Flavio Tosi: "Salvini di giorno è secessionista, di notte per l'Unità". Il segretario: "Non rispondo a insulti"

Flavio Tosi durante la conferenza stampa
Flavio Tosi durante la conferenza stampa

“Salvini ha scelto una linea dittatoriale di governo della Lega Nord e se ne assume la responsabilità”. Una linea di partito “discutibile” perché “non si può essere secessionisti di giorno e di notte essere per l’Unità d’Italia”. Il day after dopo l’allontanamento dalla Lega, Flavio Tosi lo spiega in una conferenza stampa a Verona dove torna ad attaccare Matteo Salvini, dicendosi convinto che al leader del Carroccio “andava bene arrivare a questa conclusione”.

“Quella di Salvini è stata una scelta dittatoriale per liberarsi del sottoscritto” scandisce Tosi che ricostruisce tutta la vicenda che ha portato alla sua espulsione dal Carroccio. “La decisione del segretario federale nei miei confronti – dice Flavio Tosi – è stata più un pretesto che altro. Perché visto il nuovo corso che Salvini ha dato alla Lega, l’impressione è che non ci sia qualcuno che ricordi quali sono i valori fondativi su cui è nata la Lega. Non si può essere la mattina secessionisti e alla sera sostenere l’unità d’Italia, cosa che è avvenuta in maniera clamorosa”.

“La scelta di Salvini rischia come non mai di creare tensioni interne nella Liga Veneta e di spaccare, quindi, i rapporti interni nel centrodestra in vista delle prossime elezioni. E il ragionamento fatto mi sembra del tipo: “Mi devo liberare di Flavio Tosi a prescindere dal rispetto e dai risultati elettorali”.

Altra logica non la vedo, altrimenti ci si sarebbe confrontati sulle liste. Cosa che non è avvenuta nonostante per mesi e mesi io abbia chiesto incontri su questo. L’obiettivo era evidentemente quello di arrivare al controllo dittatoriale della Lega Nord. È una scelta di Salvini e se ne prenderà la responsabilità

Flavio Tosi durante la conferenza stampaE a chi gli chiede se scenderà in campo per le elezioni regionali in Veneto, Tosi risponde: “Mi prendo un paio di giorni per decidere. Anche perché la botta è stata forte e queste decisioni devono essere prese a mente fredda e oggi non è così”.

Sulla divisione nella Lega che potrebbe danneggiare la corsa di Luca Zaia, Tosi sottolinea: “E’ chiaro che le tensioni nel centrodestra favoriscono il centrosinistra. La scelta è stata del segretario Salvini che è passato sopra alla Liga Veneta e alla sua autonomia”.

“Io non ho chiesto a nessuno di seguirmi – spiega ancora – non imporrò a nessuno questo tipo di scelta. Ma liberamente di decidere cosa fare nel momento in cui, malauguratamente, ci fosse una rottura. Sarebbe scorretto forzare la mano. Adesso ognuno liberamente deciderà cosa fare”.

“La Liga Veneta – ribadisce Flavio Tosi – è stata umiliata da via Bellerio. E credo che a Matteo Salvini andasse bene arrivare a questa conclusione. Non era mai successo che la Liga Veneta fosse commissariata in 20 anni e all’inizio della campagna elettorale, calpestando la sua autonomia”.

Da parte sua il segretario del Carroccio replica a distanza: “Non rispondo a chi insulta – dice Matteo Salvini ai microfoni di Radio Padania – se c’è da ragionare di politica, di economia, pensioni, scuola, ospedali, immigrazioni, io lo faccio, ci sono. Di solito mi danno del dittatore, dello sleale e dello scorretto Alfano e Renzi, se si aggiunge qualcuno non mi tocca. Io le risposte concrete le dò ai cittadini”. “Puntiamo – annuncia – a fare 300 gazebo in 300 piazze venete. La voglia di rovinare le cose di qualcuno può trasformarsi in un’iniezione di voglia di fare”.

Stando ai rumors, sarebbero 6 i parlamentari tosiani pronti a lasciare i gruppi della Lega di Camera e Senato. L’espulsione di Flavio Tosi dal Carroccio rischia di generare un vero e proprio terremoto anche a Roma, minando la composizione stessa dei gruppi parlamentari. Al Senato, riportano fonti parlamentari all’Adnkronos, sarebbero pronti a lasciare Patrizia Businella, compagna del sindaco ribelle, ma anche le senatrici Raffaela Bellot ed Emanuela Munerato. Il gruppo della Lega perderebbe così tre degli attuali 15 membri, scendendo a 12.

Al Senato il regolamento fissa a 10 il numero minimo di parlamentari per costituire un gruppo. Dunque, nel caso le tre senatrici leghiste lasciassero, non ci sarebbe alcun problema per la Lega a Palazzo Madama, e nemmeno per Matteo Renzi che di fatto andrebbe ad allargare la sua maggioranza dal momento che il feeling tra Flavio Tosi e Alfano pase sia “ottimo”. Le cose rischiano invece di complicarsi a Montecitorio, dove il regolamento fa salire l’asticella a 20, esattamente il numero di deputati di cui dispone la Lega. Ma tre veneti su quattro starebbero seriamente pensando di seguire Tosi, dando il benservito a Matteo Salvini.

Alcune indiscrezioni trapelate a Montecitorio indicano Matteo Bragantini, Roberto Caon e Emanuele Prataviera come possibili fuoriusciti. Resterebbe in Lega invece Filippo Busin, riferisce all’Adnkronos una autorevole fonte parlamentare. Bragantini ufficialmente è ancora cauto, pur riconoscendo che lo Statuto è stato disatteso. Se i tre deputati dovessero decidere per l’addio, il gruppo del Carroccio perderebbe i numeri, scendendo a 17 deputati. A quel punto, il capogruppo si vedrebbe costretto a richiedere una deroga per tenerlo in vita.

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