Riforma Rai, il Senato approva il Ddl con 142 voti. Polemiche su nomine Cda

La sede della Rai in viale Mazzini a Roma - Si a riforma raiPassa tra mille polemiche al Senato il ddl di Riforma Rai. Dopo che il governo era stato battuto giovedi con tre voti di scarto, l’Aula del Senato ha approvato oggi con 142 voti favorevoli e 92 contrari il ddl di riforma Rai. Il provvedimento ora passa alla Montecitorio, dove non mancheranno le tensioni registrate ieri e oggi tra grillini, leghisti, forzisti e minoranza dem.

Giovedi la maggioranza di governo è stato battuta per soli tre voti sull’articolo 4, che prevede la delega sul canone, soppresso da emendamenti di 19 rappresentanti della minoranza Pd, di Fi e del Movimento Cinque Stelle. No anche di Ala di Denis Verdini che sul punto ha fatto mancare il suo appoggio al governo Renzi.

Ma le tensioni sono soprattutto sull’elezione del nuovo Cda. L’esecutivo ha fatto di tutto per scongiurare che il nuovo Cda Rai, scaduto da due mesi, venisse rieletto con la legge Gasparri. Cosa che verosimilmente accadrà martedi in Commissione di Vigilanza.

La Commissione di Vigilanza ha comunque deciso di votare già martedì per l’elezione di sette dei nove membri del Cda di competenza della bicamerale con un’accelerazione che ha scatenato lo protesta dei senatori grillini. L’accusa per i Cinquestelle è che ci sia un presunto accordo tra Pd e Forza Italia non solo per arrivare alla spartizione dei consiglieri, ma anche per blindare la maggioranza dei due terzi necessaria per il presidente. Anche la minoranza Dem non nasconde le proprie perplessità sulle modalità con cui si è arrivati al rinnovo per il Cda, ma nel Pd è soprattutto lo stop di oggi a Palazzo Madama a pesare.

“L’unità del Pd può e deve costruirla per primo il segretario Matteo Renzi. Inutile scaricare responsabilità su altri”, scrive su Twitter il deputato della minoranza Pd Roberto Speranza, parlando della riforma Rai e del voto in dissenso espresso ieri dai senatori della sinistra dem su un articolo del ddl.

“Questa riforma è il primo passo di un percorso complessivo, perché arriva a pochi mesi dal rinnovo della concessione. Abbiamo in programma anche la scrittura di un nuovo testo unico delle convergenze multimediali, sempre mantenendo un ruolo principale del Parlamento”, è stato invece il commento in aula del senatore Pd, Francesco Verducci, sulla riforma Rai. “L’obiettivo – aggiunge – è chiudere una stagione fallimentare e di aprirne un’altra. Mi rivolgo a Gasparri, faremo di tutto perché questa legislatura mandi in soffitta legge vecchie e inadeguate”. “La Rai – ha detto ancora – ha perso legittimazione e credibilità a causa della lottizzazione”.

“Questa situazione – ha proseguito Verducci – ha nell’attuale governance il suo colpevole, c’è un ruolo distorto della Commissione Vigilanza che noi vogliamo cambiare. Questa è una riforma forte anche da un punto di vista organizzativo, con un cda partecipato anche da lavoratori e un ad in grado di operare, senza ledere il ruolo di primazia del Parlamento deciso dalle sentenze della Consulta. C’è un bilanciamento tra le prerogative dell’azionista e quelle del Parlamento, oltre a una separazione tra il livello politico e gestionale rafforzata dall’introduzione di norme sulla trasparenza”.

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