Caso Muraro, Beppe Grillo non poteva non sapere. La Raggi ha mentito

Anche Grillo sapeva di Paola Muraro indagata. Nel M5S 2 pesi e 2 misure?
Virginia Raggi e Paola Muraro

Il sindaco di Roma, Virginia Raggi e il Direttorio del M5S sapevano che l’assessore all’Ambiente del comune di Roma, Paola Muraro, era indagata da aprile per presunti reati ambientali. E con ogni probabilità, ne erano a conoscenza anche il fondatore Beppe Grillo e Casaleggio (figlio di Gianroberto).

Lei, l’indagata, ha fatto sapere ieri alla Commissione Ecomafie che lo avrebbe appreso solo a luglio. Anche la Raggi venne a saperlo, la quale a sua volta informò di questa “anomalia” i vertici del movimento, quindi in scala gerarchica fino al capo. Tant’è che l’ex comico inviò un Sms di sostegno a Raggi, dopo la seconda bufera in Campidoglio.

Il caso politico c’è ed anche vistoso. Pare che i pentastellati che hanno stravinto le elezioni romane, vogliano minimizzare con estrema disinvoltura. Una vittoria, non va dimenticato, conquistata sulle macerie di Mafia Capitale e sull’ingloriosa gestione di Ignazio Marino, con una campagna condotta all’insegna della trasparenza e dell’onestà (almeno intellettuale) di dire sempre e comunque la verità. E in questo caso sembra che di bugie – che hanno sempre le gambe corte – ne sono emerse a sufficienza.

Sorvolando sulle dimissioni dei cinque – tra cui il capo di gabinetto Carla Raineri e l’assessore al Bilancio sostituito con un magistrato già al centro di un’altra bufera politica – il punto è che nel M5S domina il caos, apparendo agli occhi dell’opinione pubblica un partito né più né meno come tutti gli altri, dove se si è sotto inchiesta, si resta sempre al proprio posto fino a sentenza passata in giudicato. E coi tempi della Giustizia, campa cavallo…

Se per il M5S (lo hanno stabilito loro, eh!) vale il principio che basta un avviso di garanzia per cessare cariche, mandati elettivi o essere cacciati dal movimento, il caso Muraro sembra appartenere a pratiche che ricordano i cosiddetti “due pesi e due misure”.

Solo lo scorso gennaio il caso Quarto dominò per settimane le prime pagine dei giornali e le aperture dei Tg. Un sindaco, Rosa Capuozzo, non indagata, (bene sottolinearlo) è stata espulsa dal movimento perché non avrebbe informato i vertici di alcuni ricatti che avrebbe subito nell’esercizio delle sue funzioni.

Addirittura il Direttorio e Grillo in persona le chiesero di rassegnare le dimissioni. Cosa che il sindaco fece, ma poi le ritirò. Stessa storia con il sindaco di Parma Pizzarotti che oggi chiede, a ragione, le dimissioni dei Direttorio composto in primis da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, vero artefice della vittoria di Raggi a Roma.

Non solo: la sindaca Raggi, quando scoppiò il caso Pizzarotti lo criticò aspramente accusando il compagno di partito di “non aver comunicato l’avviso di garanzia ricevuto”. Era maggio 2016, qualche settimana prima delle elezioni. Adesso, Virginia, casca dalle nuvole. Ha mentito e, come dicevamo, le bugie hanno le gambe corte. E Beppe Grillo? Non poteva non sapere. Se Raggi aveva informato il Direttorio, è naturale nei Cinque stelle, informare il capo.

In conclusione, con Paola Muraro cosa faranno Grillo&CO? Chiederanno alla sindaca Virginia Raggi di revocare le deleghe all’assessore o le chiederanno (cosa giusta e saggia) di firmare le dimissioni? Sembra il minimo, non perché un avviso di garanzia sia una condanna, anzi, ma perché se si stabiliscono regole e principii, questi devono valere per tutti, in quel movimento.

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