"Spesa sanitaria cresciuta del 43 percento". Lo dice FederAnziani

spesa sanitariaUna spesa sanitaria che cresce del 43% in poco più di un decennio, ma comunque meno degli anni passati, perché a pagare sono soprattutto i cittadini, specie se anziani e quindi più bisognosi di cure, visto che, a causa del rincaro dei ticket, sempre più spesso pagano di tasca propria.

La conseguenza è che si rinuncia a quello che non è strettamente necessario, tanto che quasi un over 65 su tre non va dal dentista. E’ quanto emerge dall’ottavo Compendio SIC (Sanità in Cifre), lo studio annuale di FederAnziani sul Servizio Sanitario Nazionale, presentato oggi al Ministero della Salute.

La spesa sanitaria – secondo la rielaborazione fornita a partire da dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze – è passata dai 79 miliardi del 2002 ai 113 del 2012. E dal 2001 al 2011, inoltre la crescita registrata era stata anche superiore, da 76 a 112,3 miliardi (+48%). Ma questi aumenti, pur se altissimi, hanno subito un rallentamento negli ultimi anni: infatti le spese di 2009, 2010, 2011 e 2012 sono state rispettivamente di 109,063 miliardi, 110,77, 112,248 e 113,036.

Aumenta d’altronde la quota pagata direttamente dai cittadini: la compartecipazione passa da 21,8 euro pro capite del 2011 a 24,1 euro nel 2013, con un aumento percentuale del 10%.

Per la spesa farmaceutica la quota pagata dal Ssn diminuisce del 9,37% dal 2011 al 2013, mentre quella a carico dei cittadini aumenta dello 0,95%, e per l’anno passato è pari in media a 436 euro ciascuno. Ad esser tartassati dai costi per la salute, soprattutto chi di prestazioni e medicinali ne ha più bisogno, ovvero gli anziani.

Ma questi ultimi, secondo la fotografia ‘scattata’ attraverso i Registri della Salute, attraverso la somministrazione di questionari presso gli oltre 3.500 centri aderenti a FederAnziani e presso gli studi dei medici di medicina generale, sembrano anche poco attenti alla prevenzione.

Solo uno su due, il 54,6% del totale, si vaccina contro l’influenza stagionale, nonostante sia fortemente consigliato dagli esperti. Inoltre non amano molto i farmaci equivalenti: tra coloro che soffrono di patologie cardiovascolari, il 32,3% nell’ultimo anno ha avuto il proprio farmaco sostituito con un generico, cambiamento che, sostengono, ha creato problemi nel 17,3% dei casi.

Il 18,5% degli anziani è malato di diabete, di questi ben il 28% ha avuto episodi di ipoglicemia e oltre uno su quattro complicanze legate alla malattia, il che significa più ricoveri e conseguenti ricadute economiche e sociali per la famiglia e per il Sistema Sanitario.

Un aspetto questo che potrebbe essere limitato migliorando la presa in carico da parte del territorio, altro tasto dolente della sanità pubblica. “Se dovessi dare un voto al nostro Servizio Sanitario Nazionale, direi dieci e lode per l’emergenza e le acuzie, perché da questo punto di vista è tra i migliori in Europa.

Mentre per la gestione delle cronicità, il voto estremamente insufficiente è ancora inadeguato”, commenta il presidente di FederAnziani Roberto Messina. “Senza una vera presa in carico del malato da parte da parte dei medici di medicina generale – conclude – il Ssn si sgretolerà”.