Renzi incita la piazza: “Basta un SI per il futuro”. Strali a D’Alema: Fallito

Matteo Renzi a Piazza del Popolo
Matteo Renzi a Piazza del Popolo (Ansa/Brambatti)

Matteo Renzi ha portato in Piazza del Popolo a Roma il “suo” Pd per il SI al referendum costituzionale del 4 dicembre. Una manifestazione partecipata e piena di entusiasmo dove, come previsto, non sono mancate le frecciate del premier-segretario alla minoranza Dem, in larghissima parte schierato sul fronte del NO. In particolare verso Massimo D’Alema ritenuto uno degli artefici del declino italiano e che oggi guida e orienta le truppe interne per il no.

“Perchè si dice di No?, attacca Renzi, “Perché non l’ho pensata io, sostiene la vecchia guardia che dice “se la scrivevamo noi sarebbe stata meglio”, può darsi, il punto – osserva – è che non l’hanno scritta, l’hanno discussa, contestata, chiacchierata, digerita e poi si sono dimenticati di scriverla. Il fatto che voi avete fallito non vuol dire che dovete far fallire noi”. E ancora: “D’Alema ha detto parole sugli anziani che vorrei fossero parole scappate per sbaglio. Il punto è un altro, come mi ha detto qualche sindacalista dei pensionati che è qui: ‘noi votiamo sì, perché li abbiamo visti all’opera”.

“Il vero partito della Nazione – prosegue Renzi – è quello del NO, che va da Brunetta a Travaglio, da Gasparri a Tremonti, da Berlusconi a D’Alema. Può dire solo di no, questo è il partito che vuole bloccare l’Italia”.

Poi dal palco in Piazza del Popolo, rivolgendosi a Grillo e al M5s, il capo del governo dice: “Noi siamo quelli che non dicono Vaffa ma provano insieme a fare una proposta per il futuro del paese, la politica che non vuole solo insultare. Ne avevamo bisogno di voi, vi siamo grati per lo straordinario abbraccio. Va bene la parola d’ordine onestà, è la nostra, ma il nostro destino è cambiare l’Italia, la politica deve essere concreta, competente. Non basta dire “onestà, onestà”.

“Come sono belle le riunioni in streaming ma quanto è bello tornare ad abbracciarsi in piazza” ha detto ancora Renzi. “Il nostro destino non è litigare al nostro interno ma cambiare l’Italia”. Sull’Italicum il presidente del Consiglio spiega che “non abbiamo aperto, ma spalancato le porte. Ora non si usi la legge elettorale come alibi perché siamo pronti a cambiarla”.

“Il punto non è più questo ma è se vogliamo continuare a guardare soltanto la nostra storia o ci va di parlare finalmente del futuro del Paese. Tocca a noi decidere se costruire il futuro o fare come quando passa il treno e non si sale: per paura, per pigrizia, per ritardo. Noi ci dobbiamo salire sul treno e guidarlo”.

Ieri da Enrico Mentana su La7 il premier ha avuto un appassionate confronto con Ciriaco De Mita, ex presidente del Consiglio Dc negli anni della Prima Repubblica. Un confronto serrato dove non sono mancati i toni alti, ma dove è emersa una discussione vera tra un uomo che nel bene e nel male ha segnato la storia di questo paese e un giovane deciso a tirare fuori dalle secche un’Italia che sta pagando errori del passato.