Pippo Civati abbandona il Pd: "Deluso ma mi batterò per la Sinistra"

Pippo Civati
Pippo Civati

Pippo Civati dopo aver lasciato il gruppo parlamentare del Pd, lascia anche il partito. Uno degli antagonisti di Matteo Renzi alle primarie, non si sente più di continuare a stare in un “partito nuovo e diverso, fondato sull’Italicum e sulla figura del suo segretario”, spiega Civati sul suo blog.

Un partito nel quale “chi non è d’accordo, viene solo vissuto con fastidio”. “Rimango – dice – in Parlamento a fare le cose che ho sempre promesso di voler fare, prima, durante e dopo”.

Il “ribelle” se ne va dicendo un semplice “Ciao” agli elettori del Pd e del centrosinistra. “Mi dispiace, per me, per voi. Mi dispiace deludere alcuni di voi e condividere la delusione di chi deluso è già da molto tempo”, esordisce Civati nella sua lettera d’addio.

“Come molti – spiega – non mi sento rappresentato da questa situazione. Lo ripeto da qualche giorno: non ho più fiducia in questo governo, nelle sue scelte, nei modi che ha scelto, negli obiettivi che si è dato”.

L’ex democratico chiarisce che la disaffezione al Pd e la mancanza di fiducia non è questione degli ultimi mesi che hanno visto la minoranza dem in un logorante scontro interno. Di fiducia, ammette Civati “non ne ho avuta personalmente fin dall’inizio, quando si scelse di proseguire con le larghe intese: avevamo deciso che durassero solo due anni, che sarebbero scaduti già, mentre abbiamo deciso di andare avanti fino al 2018, cambiando premier – in quel modo sobrio e istituzionale che tutti ricorderete (quando Renzi disse ripetutamente al premier Letta “Enrico stai sereno perché non ambisco a palazzo Chigi”, ndr) – ma senza cambiare il programma di governo.

“Senza nemmeno scriverlo, per altro, con i risultati che sappiamo. Votai quella fiducia solo per rimanere nel Pd, lo spiegai allora, solo perché mi ero appena candidato al Congresso e per rispetto degli elettori (che pure nella consultazione che avviammo si divisero esattamente a metà)” .

Pippo Civati poi puntualizza che questa non è una scelta dettata da “calcoli” (“ho rinunciato a una Ikea di poltrone”) ma per rimanere ancorato a “valori e principi” di sinistra della quale “si dice non c’è niente, e invece tra i ceti popolari tra poco arriverà Grillo (che si è già insediato) e anche Salvini. E non è una battuta”, osserva. Per questa ragione “mentre in questi mesi si discuteva nel Pd, ho frequentato la sinistra e la società”.

“Di fronte al trasformismo di tutto e di tutti, personale e collettivo, sono rimasto fermo e noioso sulle mie posizioni, mentre tutto intorno a me cambiava, vertiginosamente”. “Non avrei voluto fare questo disastro nel bel mezzo della campagna elettorale, ma non è colpa mia: è stato Renzi a voler aprire lo scontro proprio nelle settimane precedenti alle elezioni”.
“Posso solo dirvi che i candidati che avrei sostenuto nel Pd, penso vadano sostenuti ancora e a maggior ragione: come Anna Rita Lemma e Elvira Tarsitano in Puglia e Milene Mucci in Toscana e Andrea Ragazzi e Roberto Fasoli in Veneto e Regina Milo in Campania”, cita il parlamentare.

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