Previsione dei terremoti, dai satelliti un contributo importante

deformazioni del suolo IngvLa previsione dei terremoti “è un traguardo ancora lontano dall’essere raggiunto”, tuttavia – spiega l’Ingv – un importante contributo potrebbe arrivare dalle tecniche interferometriche satellitari, in grado di misurare le deformazioni della superficie terrestre e fornire informazioni utili sulla probabilità di accadimento di un evento sismico in una determinata zona.

A tale conclusione è giunta una ricerca, iniziata nel 2011 e durata circa 6 anni, condotta dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) in collaborazione con il Dipartimento di ingegneria civile e meccanica (Dicem) dell’università degli studi di Cassino e del Lazio meridionale e il Dipartimento di ingegneria civile, edile-architettura e ambientale (Diceaa) dell’università dell’Aquila.

Lo studio “New insights into earthquake precursors from Insar”, pubblicato su Scientific Reports del gruppo “Nature”, ha identificato e misurato una deformazione della superficie topografica (subsidenza) di circa 15 mm, all’interno di due bacini in prossimità dell’area epicentrale del terremoto dell’Aquila del 2009, iniziata circa tre anni prima dell’evento sismico e probabilmente legata alla fase preparatoria del terremoto.

“La deformazione osservata prima del terremoto”, spiega Marco Moro, ricercatore Ingv e primo autore del lavoro, “è stata indotta dal cedimento di alcuni livelli stratigrafici, causato dal progressivo abbassamento delle falde acquifere superficiali, determinato, a sua volta, dalla migrazione dei fluidi in profondità”.

deformazioni del suolo Ingv

DESCRIZIONE DELLE IMMAGINI
A.
Mappa delle accelerazioni al suolo ottenuta tramite il processamento dei dati RADARSAT-2. La mappa mostra i due settori interessati da valori negativi di accelerazione (in rosso), localizzato all’interno di due bacini riempiti da depositi quaternari.
B. Mappa di velocità post-sismica derivata da dati COSMO-SkyMed che mostra per gli stessi bacini un comportamento opposto (sollevamento, in blu) causato dal recupero elastico del cedimento.
C. Serie temporale della deformazione all’interno dei bacini, in rosso prima del terremoto (subsidenza) ed in blu successiva al terremoto (sollevamento e recupero della porzione elastica del cedimento).

E’ noto in letteratura che, prima di un evento sismico, le rocce presenti nel volume della zona ipocentrale (volume focale) sono soggette ad uno sforzo di taglio, con conseguente formazione di fratture.

“I vuoti delle fratture vengono riempiti di conseguenza dai fluidi circostanti che, in condizioni geologiche e idrogeologiche favorevoli, possono determinare una migrazione dei fluidi più superficiali. Per poter imputare il segnale misurato alla fase preparatoria del terremoto è stato necessario, quindi, escludere le ulteriori cause che avrebbero potuto influenzare lo spostamento della superficie topografica”, prosegue Moro.

previsone terremoti IngvLa ricerca ha richiesto un approccio multidisciplinare e l’uso esteso di tecniche interferometriche satellitari, applicate a immagini radar InSAR (Interferometric Synthetic Aperture Radar), atte a misurare le deformazioni della superficie terrestre (elaborate in collaborazione con Tre Altamira Srl. e-Geos e Gamma Remote Sensing Research and Consulting).

“Il segnale rilevato – aggiunge il ricercatore – è stato interpretato grazie alle conoscenze geologiche, idrogeologiche, geotecniche e sismologiche acquisite per l’area a seguito del terremoto aquilano”. “Da qui l’idea di applicare e verificare tale ricerca a forti terremoti già avvenuti in contesti tettonici e geologici diversi, per constatare se il fenomeno potrà essere osservato e misurato in maniera analoga. Solo così l’osservazione dell’andamento nel tempo delle deformazioni, in zone sismicamente attive, potrebbe in un prossimo futuro rappresentare un utile strumento di previsione di eventi sismici con successiva attivazione di interventi per la mitigazione del rischio sismico”.

I precedenti in Italia in tema di previsioni – Sulla previsione dei terremoti c’è dibattito crescente nel paese e nel mondo, sebbene la comunità scientifica internazionale, Ingv compresa, asseriscono non sia possibile al momento prevederli.

Il precursore italiano Gianpaolo Giuliani – In Italia il pioniere sulla previsione dei movimenti tellurici è Gianpaolo Giuliani, ex tecnico dell’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario che ha operato presso i laboratori nazionali del Gran Sasso e altrove, conosciuto per aver predetto il forte terremoto di L’Aquila nel 2009. Il sisma accadde davvero e colpì duramente il capoluogo abruzzese.

Giuliani arrivò a quella conclusione analizzando il radon, un gas che viene rilasciato dalla crosta terrestre e le sue variazioni sono captate da strumenti realizzati in proprio da Giuliani e installate nelle stazioni di Ripa Fagnano e Coppito, vicino L’Aquila. L’esperto oggi è ancor molto attivo (e seguito) e dirama quotidianamente i suoi comunicati sia sulla sua pagina Fb che attraverso il sito della Fondazione Permanente Giuliani.