Unioni civili, via libera del Senato. Verdini decisivo

Unioni civili, via libera del Senato. Verdini decisivo
Cirinnà e Boschi al Senato

Via libera del Senato alle Unioni civili con 173 voti favorevoli, 71 contrari e nessun astenuto. Il provvedimento ora passa alla Camera. I 173 sì alla fiducia sulle unioni civili arrivano con 245 senatori presenti e 244 votanti, come comunicato dal presidente Pietro Grasso in Aula.

18 senatori di Ala su 19 votano la fiducia al governo, il che pone Denis Verdini in una posizione di sostegno alla maggioranza. Senza di loro il governo avrebbe avuto 155 voti, meno dei 161 previsti. I verdiniani risultano dunque determinanti per raggiungere la soglia della maggioranza assoluta a Palazzo madama.

Un applauso dei banchi del Pd ha segnato l’annuncio dell’ok alla fiducia nell’Aula del Senato al ddl Unioni civili. Felice Monica Cirinnà, che ha ascoltato il presidente Grasso abbracciata a Giuseppe Lumia. Subito dopo, la senatrice ha scambiato un abbraccio con il collega Andrea Marcucci. “E’ un primo passo, una vittoria con un buco nel cuore. Questa è una legge importantissima ma penso anche ai figli di tanti amici. Ora dobbiamo fare un secondo passo, siamo a metà della scala”: è il primo commento della senatrice Cirinnà al voto di fiducia del Senato al ddl sulle Unioni civili.

“La giornata di oggi resterà nella cronaca di questa Legislatura e nella storia del nostro Paese – ha commentato Matteo Renzi su Facebook dopo il via libera del Senato alle Unioni civili – Abbiamo legato la permanenza in vita del Governo a una battaglia per i diritti mettendo la fiducia. Non era accaduto prima, non è stato facile adesso. Ma era giusto farlo”. “Se come minaccia qualcuno io andrò a casa perché ‘colpevole’ di aver ampliato i diritti senza aver fatto male a nessuno, lo farò a testa alta. Perché oggi l’Italia è un Paese più forte. Perché oggi siamo tutti più forti”, ha proseguito Renzi rivendicando la decisione di mettere la fiducia sulle Unioni civili.

Il testo passa ora a Montecitorio dove sono annunciate modifiche. E le polemiche potrebbero risorgere con veti incrociati e scontri tra i partiti in seno alla maggioranza.

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