Azzollini, con 189 voti il Senato dice "No" all'arresto. "Fumus persecutionis"

Il senatore Ncd Antonio Azzollini in uno dei suoi interventi al Senato
Il senatore Ncd Antonio Azzollini in uno dei suoi interventi al Senato

Il senatore Ncd Antonio Azzollini non andrà ai domiciliari per il presunto crac della Casa della Divina Provvidenza. L’aula di Palazzo Madama con 189 voti contrari, 96 voti a favore e 17 astenuti ha detto “No” all’arresto la cui richiesta era stata avanzata dai pm di Trani che indagano sulla bancarotta da 500 milioni di euro all’istituto di Bisceglie.

In aula è stato richiesto il voto segreto ed è filato tutto come da accordi tra Renzi e Alfano. La Giunta per le immunità presieduta da Stefàno non aveva riscontrato il “fumus persecutionis”, dando l’8 luglio scorso parere favorevole all’arresto.

In Aula, il senatore Ncd Azzollini si è difeso per mezz’ora, sostenendo che nei suoi confronti c’è solo “fumus persecutionis integrato a sufficienza”. Il senatore ha riferito circostanze per dimostrare ai colleghi senatori “l’insussistenza della accuse”, e le “ricostruzioni difficili da poter ritenere anche solo logiche”. Secondo Azzollini, sarebbero state usate contro la sua persona testimonianze “contraddittorie” che la procura di Trani ha invece ritenuto “attendibili”.

“Qui – ha detto  Azzollini – è stato fatto il semplice copia e incolla del gip dei documenti del pm senza alcuna autovalutazione come si dovrebbe fare in base alla legge. La valutazione può essere da 0,5 a 10 ma non può essere zero”, ha concluso il senatore alfaniano. Dopo il voto contrario proteste vibrate sono arrivate dai banchi della Lega e del M5S.

Non è chiaro se anche oggi il Senato si occuperà dell’altro senatore Ncd, Giovanni Bilardi coinvolto nella presunta rimborsopoli calabrese. La procura di Reggio Calabria ha chiesto a palazzo Madama l’autorizzazione a procedere per gli arresti domiciliari.

Ieri, il senatore Pd Luigi Zanda aveva scritto ai suoi senatori per invitarli a “votare secondo coscienza”, senza una indicazione precisa. “Tira una strana aria”, si commentava nell’opposizione, perché quasi tutti i parlamentari di quasi tutte le forze politiche interrogati sul punto confessano di non voler votare contro l’ex presidente della commissione Bilancio del Senato, non solo per “simpatia” nei confronti dell’uomo politico, ma anche perché sta diventando palpabile una certa “insofferenza” verso una magistratura “che si sta mostrando sempre più invadente”, nei confronti del potere legislativo.

Da sinistra i senatori Ncd Giovanni Bilardi e Antonio Azzollini
Da sinistra i senatori Ncd Giovanni Bilardi e Antonio Azzollini

Sul caso Azzollini “leggendo con attenzione le carte – spiegano esponenti del Pd – ci si rende conto che contro di lui non hanno quasi nulla. Se non altro nulla che possa motivarne l’arresto”. Facendo intendere che nei suoi confronti esistono forme di “fumus persecutionis”. Un giudizio “trasversale” che si ascoltava interpellando diversi senatori. Stessa cosa potrebbe ripetersi per Bilardi accusato di presunte spese pazze al Consiglio regionale della Calabria nel triennio 2010-2012 e di cui la procura di Reggio Calabria ha appunto chiesto i domiciliari.

Azzollini dunque si è salvato. Il senatore Ncd, già coinvolto nell’inchiesta sulla maxi-truffa per il porto di Molfetta, è accusato, tra l’altro, di bancarotta fraudolenta, associazione a delinquere, induzione indebita. Nel Pd già nei giorni scorsi c’era una certa tensione per le dimensioni che potrebbe assumere il “salvataggio”.

Se buona parte del gruppo Dem ha votato contro la proposta della Giunta guidata da Stefàno potrebbe aprirsi un problema d’immagine per il segretario Renzi che in pubblico è per “tolleranza zero e lotta a corruzione e malaffare” ma all’interno dell’esecutivo ha il problema con l’alleato minore, Angelino Alfano che finora gli ha garantito lealtà e tutto il sostegno di cui il premier ha avuto bisogno per portare avanti le riforme.

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