Pantani nel Giro del ’99 dopato con l’inganno. Vallanzasca raccontò a mamma Tonina. Dietro “l’omicidio” la malavita

Il boss Renato Vallanzasca
Renato Vallanzasca

Se Marco Pantani è stato “suicidato” con una dose massiccia di droga non si può escludere che nel Giro del ’99 a Madonna di Campiglio gli sia stato reso lo stesso servizio.

L’omicidio del campione potrebbe essere maturato per contrasti nel mondo del doping e delle scommesse sportive gestite dal crimine organizzato. Già nella tappa a Trento il ciclista potrebbe essere stato dopato con l’inganno da chi aveva in mano il losco business delle scommesse sul Giro d’Italia.

Pantani avrebbe, prima di quella gara, assunto a sua insaputa, una miscela dopante manipolata ad arte da prezzolati criminali al fine di stopparlo ai controlli e fargli perdere gara (col ritiro obbligato), immagine e credibilità. Operazione a quanto pare riuscita perfettamente, con conseguenze nefaste per il campione che fu sbeffeggiato, denigrato e deriso dal mondo sportivo e non solo. Fatto a pezzi dalla gogna mediatica.

Tra le righe di una lettera che il boss della Comasina, Renato Vallanzasca, scrisse nel 2007 a Tonina Pantani, è riflesso l’epilogo cui sono giunti i Pm di Rimini grazie alla nuova tesi difensiva dell’avvocato Antonio De Rensis, alla perizia del professor Avato e alla tenacia della mamma di Pantani. In questa missiva il re del crimine parla di strani avvicinamenti in carcere a Opera dove “amici” gli avrebbero consigliato di scommettere sui due concorrenti diretti di Pantani, il campione imbattibile che vinceva tutto. Ma in Trentino quella volta era “destinato a perdere”, perché questo avevano deciso i Signori delle scommesse.

L’ombra della malavita in questi passaggi pare esserci tutta ed è pure abbastanza ingombrante. Dunque, prima della tappa a Madonna di Campiglio una squadra di malviventi ben organizzata avrebbe fatto assumere al Pirata una forte dose di sostanze dopanti per far sì che risultasse positivo al test antidoping per poi costringerlo alla squalifica. Non è la verità ufficiale ma è ciò che affiora ripercorrendo a ritroso le tappe inquinate di questa vicenda. Non torna nulla.

Dai dubbi sui test di laboratorio, ai flaconi alterati, alle piastrine prima nella norma e poi sballate. Tutti elementi che pian piano schiariscono il mosaico delle omissioni sul caso del ciclista. I pm di Rimini pare vogliano far piena luce soprattutto su quella dannata tappa per arrivare al giorno in cui il campione sarebbe stato ucciso. Perché è a Madonna di Campiglio l’inizio della fine…

I TEST E LE FREGATURE SUBITE DA PANTANI – Se Rimini è stata la fine, Madonna di Campiglio è stata l’inizio di tutto. Su quel test, non un controllo antidoping, ma a tutela della salute dell’atleta, a distanza di quasi 15 anni continuano i dubbi: il valore fuori norma dell’ematocrito (51,9) era il reale risultato oppure un fattore esterno (in buona o in malafede) lo ha modificato? Chi e perché aveva interesse a “fregare” Pantani? Sono domande senza risposta e, in mancanza di un testimone chiave dei fatti, i sospetti sono destinati a restare tali.

SI POTEVA ANNULLARE — Intanto quel test si poteva annullare con un semplice ricorso. Il motivo? I medici avevano violato il protocollo del Comitato Olimpico (che deve seguire anche l’Unione ciclistica internazionale): la provetta dove è stato riposto il sangue di Pantani è stata scelta a caso dal medico. Non si poteva e non si può fare: spetta all’atleta questo gesto perché il flaconcino deve essere al di sopra di ogni sospetto. L’ispettore di Campiglio, Coccioni, nel libro In nome di Marco, spiega: “Il test poteva essere cassato. Ma nessuno sollevò il problema…”.

PRIMA E DOPO — I dubbi vanno al di là dell’episodio e della frase sibillina detta dal medico a Pantani prima del controllo: “La vedi? È la tua provetta, non voglio contestazioni dopo”. La sera precedente il 5 giugno, come tutti i corridori di vertice, Pantani si misurò in hotel l’ematocrito. Aveva 48 e piastrine normali. Roberto Rempi, medico della sua squadra (la Mercatone Uno), ha confermato a Italia 1 questo fatto. Al mattino il riscontro dell’Uci è di 51,9 con piastrine sballate: il medico Rempi ha mostrato il grafico dei controlli effettuati a tutti i ciclisti, compreso Pantani, e soltanto le piastrine del Pirata presentavano un valore così anomalo e non giustificato dall’ematocrito. Marco squalificato torna a casa (“questa volta non mi rialzo”) e si ferma a Imola per un nuovo test: l’ematocrito è di nuovo a 48 con piastrine normali. Proprio questa altalena delle piastrine è giudicata anomala: il professor Tura, perito della Procura di Trento nel processo a carico del Pirata, lo fa notare. L’ipotesi è che la provetta sia stata riscaldata (in via accidentale o in maniera dolosa) per far salire l’ematocrito e stoppare la corsa di Pantani. È il tarlo che ossessiona sino alla fine il campione di Cesenatico.

“TROPPE PUNTATE” — A chi faceva comodo questo scenario? Il bandito Renato Vallanzasca ieri su Italia 1 è ritornato a rilanciare l’ipotesi della criminalità e le scommesse clandestine. Troppe puntate su Pantani, il banco rischiava di saltare. E così si sarebbe scelto di escluderlo in modo indolore. Vallanzasca non ha mai rivelato il nome del detenuto che gli spiegò l’inghippo. Forse dopo 15 anni potrebbe cambiare idea.

Fonte: Gazzetta dello Sport del 15 febbraio 2014

Firma dell’inviato Francesco Ceniti Un piano diabolico, una macchinazione raffinata che il crimine organizzato può condurre solo se ha dei complici ben piazzati nei centri che contano in quegli ambienti corrotti. “L’operazione Pantani” a Madonna di Campiglio ha generato guadagni stratosferici nel mondo delle scommesse.  Oltre al business, evidentemente, la malavita ha preteso che il ciclista finisse in Trentino la sua “ultima” corsa e, progressivamente, la sua carriera. Fino alla morte, avvenuta con una miscela più potente. Molto più potente di un’anabolizzante. Coca purissima. Una morte voluta probabilmente perché Pantani sapeva troppo…E così è stato. Poi è stata messa in piedi la scena del “suicidio per overdose”…

“Vedrai, Renato, il Pirata non vincerà”, diceva “l’amico” di Vallanzasca a Opera. Al controllo antidoping, infatti, nella corsa di Madonna di Campiglio il Pirata “beccato” e punito. Era forse l’unico modo per fermare il suo successo. Tutto pianificato alla perfezione da geni del crimine e che probabilmente potrebbero essere in relazione con quello che accadde quattro anni più tardi nel resort di Rimini: Il delitto.

Cosi come ipotizzano i magistrati di Rimini che hanno riaperto le indagini per omicidio. Marco sarebbe stato ucciso da una dose letale di acqua e cocaina purissima somministratagli con la forza da alcune persone al momento non identificate.

Già nel ’99 Vallanzasca nel suo libro autobiografico “Il Fiore del Male”, svelò i retroscena del mondo parallelo (criminale) del ciclismo in cui dedicò alcune pagine al Pirata romagnolo. Sette anni più tardi, nel 2007, Renato scrisse appunto la lettera alla madre di Marco, la quale qualche giorno prima dai microfoni della Rai aveva espresso la volontà di incontrarlo per capire di più sulla “strana morte” del figlio.

"Il Fiore del Male" di Renato Vallanzasca
“Il Fiore del Male” di Renato Vallanzasca

Il boss della Comasina pochi giorni prima che Pantani fosse fermato durante il Giro d’Italia del ’99 al controllo antidoping di Madonna di Campiglio, aveva appreso da conoscenti nel penitenziario che il Pirata non avrebbe indossato la maglia rosa, nonostante fosse più che favorito.

Nella lettera indirizzata a mamma Tonina, Renato ha un approccio confidenziale: “Diamoci del tu”… E racconta: “Premesso che non vorrei passare per colui che vuol svelare il mistero di Fatima, posso dirti quanto è a mia conoscenza e che dissi senza togliere o aggiungere una virgola, al Pm di Trento che venne a interrogarmi, come persona informata sui fatti, subito dopo che la Gazzetta dello Sport aveva riportato uno stralcio del libro che sarebbe uscito da lì a poco”.

Il boss entra nei dettagli anche se, spiega, “non sapevo e neppure ora so cosa sia successo di preciso”. Per Renato “quel che è certo è che 4/5 giorni prima che fermassero Marco a Madonna di Campiglio, mi avvicinò un amico, anche se forse lo dovrei definire solo un conoscente, che mi disse: “Renato, so che sei un bravo ragazzo e che sei in galera da un sacco di tempo… per questo mi sento di farti un favore” ero in vero un po’ sconcertato, ma lo lasciai parlare… “Hai qualche milione da buttare?… Se sì, puntalo sul vincitore del Giro… Non so chi vincerà… ma sicuramente non sarà Pantani”… Da un lato ero certo che nessuno avrebbe mai pensato di potermi fare uno spiacevole scherzo… ma dall’altro vedevo Marco che viaggiava troppo forte…”

LEGGI LA LETTERA INTEGRALE DI VALLANZASCA A MAMMA PANTANI

Buongiorno Carissima Signora Tonina.
Scusandomi per il “famigliare Tu” che vuole solo esprimere tutto l’Affetto e il Rispetto che porto a Te e a tutta la Tua Famiglia, immediatamente dopo aver ricevuto il massaggio inviato al sito, mi precipito a rispondere a Te e a Tuo nipote Thomas.

Lascio poi a Te la decisione se dare il via libera ad Antonella se mettere o meno in rete questa mia… Perché se da un lato, per la mia immagine, la cosa potrebbe tornare più che utile… dall’altro, capisco perfettamente che si tratta di un Dolore Talmente Grande e Personale che potresti desiderare di voler tenere tutto per Te! Decidi Tu!!!

Nel caso che Tu decidessi di non mandarla blog, come mi dovrei regolare con le domande che mi sono giunte (da Marco, la freccia, Gabriele Guerini, Bruno e…) sempre riguardo alla Tragica vicenda del Tuo Compianto Marco, che mi ha coinvolto a causa del passaggio ne Il fiore del male?… Ignorarle non mi pare corretto… ma altrettanto sarebbe se dicessi loro le stesse cose!… Fammi sapere… Grazie!

Premesso che non vorrei passare per colui che vuol svelare il mistero di Fatima, posso dirti quanto è a mia conoscenza e che dissi senza togliere o aggiungere una virgola, al PM di Trento che venne ad interrogarmi, come persona informata sui fatti, subito dopo che la Gazzetta dello Sport aveva riportato uno stralcio del libro che sarebbe uscito da lì a poco.

Non sapevo e neppure ora so cosa sia successo di preciso: quel che è certo che quattro o cinque giorni prima che fermassero Marco a Madonna di Campiglio, mi avvicinò un amico, anche se forse lo dovrei definire solo un conoscente, che mi disse:

“L’AMICO” IN CARCERE 

DIALOGHI E PENSIERI RACCONTATI DA VALLANZASCA A TONINA PANTANI.

AMICO VALLANZASCA: “Renato, so che sei un bravo ragazzo e che sei in galera da un sacco di tempo. Per questo mi sento di farti un favore”.

VALLANZASCA: Ero in vero un po’ sconcertato ma lo lasciai parlare…

AMICO VALLANZASCA: “Hai qualche milione da buttare? Se si, puntalo sul vincitore del Giro! Non so chi vincerà, ma sicuramente non sarà Pantani!” 

VALLANZASCA: Da un lato ero certo che nessuno avrebbe mai pensato di potermi fare uno spiacevole scherzo, ma dall’altro vedevo Marco che viaggiava troppo forte! Glielo feci presente dicendogli testualmente per non farlo arrivare a Milano in Rosa, gli possono solo sparare… e lui continuò dicendo:

AMICO VALLANZASCA: “Senti Renato, non so come, ma il giro non lo vincerà sicuramente lui!!!”

VALLANZASCA: Sapevo chi era e quali erano le sue frequentazioni a livello di scommesse clandestine e così la presi per buona, anche se non avrei comunque scommesso perché, non sono uno scommettitore, ma anche volendo, non avevo disponibile una cifra così consistente da cambiarmi la vita…

VALLANZASCA: Le due sole possibili alternative allo strapotere di Marco erano, seppur molto alla lontana, Gotti e Jalabert, (i due maggiori competitori, ndr) quindi, nella logica di quell’amico, avrei solo dovuto sceglierne uno… Se non ricordo male, Gotti era dato a 2 e 1/2 e Jalabert a 4 o poco meno! E quando gli risposi no grazie. Anche perché soldi da buttare non ne avevo!

Mi rispose che era talmente certo che la dritta fosse garantita che, se avessi voluto, i soldi della giocata me li avrebbe anticipati lui e che se per assurdo Pantani avesse vinto, saremmo stati pari. Era un suo modo per rassicurarmi. Ma se io gioco difficilmente con i miei soldi, figurarsi se potrei mai farlo con quelli degli altri: così dissi di no!
Nei due o tre giorni seguenti Marco aveva guadagnato ulteriormente sui due rivali… ed io, dopo ogni arrivo, dicevo all’amico:

VALLANZASCA: “Si può solo sparargli…” e lui che era il solo che capiva anche se lo dicevo in presenza d’altri, mi rispondeva:

AMICO VALLANZASCA: “Vedrai”, e comunque, più lui vince e più ci si avvicina a Milano, più le quote degli altri salgono.

VALLANZASCA: Personalmente sono convinto che neppure lui sapesse dove stava il trucco. Cioè se, per fare un esempio, lo avrebbero fatto cadere, o se… uno spettatore impazzito gli avrebbe dato una martellata. Ma era certo che Marco NON avrebbe vinto!
Il sabato, il giorno del blitz a Madonna di Campiglio, non erano ancora le otto e chiesi di andare in doccia, mi preparavo per il colloquio… il tempo che mi aprissero e una volta in corridoio, nel tragitto per arrivare alla sala docce, dovevo passare anche davanti alla cella di quell’amico che, vedendomi, ancor prima di salutarmi, mi disse:

AMICO VALLANZASCA: “Hai sentito la Tv?… C’è stato un blitz dell’antidoping al Giro… Hanno fermato Pantani… ripartiranno senza di lui!”

VALLANZASCA: Mi sono detto “ecco dove stava il trucco”! Ma per non far capire nulla a nessuno, fossero essi detenuti o guardie, dissi solo: “Mi dispiace, ma ora devo andare a prepararmi per il colloquio. Del resto, se per qualche conoscente a Napoli non era troppo difficile truccare qualche partita di calcio, figurarsi quanto poteva essere semplice impedire al più forte di vincere! E queste, credimi, non sono supposizioni!!!

Mia Cara Signora, io non posso dirti quello che non so, ma è certo che 4 o 5 giorni prima di Madonna di Campiglio sono stato consigliato vivamente di puntare contro il tuo Ragazzo perché, poteva vincere Gotti, o Jalabert… o, al limite, chiunque altro… ma Pantani non sarebbe arrivato a Milano in maglia rosa!!!

Questi sono i fatti che ho raccontato anche al giudice di Trento!… Mi spiace che la mia testimonianza non sia approdata a nulla!! Sia perché avrei tanto voluto salvare l’Onorabilità di un Grande Sportivo qual è stato Marco… ma ancor più perché mi sono convinto (ma questa sì, che è solo una… drammatica supposizione!…) che… quell’episodio ha sconvolto la vita del Tuo Marco al punto, a quanto pare, da… consegnarlo alla droga!

Mi rendo conto che questa mia, più che lenire il tuo dolore, finirà probabilmente per acuirlo, ma tu mi hai fatto una domanda e io non ho potuto far altro che rispondere, pur consapevole che poco o nulla avrei potuto aggiungere a ciò che ho scritto nel libro e detto al magistrato!

Avrei voluto fortissimamente dirti qualcosa per aiutarti almeno in parte a capire, anche a costo di farti contattare personalmente e non attraverso la rete!! Purtroppo non posso farti clamorose rivelazioni su quello che non conosco!!!

Ritienimi sempre a tua completa disposizione per qualunque cosa! E se un domani riuscissi a saperne di più, anche solo per dare a te personalmente le risposte a quel che ti angoscia, sarà mia premura riferirtelo, hai la mia parola!!!
Ti Saluto e Ti Abbraccio unitamente a Thomas e alla tua famiglia tutta.

Con Stima ed Amicizia…
Renato

“Nei due o tre giorni seguenti Marco aveva guadagnato ulteriormente sui due rivali (Gotti e Jalabert, ndr)… e io, dopo ogni arrivo, dicevo all’amico: “Si può solo sparargli… e lui che era il solo che capiva anche se lo dicevo in presenza d’altri, mi rispondeva… Vedrai… e comunque, più lui vince e più ci si avvicina a Milano… più le quote degli altri salgono… Personalmente sono convinto – aggiunge Vallanzasca – che neppure lui sapesse dove stava il trucco, cioè se, per fare un esempio, lo avrebbero fatto cadere o se uno spettatore impazzito gli avrebbe dato una martellata, ma era certo che Marco non avrebbe vinto!”.

Poco dopo – prosegue il “bello” – il tizio in carcere gli dà conferma di quanto gli aveva anticipato:  “Hai sentito la Tv?… C’è stato un blitz dell’antidoping al Giro… Hanno fermato Pantani… ripartiranno senza di lui!” Guarda caso! Ecco che il mosaico, sebbene sia ancora incompleto, contiene tanti di quegli indizi suffiecienti a far indagare in questa direzione. La chiave di volta sembra essere tutta in questa lettera e nelle conversazioni che Vallanzasca ha avuto nel carcere di Opera.

STRALCI DE I FIORI DEL MALE IN CUI IL BOSS RACCONTA DI PANTANI E DEL RAPIMENTO DI GULLIT E VAN BASTEN – Il bandito condannato a quattro ergastoli rivela in un libro di Carlo Bonini che gli organizzatori di scommesse clandestine erano sicuri che il Pirata sarebbe stato fermato al Giro Vallanzasca: “In carcere sapevano tutto, mi dissero di puntare milioni contro la sua vittoria”

Dietro lo stop di Marco Pantani al “Giro d’ Italia”, l’ombra delle scommesse clandestine. E ancora: nell’estate dell’87 era pronto un progetto di sequestro degli allora giocatori del Milan Marco van Basten e Ruud Gullit. A svelarlo, dal carcere di massima sicurezza di Novara, dove sta scontando una pena definitiva di quattro ergastoli, e’ l’ “ultimo re dei banditi” Renato Vallanzasca, nell’autobiografia, firmata con il giornalista del “Corriere della Sera” Carlo Bonini, “Il fiore del male. Bandito a Milano”.

Il libro, edito dalla “Marco Tropea” e in uscita il 16 novembre, rivela i molti retroscena della vita del bandito milanese che, per la prima volta, dopo 28 anni di carcere, ha accettato di raccontare i suoi segreti. Il nome di Vallanzasca e quello degli uomini della sua banda sono legati ad alcune delle pagine piu’ note e drammatiche della cronaca nera tra la meta’ degli anni ‘ 70 e i primi anni ’80.

Dal sequestro “rosa” di Emanuela Trapani al conflitto a fuoco di Piazza Vetra a Milano, al duplice omicidio di agenti della Polizia a Dalmine, a decine di rapine. Del libro, ecco in anteprima brani sui casi Pantani e Gullit – Van Basten. “Nel 1987 volevo rapire Gullit e Van Basten. Avrei chiesto a Berlusconi un riscatto pari alla cifra che era stata pagata dal Milan per acquistarli Li avrei aggrediti con un mitra mentre si allenavano a Milano 3”.

“Ero a messa. Mi si avvicina un ragazzo che conosco e mi fa: “Renato, posso parlarti un attimo da solo?”. Ci appartiamo. E lui: “Renato, sei un bravo ragazzo, che merita tutto il mio rispetto, non foss’ altro che per il mare di galera che ti sei sciroppato, quindi vorrei farti un regalo…”. Lo stavano portando in Cassazione, cosi’ gli dissi di tagliar corto.

E lui: “Okay, se hai qualche milioncino da impegnare giocalo sul Giro d’ Italia. Puntalo su Gotti, Jalabert o chi meglio credi. Non so con certezza chi vincera’ , ma certo non sara’ Pantani. Ho appena saputo che al Pelatino andra’ male. E tanto piu’ forte pedalera’ in questi giorni, tanto piu’ potrai prendere scommettendo su un altro. Io ho gia’ dato disposizioni di giocare dieci milioni. Cinque su Gotti e cinque su Jalabert”.

Non che la cosa mi convincesse fino in fondo, ma se avessi potuto, quel pomeriggio stesso, avrei detto a Giuliana (la moglie di Vallanzasca ndr) di puntare un bel po’ di soldi su Gotti, anche a costo di andarli a chiedere in prestito alla banca. La soffiata si rivelo’ lungimirante. Pantani venne fermato per doping. “In realta’ , prima ancora che per l’ematocrito fuori legge, sul Pelatino cadde un’altra tegola.

E proprio nello stesso pomeriggio in cui avevo parlato con quel tipo. In salita gli salto’ la catena. Mi dissi: eccola la magagna. Ma non era cosi’ : risali’ in sella e vinse a modo suo. Quel giorno e anche nelle due, tre tappe successive. Ormai il traguardo finale di Milano si avvicinava e io mi dicevo: per fargli perdere il giro possono solo sparargli.

Cominciai anche a dubitare seriamente della dritta. Pero’ , ritenevo assai improbabile che qualcuno potesse essersi permesso di darmi un suggerimento che avrebbe potuto costarmi un bel po’ di milioni. Poi, la bomba: Pantani positivo all’ antidoping” (…).

Nell’ estate dell’ 87, dopo essere evaso, Vallanzasca progetta un doppio sequestro: i neoacquisti del Milan Ruud Gullit e Marco Van Basten. “L’ idea di mettere Silvio Berlusconi nel mirino l’ avevo da tempo. Almeno dal ‘ 77 (…) Cosa avrebbe pagato per Gullit e Van Basten, i suoi tulipani all’ occhiello? Io, poi, non intendevo specularci sopra. Avrei chiesto un riscatto pari alla cifra che era stata pagata per acquistarli (…).

Insomma, quasi: Van Basten era stato preso per un tozzo di pane, quindi mi sarei visto costretto a fare una piccola rivalutazione di mercato (…) Certo, non avrei piu’ potuto mettere piede a San Siro. A meno di non decidere di fare il salto del fosso e vestirmi in nerazzurro. Ma proprio perche’ ero e sono milanista non sarebbe stato corretto sequestrare un campione dei cugini…”. Aveva studiato diverse possibilita’:

“Milanello, la sede degli allenamenti del Milan, era da scartare. Non perche’ presentasse soverchie difficolta’ logistiche, ma perche’ il ciocco sarebbe stato immediato (…). Avevo dunque pensato a Milano 3, dove i due avevano inizialmente trovato casa. Era il luogo ideale. Per tenersi in forma, andavano la mattina presto a fare footing. Avrei dovuto soltanto indossare una tuta da ginnastica e al posto del walkman… un mitra (…). Mi e’ capitato spesso di chiedermi se per una volta, da bandito – tifoso, sarei stato in grado di cambiare il corso del campionato (…). E altrettanto spesso di pensare quale tipo di reazione da parte del Paese, delle forze dell’ ordine, avrei dovuto fronteggiare. Avrei spaccato le tifoserie? Sarei stato dipinto come l’ uomo che rompeva il giocattolo?” (…).

Fonte: Corriere della Sera novembre 1999

Marco Pantani con mamma Tonina
Marco Pantani con mamma Tonina

“L’apertura di un blog da parte di Vallanzasca ha anticipato la volontà di un incontro con lui – spiegava la Fondazione Pantani – per conoscere meglio i particolari narrati nel libro, e la richiesta di maggior conoscenza fattagli pervenire attraverso il blog si è tradotta in una sua lettera di risposta da ritenersi importantissima per la gravità dei contenuti.

Non siamo noi a poter stabilire la credibilità delle sue affermazioni, ma la lettera aggiunge particolari e presenta più di un motivo affinchè un magistrato si muova ad indagare. La famiglia Pantani e la Fondazione lo chiedono, ma dalla lettura del testo c’è da credere che siano in tantissimi, potremmo dire milioni, a volerlo”.