La Lega e l'azzardo (perdente) di Matteo Salvini

Matteo Salvini - Lega
Matteo Salvini

Sarà sicuramente la sfida più importante delle prossime elezioni regionali, quella che si gioca in Veneto. Anche in questo caso, come lo fu in Emilia Romagna e Calabria lo scorso 23 novembre, il centrodestra, con la Lega, si appresta a correre diviso facendo largo a una non fortissima Alessandra Moretti, candidata del Partito democratico.

Lo scontro “fratricida” tra il segretario della Lega Matteo Salvini e il sindaco di Verona Flavi Tosi, culminato con l’espulsione dell’ex segretario della Liga Veneta, inciderà, salvo soprese, non poco nella partita del 31 maggio.

Il governatore uscente Luca Zaia, favoritissimo fino a un mese fa, rischia di non centrare l’obiettivo sebbene pezzi della Lega lo danno vincente. Un pezzo importante della sua maggioranza, almeno in Veneto, è stata espulsa dal movimento e alle prossime consultazioni vuole legittimamente “contarsi”.

Dalla loro, Salvini e Zaia possono forse contare sull’alleanza con Forza Italia (ancora incerta) che tuttavia non è più la macchina di voti di cinque anni fa, quando con Berlusconi nel pieno dei suoi poteri, raggiunse nel 2010 il 24,74, mentre la Lega “pre-scandalo” volò oltre il 35 portando Zaia in trionfo col 60 percento. Era il Popolo delle Libertà tutto unito. Non c’erano né Renzi né il M5S. Oggi il quadro è radicalmente cambiato.

Flavio Tosi
Flavio Tosi

E la tendenza (in discesa) è testimoniata da tre importanti appuntamenti elettorali come le politiche del 2013, le Europee di maggio 2014 e le regionali del novembre scorso. Solo la Lega ha superato le aspettative (e Forza Italia) in Emilia Romagna, ma la strategia “suicida” dell’ex premier coi veti al Ndc da Fi (e Salvini), ha dato la vittoria a tavolino al Pd di Bonaccini. Stesso copione in Calabria, dove però la Lega non esisteva.

In una intervista ad Affari Italiani, il leader leghista sottolinea la “grande fiducia” dei veneti verso Zaia. “Sicuramente – spiega – mi auguro che Forza Italia appoggi Luca Zaia in Veneto, perché è appoggiato dalla stragrande maggioranza dei veneti e quindi spero che con noi ci sia anche Forza Italia, visto che abbiamo lavorato bene insieme per cinque anni”. Cinque anni passati anche insieme al Ncd di Angelino Alfano così come nella Lombardia governata da Roberto Maroni.

Salvini si mostra ottimista e parla di sondaggi “molto buoni”, in favore della Lega. “Zaia – sostiene – è in vantaggio in tutti i sondaggi che ho visto”. Ma, al di là dei sondaggi, la strategia messa in atto dall’ambizioso leader leghista, ricorda per certi versi quella (perdente) di Berlusconi alla vigilia delle passate regionali.

Il segretario del Carroccio fino a qualche settimana prima della rottura con Tosi aveva un grande “consenso” nel paese, favorito dall’entusiasmo verso il nuovo soggetto politico nel centro sud e da timidi ma positivi umori circa il netto cambio di rotta della Lega. Temi di grande attualità come l’immigrazione, la crisi economica, l’Europa sono argomenti che tirano consenso. Ma come molti sondaggi del passato, il grande consenso non automaticamente si trasforma in voti nelle urne. Sarebbe un errore pensare il contrario. Solo per fare un esempio, nessun istituto di sondaggi immaginava il boom di Matteo Renzi che ha portato il suo Pd al 41 percento, quando quel partito non mostrava di avere “consenso” nel Paese, ma forte diffidenza rispetto al “governo delle slide”.

Alessandra Moretti
Alessandra Moretti

Certamente, un contenitore nazionale (Noi con Salvini) che si accinge per la prima volta a confrontarsi in altre regioni italiane sono tanto di guadagnato per il Carroccio, ma l’idea di sbilanciarsi troppo a Sud alla fine rischia di scoprire la “coperta” nelle regioni del Nord, il cui elettorato leghista è ancora scottato dalle inchieste sul cerchio magico bossiano. L’epurazione di Tosi non restituisce una bella immagine all’esterno. Anzi, il suo metodo dà la netta impressione che il vecchio cerchio magico è stato sostituito con il suo, quello del leader leghista…

Salvini sembra “sulla carta” vincente, non perché propone ricette e programmi credibili, ma soltanto perché c’è un grande vuoto nel centrodestra che chiunque, non solo Salvini, potrebbe colmare cavalcando il malessere della cosiddetta società civile. Lo ha dimostrato l’ex comico del M5S, Beppe Grillo che nel 2013 vinse facendo leva sullo stesso malcontento, abile però a sfruttare la sua “neutralità” identitaria che gli ha consentito di sottrarre voti a destra e a sinistra.

Oggi Matteo Salvini per molti (soprattutto per i media) sembra essere l’ombelico del mondo, ma non è, come egli crede di essere, l’unico detentore della “verità”. Levandosi di torno il sindaco di Verona ha commesso un grave errore politico che ha bruciato ogni sua ambizione di diventare un vero leader a disposizione del centrodestra, oltre che mettere a repentaglio il successo di Zaia. Un errore evitabile se solo fosse stato meno “narcisista” e un tantino più “lungimirante” poiché uniti si vince, divisi si perde.

Al popolo del centrodestra non resterà che il vuoto, o ancora puntare (giocoforza) sull’anziano leader, Silvio Berlusconi che a proposito delle alleanze gli ha mandato a dire più o meno così: “Non puoi scegliere di allearti quando e dove ti fa comodo. O lo fai in tutta Italia o non sosterrò Zaia”. Il “duro e puro” della Lega ne esce malissimo perché, dopo il clamoroso errore su Tosi, se vuole restare a galla, deve accettare di stringere alleanze anche col tanto odiato Alfano, che già ad esempio in Campania sostiene il candidato di Fi, Stefano Caldoro. E poi come lo spiegherà agli elettori del Carroccio?

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