Come Monti, Virginia Raggi manda in fumo le Olimpiadi Roma 2024

Come Monti, Virginia Raggi manda in fumo le Olimpiadi Roma 2024
L’opening day delle Olimpiadi di Roma 1960 (web)

Nel 2012 il governo tecnico di Mario Monti, col pretesto dell’austerity bocciò la candidatura delle Olimpiadi 2020 a Roma. Allora il sindaco della Capitale era Gianni Alemanno che le difese strenuamente. “Sarebbe una grande occasione di sviluppo per Roma e per tutto il Paese”, disse.

Passati quattro anni, il M5S e la giunta guidata da Virginia Raggi, nel ciclone per le bugie sul caso Muraro, dice ancora no alle Olimpiadi di Roma 2024. Lo avrebbe stabilito il mezzo esecutivo rimasto in piedi dopo le dimissioni di alcuni assessori. Posizione ribadita anche da Beppe Grillo: “Le Olimpiadi non si devono fare a Roma”, ha detto il comico genovese. Perché forse inquinano o perché girano troppi miliardi. Boh!

Non è una novità. Raggi e company avevano già espresso in campagna elettorale la loro contrarietà (forse ideologica) alla candidatura di Roma alle Olimpiadi, probabilmente perché contrari ai principi del movimento o al loro “non statuto”. Eppure non si  trattava di candidarsi a realizzare la Tav o il Ponte sullo Stretto.  

Raggi non è salita in Campidoglio perché 700mila romani erano contrari alle Olimpiadi (figuriamoci se la gente legge i programmi), ma perché era l’unica alternativa rimasta (o il male minore) dopo i disastri amministrativi precedenti. Come dire “Quelli del M5S saranno inesperti, ma mettiamoli alla prova. Oltre il fondo che abbiamo toccato con Marino, se le cose dovessero andare male non ci resterà che grattare oltre il fondo…”.

Un “no”, quello di oggi, sancito nonostante 2mila campioni olimpici avevano pregato la sindaca di fare la scelta più saggia: dire “si” alla candidatura. Da dire che non era certo che la spuntasse la Capitale italiana.

Con due lettere, infatti, una dai medagliati azzurri a Rio e una personale di Niccolò Campriani, tre volte campione olimpico, hanno scritto alla sindaca Raggi per non far tramontare un sogno.

Gli atleti tricolori hanno scelto per convincere il Campidoglio a sostenere la candidatura di Roma 2024. “Saremo felici di poter gareggiare ora, insieme, per conquistare un sogno, una speranza: Roma 2024” hanno scritto invano gli azzurri alla prima cittadina della Capitale.

Niente da fare anche stavolta, sebbene il professore-tecnico della Bocconi due anni fa si era detto favorevole. Le Olimpiadi si terranno altrove anche tra 8 anni, con enormi benefici nel paese in cui si svolgeranno in termini di crescita e sviluppo: ammodernamenti infrastrutturali, rilancio di opere e costruzione di nuove strutture con incrementi occupazionali per decine di migliaia di posti di lavoro.

Problemi di costi? No. Quasi 6,5 miliardi di investimenti, di cui 2 coperti dal Comitato olimpico italiano, oltre a contributi statali e investimenti privati, non avrebbero intaccato di molto lo spaventoso debito che Roma già possiede. Anche perché i “ritorni” c’erano. Di certo non erano sprechi.

Corruzione? No. Lo stesso Cantone si era detto favorevole. “Non bisogna utilizzare la corruzione come alibi”, per non fare. “Anche per le Olimpiadi – affermò il presidente dell’Anac – si può usare il sistema utilizzato per l’Expo che sta dando ottimi risultati”.

Evidentemente Virginia Raggi, al di là dei principii pentastellati, non si sentiva all’altezza di poter gestire un evento colossale di questa portata. Che erano le Olimpiadi, non la gestione di un condominio qualsiasi. Non ci resta che l’antico ricordo dei Giochi Olimpici del 1960, le Olimpiadi della rinascita italiana.

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