Europee, il fronte anti Ue stravince dappertutto. In Italia trionfo di Renzi. Grillo si dice "sconfitto" ma prende oltre il 21%. E gli euroscettici (divisi) sono al 35%.

Marine Le Pen, Nigel Farage e Geert Wilders
Marine Le Pen, Nigel Farage e Geert Wilders

I sintomi della malattia c’erano tutti, eppure politici, banchieri, speculatori e grandi poteri forti hanno ignorato, glissato, fatto finta di niente sul cancro che ha pervaso il vecchio continente. Un malato terminale che la politica europea, speaker di quella nomenclatura, voleva (e forse insisterà ancora) spacciare come l’unica bombola d’ossigeno rimasta per i cittadini oppressi da questa Europa.

Chi opera e specula nel triangolo “maledetto”  (Francoforte, Strasburgo e Bruxelles) – la “zona rossa” dove sono scomparsi destini e speranze di milioni di persone – conosceva da tempo l’esito delle analisi ma ha preferito tacere e non cambiare terapia per non disturbare la quiete “dell’Ancien Régime”.

Con questo storico voto di protesta, i cittadini sono riusciti ad assestare un durissimo colpo agli euroburocrati. Non conquista la “Bastiglia” di Bruxelles, ma con un semplice tratto di matita si è piazzato sulle sue mura pronto alla presa finale se dall’interno non ascoltano le indicazioni del popolo sovrano. Un po’ dappertutto prevalgono i partiti euroscettici.

Al netto della grande astensione che assume un forte valore politico su cui riflettere, si affermano movimenti e partiti antieuro. In Francia il Front National di Marine Le Pen è il primo partito col 25,5%: un vero e proprio “terremoto” che sta facendo tremare i palazzi che contano nell’eurozona. In Gran Bretagna, paese fondatore che non adotta l’euro, l’Ukip di Nigel Farage è il trionfatore assoluto.

In Grecia avanzano Tsipras e Alba dorata, mentre in Olanda è ottima l’affermazione del Pvv di Geert Wilders. In Germania i veri vincitori della tornata elettorale sono gli antieuro di Alternative fuer Deutschland, (la Merkel cala ma tiene). L’Fpoe di Heinz Christian Strache in Austria supera ogni aspettativa e in Polonia si registra un boom degli euroscettici del Knp di Janusz Korwin Mikke e un ritorno trionfale dei nazionalisti Pis di Jarosław Kaczyński (da ricordare che i gemelli Kaczyński subirono una campagna denigratoria dall’establishment Ue proprio per le loro posizioni antieuropeiste. Nel 2010 Lech Kaczyński, presidente della Repubblica in carica morì in uno “strano” incidente aereo a Smolensk, Russia, mentre si recava per l’anniversario dell’eccidio di Katin). In Danimarca boom dell’estrema destra del Danish People Party. Insomma, uno tzunami elettorale straordinario registrato anche in altri paesi europei dove il fronte degli scettici esonda vistosamente dagli argini dell’austerity.

In Italia sconfigge i sondaggisti e va oltre ogni previsione Matteo Renzi che col “suo” Pd “rinnovato” viene largamente premiato con oltre il 40%. Il Movimento Cinquestelle di Beppe Grillo (nel video l’ammissione della “sconfitta”, sebbene di sconfitta non si possa parlare (suggerito male?) non avendo precedenti nel 2009 ma solo un riferimento alle politiche del 2013 che sono tutt’altra elezione in cui la percentuale di astensione è stata di gran lunga inferiore…) prende oltre il 21% portando a Strasburgo ben 17 europarlamentari. Un dato eccezionale (altro che sconfitta!) per essere la seconda competizione, l’ultima con quasi il 43% di astensione e con un voto esclusivamente “d’opinione”. Se a questo si somma il dato che i grillini prendono più voti di Le Pen, Farage e altri, si deve parlare di risultato “storico”. Sul piano delle “aspettative”, è una riflessione post-voto che va relegata alla propaganda elettorale durante la quale i partiti annunciano le cose più bizzarre. Entrando nel merito di questa propaganda Grillo evidentemente “paga” lo scotto di una comunicazione discutibile, una posizione anti Ue non molto chiara, una impostazione “superficiale” e troppo “qualunquista” della campagna. Fattori cui va sommato l’attacco denigratorio senza precedenti che ha fatto presa su alcune fasce di elettorato. Ribadiamo l’eccezionalità del risultato del M5S che senza la sua presenza sarebbe in gran parte confluito nel bacino del “non voto”.

Premiati invece su posizioni nettamente anti euro la Lega Nord di Matteo Salvini (oltre il 6 percento) e Fratelli d’Italia – An, che non supera la fatidica soglia del 4 (3.8%). A questi occorre aggiungere la sinistra di Niki Vendola che per il greco Tsipras, leader fortemente critico con il modello economico europeo, racimola oltre il 4 percento. Un voto complessivo di protesta anti Ue che in Italia, al contrario di Francia e Gran Bretagna, è abbastanza frammentato, mentre se aggregato supera il 35%. Al netto del deludente quanto previsto 16 percento di Forza Italia che ha pure improntato una campagna elettorale (va riconosciuto, scarsamente credibile) su una revisione dei trattati internazionali.

Dunque, se è vero che lo scettro della vittoria in Italia l’ha conquistato Matteo Renzi – che porta ossigeno vitale ad uno spompato S&D – è altrettanto vero che in Italia il voto euroscettico prevale e strasborda se sommato alla non partecipazione dei delusi. Vedremo nel breve periodo se Renzi è capace di capitalizzare questo voto di “maturità e responsabilità” e di incidere profondamente per cambiare “da dentro” l’Europa, oppure è soltanto l’ennesima illusione della politica inconcludente, (diciamo per inciso che su questo blog siamo stati fra i primi a tifare per lui quando da solo ha affrontato i “colossi” ai vertici del Pd che lo deridevano e ridicolizzavano. Gli stessi che nel giro di un anno sono diventati tutti “renziani”…). Detto questo si spera davvero per il bene dell’Italia che il premier, legittimato da questo voto, faccia valere gli interessi dell’Italia e, perché no, contribuisca a “rottamare” vecchi tromboni e burattinai che si annidano ancora a Bruxelles.

Ad ogni modo – a prescindere dal voto italiano – saranno Francia, Austria e Inghilterra (ma pure la Germania di Angela Merkel) a imporre all’élite del triangolo “maledetto” una nuova cura per il malato terminale chiamato Europa. La volontà popolare ha tracciato bene la nuova rotta da seguire e questa volontà, chiara e indiscutibile, è e deve essere più forte di qualsiasi establishment, lobby o potentato affaristico e finanziario.