Fitto: “Renzi con il pasticcio dell’Italicum ha paralizzato il Paese”

Raffaele Fitto
Raffaele Fitto

“L’Italicum è stato un grande pasticcio di Renzi. Nessuno può dimenticare il fatto che il Paese, anziché affrontare le emergenze vere, è stato paralizzato da Renzi sulla Legge elettorale, votata addirittura con la fiducia sulla Riforma costituzionale”. Lo ha detto l’europarlamentare e leader di “Direzione Italia” Raffaele Fitto, parlando con i giornalisti a Reggio Calabria a margine di un’iniziativa nella sede del Consiglio regionale.

“Due provvedimenti – ha aggiunto Fitto – per i quali noi abbiamo espresso, sin dal primo momento, la nostra contrarietà con coerenza, senza mai esprimere un voto favorevole. Questo perché erano due provvedimenti assolutamente sbagliati. Detto questo, penso che sia evidente che ci sia, da una parte, l’esigenza di andare a votare quanto prima e, dall’altra, anche l’esigenza di ragionare. Votare con la legge elettorale uscita dalla Corte costituzionale si sostanzia nella certezza matematica di avere, il giorno dopo, un Parlamento in cui non esiste un’ipotesi di maggioranza”.

“E di fronte alla gravità dei problemi che abbiamo di fronte, possiamo ipotizzare veramente una campagna elettorale che produca un Parlamento che non ha in nessun modo la possibilità di poter governare questo Paese? C’è bisogno, dunque, di portare rapidamente il Parlamento a decidere sulla legge elettorale. Una legge elettorale che sia decidente, quindi maggioritaria, che possa ricomporre le coalizioni e che possa andare nella giusta direzione, che è quella di dare al Paese, dopo la campagna elettorale, quantomeno una possibile, potenziale forma di buon governo”. “Io da sempre, e la nostra posizione come gruppo dei conservatori lo è ancora più chiaramente, sono fortemente critico rispetto alle decisioni e alle imposizioni dell’Europa”, ha proseguito il leader di “Direzione Italia”, Raffaele Fitto.

“Non mi sembra che si possa negare – ha aggiunto Fitto – un dato oggettivo: le richieste che ci fa l’Europa sono motivate dal fatto che, anziché fare interventi seri di tagli della spesa pubblica e della pressione fiscale, per andare a Bruxelles e battere veramente i pugni, mettendo in discussione il rapporto deficit/pil, abbiamo assistito ad un Governo, quello di Renzi, che in questi ultimi anni ha seminato prebende e mance elettorali per accompagnare i suoi provvedimenti. Oggi noi raccogliamo quello che Renzi ha seminato come Paese. E mi sembra che questo sia il dato di fatto oggettivo”.

“Bisogna intervenire perché si è fatta una campagna elettorale costante, irresponsabile, aumentando la spesa pubblica, e cercando di condizionare il consenso degli elettori su questo o quel provvedimento con soluzioni assolutamente sbagliate”. “Il Paese – ha detto ancora il leader di “Direzione Italia – è alle corde, vive una situazione di seria difficoltà, ma non è che possiamo solamente dirlo, dobbiamo indicare chi sono i responsabili di tutto questo. Sicuramente l’azione del Governo Renzi è stata totalmente negativa in questo senso”. “Noi crediamo che l’unico modo con il quale si possa riunificare il centrodestra è quello di un confronto libero e democratico aperto. Siamo reduci da alcune esperienze – ha aggiunto Fitto – che negli ultimi anni hanno portato il centrodestra a perdere migliaia di elettori.

Le ultime elezioni amministrative nelle grandi città, come Roma, Torino o Milano, hanno dato la sensazione chiara di come un centrodestra in affanno si riunisca nelle stanze chiuse di qualche palazzo per provare a trovare un accordo che risulta inevitabilmente perdente. Noi proponiamo, invece, un metodo nuovo, di regole, che è quello delle primarie. Ma non primarie farsa, o fotocopiate dall’esperienza non positiva della sinistra. Servono primarie vere con regole chiare e condivise che possano consentire un dibattito franco e aperto sui programmi, innanzitutto, e che possano anche servire ad individuare un leader che guardi al futuro”. “In alternativa – ha concluso Fitto – il centrodestra rischia di essere impegnato più nella tattica di ogni giorno anziché pensare alla strategia per rilanciarlo, riorganizzarlo e unirlo, guardando al futuro”.