Renzi: "Torno a rottamare". E sfratta Marino: "Ignazio stai sereno"

Matteo Renzi basta primarie, torno a fare il rottamatore - Intervista a Renzi  de La stampa
Matteo Renzi

“Queste elezioni dicono con chiarezza che con il Renzi 2 non si vince. Devo tornare a fare il Renzi 1”. E cioè “niente primarie”, “infischiarmene dei D’Attorre e dei Fassina e riprendere in mano il partito”. Esordisce così il premier Matteo Renzi in una intervista a “La Stampa” a commento della “bruciante” sconfitta, come riconosce il suo vice Lorenzo Guerini, nei ballottaggi di domenica scorsa. E nel finale del colloquio con Massimo Gramellini manda un avviso di sfratto al sindaco di Roma: “Se torna Renzi 1, fossi in Marino non starei tranquillo”. Enrico Letta ne sa qualcosa…

Il segretario del Pd non ci sta a passare come il capro espiatorio della débâcle del Pd. “I candidati non li ho scelti io”. “Casson, Paita, De Luca, Emiliano, Moretti. Io in quelle scelte non ho messo bocca”, afferma Renzi che è intenzionato a riprendersi il partito, ormai “senza organizzazione”. “Devo tornare a fare il Renzi pure lì”, ossia il rottamatore.

“Una cosa è certa: le primarie sono in crisi. Dipendesse da me, la loro stagione sarebbe finita”. Le primarie, cioè il “fiore all’occhiello” di quel partito che chiamando alle urne tre milioni tra iscritti e simpatizanti tre anni fa si è preso le chiavi per governare il Pd e fare poi una Opa “autoritaria” su palazzo Chigi, “cacciando” Letta al grido “Enrico stai sereno”. Poiché, spiega, “non è vero che era più competente di me”.

Il premier e rimato deluso, per come è andato il secondo turno, ma già prima dalla presentazione delle candidature. “Ma era scritto – afferma – che Casson perdesse. A Venezia mi è venuto incontro un signore: “Salve, sono l’unico renziano della città…”. Era Brugnaro, il candidato del centrodestra che ci ha battuto.”

Che ci siano più renziani tra i moderati che tra i progressisti non sembra preoccuparlo, scrive Gramellini. “Questo è un paese moderato, vince chi occupa il centro. Con personalità. Perché se invece degli originali corrono le copie, allora non funziona. In Liguria la Paita non ha perso perché il candidato di Civati le ha tolto dei voti che probabilmente non sarebbero andati comunque a lei. Ha perso perché nell’ultima settimana il 5 per cento degli elettori di centro si è spostato verso Toti”.

Ma per la verità il Pd perde anche Arezzo (e tante altre), la città di Maria Elena Boschi. “Storicamente – dice – ad Arezzo abbiamo vinto solo quando il candidato si chiamava Fanfani. In alcuni casi, è vero, perdiamo per mancanza di organizzazione. In altri però, come a Mantova, vinciamo dove la Lega è forte. La verità è che ormai la gente vota come le pare, sulla base della persona”.

Poi il premier segretario passa alle cose “straordinarie” fatte al governo. “Lavoro, giustizia, legge elettorale, divorzio breve, diritti civili. Anche l’immagine all’esterno è molto migliorata. Non siamo più i malati di Europa e durante l’ultimo G7 gli elogi pubblici di Obama alle nostre riforme sono stati quasi imbarazzanti”.

Un governo che dovrà “aumentare i giri sulle riforme”. A palazzo Chigi “non c’è mai stata un’infornata di persone in gamba come a questo giro. Penso alle nomine che abbiamo fatto: De Scalzi all’Eni, Starace all’Enel e Moretti a Finmeccanica. La vera accusa che mi si dovrebbe rivolgere non è di avere messo i miei al governo, ma di non averli messi nel partito”.

Ed è proprio questo un po’ cio’ che irrita Renzi, il fatto di non aver piazzato “i suoi”, di aver lasciato troppo filo a chi si è messo a fare il “gufo”. “Non ho messo bocca – spiega – perché pensavo che astenermi fosse un presupposto per stare tutti insieme. E poi ci siamo dimenticati cosa scrivevano di me? L’arroganza al potere, la democratura… Ah, ma adesso basta, si cambia. Anche perché tra un anno si vota nelle grandi città. Torino, Milano, Bologna, Napoli, forse Roma” Roma?, chiede il giornlista. “Se torna Renzi 1, fossi in Marino non starei tranquillo”. Ignazio “stai sereno”.