Trapianto di fegato al Niguarda da donatore a cuore fermo. Primo caso in Italia

Intervento al Niguarda - Trapianto di fegato a cuore fermoTrapianto “record” e senza precedenti in Italia, effettuato all’Ospedale Niguarda di Milano, dove un uomo di 40 anni ha ricevuto un fegato “secondo una procedura mai utilizzata prima in Italia per questo organo”, si legge in una nota del nosocomio.

L’intervento è partito da “un donatore in arresto cardiaco”. Una possibilità sempre più concreta “su cui puntare” per “aumentare il numero delle donazioni” e abbattere i tempi d’attesa (in Italia per un fegato si aspetta mediamente 2 anni).

Il trapianto, afferma il Niguarda, è avvenuto il 3 settembre e ha coinvolto sinergicamente il Policlinico San Matteo di Pavia e il Centro Nazionale Trapianti. La procedura utilizzata è definita tecnicamente “trapianto da donatore a cuore non battente” e si differenzia dal protocollo tradizionale per il prelievo degli organi che normalmente avviene da un donatore in stato di morte cerebrale, ossia senza attività cerebrali ma a cuore battente.

“Si tratta – spiega l’ospedale milanese – di una “prima” che ha permesso l’utilizzo dell’organo anche dopo il prolungato periodo di assenza di attività cardiaca: 20 minuti, secondo la legge italiana (In Europa è di 5 minuti). Intervallo che avrebbe potuto esporre gli organi a danni irreversibili e compromettere il buon esito del trapianto”.

L’intervento effettuato sul quarantenne è caso di rilievo scientifico internazionale, spiegano i medici.  La perfusione e il prelievo degli organi sono avvenuti presso l’ospedale San Matteo di Pavia attraverso l’intervento della dottoressa Marinella Zanierato dell’equipe di Rianimazione 1 diretta dal professore Antonio Braschi. “E’ la prima volta che preleviamo un fegato a cuore non battente – spiega la dottoressa Zanierato –ma sicuramente ci è servita l’esperienza maturata in sette anni nel prelievo di reni con la stessa tecnica.”

Il fegato prelevato è stato, quindi, trasportato a Niguarda dove è stato trapiantato dall’équipe della Chirurgia Generale e dei Trapianti, diretta da Luciano De Carlis.

Il dottor De Carlis e il dottor Andrea De Gasperi (direttore dell’Anestesia) sottolineano che “Il fegato ha dimostrato un’ottima ripresa funzionale ed il paziente ricevente, sottoposto al trapianto per una grave malattia epatica terminale, è attualmente in buone condizioni generali”.

Dallo stesso donatore, oltre al fegato sono stati prelevati i 2 reni, trapiantati con successo rispettivamente a Pavia dal dottor Massimo Abelli e dalla dottoressa Elena Ticozzelli all’ospedale San Raffaele di Milano.

“Va sottolineato il perfetto coordinamento tra le equipe –spiega Giuseppe Genduso – Direttore Sanitario del Niguarda – la grande preparazione dell’equipe del S. Matteo e la disponibilità a trapiantare l’organo dell’equipe di Luciano De Carlis. Un complimento e un grazie a chirurghi, anestesisti, e infermieri della sala operatoria e delle unità di cura dedicate al trapianto di fegato del nostro Ospedale.”.

E conclude il direttore generale del San Matteo: Angelo Cordone: “Abbiamo potuto fare tutto ciò grazie all’utilizzo di tecniche d’avanguardia del San Matteo e grazie al gioco di squadra che vince sempre insieme all’esperienza e al numero di casi trattati. Inoltre, lavorare insieme a più strutture ospedaliere amplia la possibilità di avanzare sistematicamente salvando più persone”.