contro questo “sistema” basato sul debito e sull’usura venga compreso dai cittadini europei.
Nel frattempo è di ieri la notizia che una marea umana ha invaso le piazze delle principali città portoghesi per protestare contro la politica di austerità e per chiedere le dimissioni del governo di centro destra del premier Pedro Passos Coelho, liberista e vicino alle posizioni tedesche e della Bce. Secondo gli organizzatori della protesta sono stati complessivamente un milione e mezzo i portoghesi che sono scesi in piazza in 34 città. A Lisbona, secondo le varie fonti, dai 200 ai 500 mila dimostranti si sono affollati nella centrale Praca do comerco ed hanno intonato lo slogan “E’ ora che il governo se ne vada”. E la canzone che molti hanno cantato è Grandola vila morena, divenuta l’inno della rivoluzione dei garofani del 1974 che pose fine alla dittatura di Antonio Salazar.

La protesta in Portogallo (foto Novais/Epa)
La protesta in Portogallo (foto Novais/Epa)

A chiamare la gente a raccolta è stata un movimento (‘Che la troika si fottà) che si organizza in rete, indipendente dai partiti e dai sindacati, nato spontaneamente a metà del 2012. Il movimento è riuscito a mobilitare persone di tutte le età e orientamenti politici con il comun denominatore delle critiche alle dure misure di austerità prese dal governo ed imposte dalla troika di creditori internazionali (Ue, Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale). La manifestazione di ieri sera ha coinciso con la presenza nel paese della Troika che sta realizzando la settima valutazione del programma di assistenza finanziaria da 78 miliardi di euro. Da quando il premier è entrato in carica un anno e mezzo fa, la disoccupazione è aumentata dall’11 al 17,6 %, il pil è sceso del 3,2% nel 2012 e un quarto dei 10,6 milioni di portoghesi vivono in condizioni di povertà. Altra notizia di rilievo, forse d’auspicio per il resto dell’Unione, è che alle prossime elezioni tedesche si presenterà un movimento che ha come obiettivo la fuoriuscita della Germania dall’euro. [Moira Bonino]