Riforma Senato, Renzi disposto a modificare impianto costituzionale secondo ultimo accordo con Berlusconi

Il presidente del Consiglio Matteo RenziIl presidente del Consiglio Matteo Renzi sarebbe disposto ad accettare alcune modifiche al disegno di legge costituzionale che ridimensiona le competenze del Senato, ora in discussione in una commissione di Palazzo Madama. 

Lo avrebbe detto lo stesso Renzi all’assemblea dei senatori del Pd.

La predisposizione del premier ad accettare modifiche, secondo fonti della maggioranza, è frutto dell’ultimo incontro tra l’inquilino di palazzo Chigi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi il quale aveva fatto sapere di “non gradire” la bozza di riforma per il Senato.

Le rettifiche riguarderebbero soprattutto la composizione e le modalità di designazione dei senatori, che comunque non sarebbero scelti con le elezioni politiche.

“Non è un progetto autoritario, faremo tutti gli sforzi per trovare un punto comune. Ma se non si trova, sono pronto a fare un passo indietro. A tutti i costi non ci sto, piuttosto vado a a casa”, ha detto ai suoi senatori, come riferito da uno di loro.

Renzi avrebbe poi avanzato una “proposta di sintesi” sulla designazione dei senatori: “Lasciamo alle regioni le modalità di individuazione dei consiglieri regionali che ricopriranno il ruolo di senatori”.

“Prendo poi atto delle critiche all’idea, mutuata dal Bundesrat tedesco, che il Capo dello Stato nomini 21 senatori”, ha aggiunto, come riferito da uno dei partecipanti.

Il ddl costituzionale presentato dal governo prevede che sia solo la Camera dei deputati ad esercitare la piena funzione legislativa, la sola a votare la legge di bilancio e ad avere un rapporto esclusivo di fiducia con il governo, esercitando il controllo sui di esso.

Il nuovo Senato concorrerebbe comunque alla formazione delle leggi costituzionali, quelle di attuazione delle norme Ue, all’elezione del presidente della Repubblica e dei membri del Csm e della Consulta per la quota di competenza del Parlamento. Potrebbe poi avanzare proposte di modifica ai disegni di legge in discussione alla Camera che riguardano argomenti con ricadute sugli enti territoriali.

Quanto alla composizione, il ddl governativo, che si è attirato critiche anche da altri partner di governo e da Forza Italia, prevede che nel nuovo Senato siedano soltanto rappresentati di regioni e sindaci in quota paritaria. Di diritto sarebbero senatori i presidenti di regione e provincia autonoma (Trento e Bolzano) e i sindaci dei capoluogo di regione e di provincia autonoma. Per gli altri ci sarebbe l’elezione indiretta da parte dei consigli regionali tra propri componenti (2 per ogni regione) e da parte di una assemblea di sindaci di ciascuna regione tra i loro componenti (2 per ogni regione).

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