Incontro con Mario Oliverio, il “Messia” Pd di San Giovanni in Fiore che vuole dare ancora “senza chiedere nulla”

Mario Oliverio visto da Grattachecca per secondopianonews.com
IL MESSIA DEL PD. Mario Oliverio visto da Grattachecca

Dopo qualche ora passata da Emiliano Mandarino, il «fascista», che spopola sui social, mi reco nella vicina San Giovanni in Fiore, a una sessantina di chilometri da Cosenza. Paese di antiche tradizioni, da 60 anni si racconta che San Giovanni sia feudo della famiglia di Gerardo Mario Oliverio, detto da queste parti “Palla Palla”, un nomignolo che si porta dietro fin da giovane, da quando ha iniziato a fare politica.

Oggi, Oliverio è uno dei papabili del Pd a guidare la coalizione di centrosinistra alla Regione Calabria. E’ uno potente e riverito. Ma anche detestato per il lungo impero in quel di San Giovanni in Fiore, interrotto negli ultimi anni da una cocente sconfitta al comune, strappato dalla destra insieme all’impegno di un folto nucleo di comunisti ed ex comunisti, oppositori di Gerardo Mario .

Ma il tentativo (costruito da anni di preparazione e studio) di scalare la regione (benché gli ultimi sondaggi non lo diano favorito alle primarie) sta facendo risalire la popolarità di Oliverio, in San Giovanni in Fiore e in tutta la fascia silana e presilana, dove regna da un quarantennio. Raccontano in paese che ogni mattina quando esce per recarsi a Cosenza, dove da 10 anni guida la Provincia, lo seguano 23 auto per accompagnarlo allo svincolo della Silana-Crotonese, l’arteria che collega il Tirreno allo Ionio. Nemmeno fosse la scorta del Presidente degli Stati Uniti d’America

Lo vado a trovare nella sua casa in periferia della grossa cittadina. Busso. Lui, come del resto tutti, chiede chi fossi e da dove venissi. «Chi bo’ chissà ca’» (che vuole questa qua), sento dire sull’uscio in stretto dialetto silano. E poi: «…E capitu, quindi nun bota in Calabria?». Arriva lui. Uomo tutto d’un pezzo, 61 anni, ha la pelata lucida lucida su cui ogni mattina ci si specchia il re Sole. Con la camicia a quadroni tipica del luogo e l’aria di un volpone attempato mi chiede che volessi da lui. Glielo dico. Si mostra perplesso: «Sai, questo è un periodo che parlo soltanto con giornalisti amici di cui posso fidarmi e con cui concordo ogni cosa. Sei mai stata nella mia segreteria?». Mai! «Strano, eppure mi sembra di conoscerti. Cosa voti? Conosci qualcuno in Calabria…?». Tutti uguali i politici….

Dopo un tira e molla alla fine la spunto dietro qualche “garanzia…”. Entro in casa e mi fa accomodare nel suo studio. Dicono che sia un pochino tirato, ma io con faccia tosta gli strappo un caffè doppio con poco zucchero. Non avete idea le smorfie! E’ come se gli avessi tirato una sacca di sangue… Accendo il registratore, prendo penna e taccuino e via. Si comincia.

Onorevole presidente, deputato, sindaco, consigliere regionale, assessore….Ma quante cose ha fatto Gerardo Mario Oliverio da San Giovanni in Fiore? E dopo tutte questi ruoli prestigiosi, vuole anche la presidenza della Regione Calabria…
Lui mi fissa e mi fa leggere il pensiero: “Questa comincia male, e finirà peggio con queste domande”. Risponde girando il suo testone verso la finestra: «Io non voglio nulla, io voglio solo dare. E poi, come si dice a Falerna: “Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto… chi ha dato, ha dato, ha dato… scurdámmoce ‘ o ppassato”»…
Dopo mezz’ora arriva finalmente il caffé. «E’ alla napoletana», assicura l’onorevole. Sembra acqua colorata senza sapore. Ma bevo lo stesso.

 Veramente…sarebbe Napoli!
«Napule è mille culure, Napule è ‘mmille paure. Napule è a voce de’ creature che saglie chianu chianu. E tu sai ca nun si ‘sule».

Ma lei conosce bene il napoletano!
«Veramente pensavo fosse di… Girifalco! Ma io non voglio niente, sia chiaro!».

Abbiamo capito, ma lei ha avuto tanto, qualcuno dice troppo e pure che lei sia sopravvalutato…E’ così?
«Io ora voglio dare, non voglio niente. Voglio solo dare alla mia gente».

Ma cosa vuole dare?
«La mia disponibilità».

A fare cosa?
«A fare il presidente della Regione. E’ il sogno della mia vita. Sono cinque anni che vivo solo per questo. E’ ho tenuto la provincia solo per questo. Quindi ora voglio dare».

Quindi lei torna a prendere?
«Non hai capito, io non voglio niente».

Ancora?! Intanto però lei prende un cumulo di pensioni. Non le bastano?
«Io non voglio niente, sono loro che mi danno! Loro che me le mandano».

Ma a lei, dopo circa 40 anni che ha preso e fatto di tutto non le è venuto mai in mente di far crescere una nuova classe dirigente? Perchè ad esempio non fa il “padre nobile” e si mette al servizio dei più giovani senza pretendere ancora incarichi su incarichi?
Lo sguardo è da lupo silano in attesa di saltare addosso alla preda…«Perché –  risponde -, Berlusconi la fa crescere una nuova classe dirigente? Io non voglio niente, io voglio solo dare. Se la gente mi dà la regione io la prendo, ma non ho chiesto niente».

Però dicono che intanto lei si è messo a resuscitare vecchi politici come Zavettieri, Sculco, (ma non sta con Scopelliti?), l’anziano Piero Amato da Catanzaro, Adamo e altri. Poi non hanno ragione che vi chiamano dinosauri?
«Sono loro che vengono a me. “Lasciate che anche loro vengano a me”, dice il Vangelo!»

Veramente il Vangelo si riferiva ai bambini, non ai dinosauri!
«E fate venire pure i bambini, i vecchi…. I giovani vecchi democratici ce li ho già».

Ma lei è stato assessore regionale per 10 anni, deputato per 20 anni. Per la verità, molti nel suo paese dicono che non se ne sono accorti. Poi è stato sindaco, e ancora 10 anni presidente della provincia….
«Ma io non avevo chiesto niente. E’ stata la Regione a venire a me, la Camera a venire a me, la Provincia a venire a me. Ed ora lasciate che sia di nuovo la Regione a venire a me. In verità e in verità ti dico, tutti verranno a me».

Come tutti? Pure Franco Laratta, il suo compaesano che la contesta?
«Ma lui è già con me! Finge di stare con Callipo perché gliel’ho detto io».

E il giovane Gianluca Callipo?
«In verità e in verità ti dico, prima che gallo canti, anche lui verrà a me».

Ma…allora lei è il Messia? Il Messia della Calabria. Fa già miracoli?
«In verità e in verità ti dico, prima che si voti, attraverserò lo Stretto di Messina».

Ma quello l’ha già fatto Grillo…
«Ma io lo farò .. a piedi, donna di poca fede!».

E poi cos’altro farà?
«Esaudirò i desideri di tutti, darò da bere agli assetati, da mangiare agli affamati, assistenza ai bisognosi, darò un lavoro ai disoccupati, una donna a tutti gli scapoli sfigati, una pensione a tutti! Ma io non voglio niente».

Cavolo. E i fondi?
«Moltiplicherò pane, vino e denari. E li dispenserò a tutti. Ma io non voglio niente».

Renzi non la ama. Dice che lei appartiene al trapassato remoto!».
«Prima che cali la luna, anche lui verrà a me! Uomini e donne di poca fede. Ma io non voglio niente, lo scriva lo scriva…».

Lo scrivo: lui non vuole niente. Lui deve solo dare.

Senta, onorevole presidente, ma questo casino dei sondaggi…
«Io non ho chiesto nulla. Sono stati altri a commissionarli. E’ evidente che solo il primo è valido. Quello fatto fare dal mio partito è stato alterato e manomesso».

Ma presidente! Come alterato e manomesso!
«Non è difficile, sai! Prendi delle percentuali e le sposti da una colonna a un’altra e il gioco è fatto. Invece quello fatto fare a mia insaputa risponde a verità. E la verità trionferà».

E come fa a sapere queste cose?
«No comment».

Guardi, io ho dato un’occhiata ai dati sulla disoccupazione nel suo paese. Percentuali negative spaventose. Lei prima diceva che se eletto darà un posto ai disoccupati. Ma cos’ha fatto per la sua città in questi decenni?
«Io ho dato tanto in cambio di nulla. Posso dirle che la disoccupazione e la disperazione l’ha generata la destra negli ultimi tre anni, interrompendo decenni di benessere e piena occupazione».

Suvvia, non le crederà nessuno.
«Quando la gente mi manderà alla Regione darò più posti a tutti e un conto corrente nella mia banca. Promesso».

Perché, ha una banca?
«No comment. Lei è troppo invadente. Le sue domande sono indiscrete».
Il presidente comincia a irritarsi. Ha gli occhioni quasi fuori dalle orbite.

E’ il mio lavoro fare domande. Cosa pensa del “fenomeno” Emiliano M…
«…Non mi parlare di quel Morrone, per carità! E’ una spina nel fianco. Ma anche lui verrà a me. Fidati».

Veramente dicevo Mandarino…
«In effetti con quella chioma somiglia a un “mandarino”. Sono sempre stato invidioso dei suoi capelli».

Non offenda, presidente. Dicevo Emiliano Mandarino, di Cosenza, l’uomo che sta spopolando sul web.
«Mai sentito. Poi io non frequento il web, ma solo i miei compaesani bisognosi a cui voglio dare molto».

Comunque, ho letto qualcosa di Emiliano Morrone. E’ un giornalista capace e molto intelligente.
«Mi prometti una cosa?».
Cosa?
«Ti faccio una confidenza che non devi scrivere. In verità ti dico che non amo le persone intelligenti. Pensano troppo e possono essere d’intralcio al proprio cammino. Mi fossi circondato di persone come lui non sarei stato 40 anni sulla cresta del…potere. Mi raccomando la promessa che sennò comincia ad attaccarmi e mi rovina le primarie».

Lasci perdere, presidente. Ascolti, questo è il paese dell’Abate Gioacchino da Fiore. Bell’Abbazia. Un grande teologo…Obama si è ispirato a lui per la prima campagna presidenziale…
«Sfondi una porta aperta cara mia. Io sono un suo seguace».

Di chi, di Obama?
«No, dell’Abate Gioacchino. Non amo gli uomini molto abbronzati».

Dai, presidente, questa l’aveva detta Berlusconi.
«E non aveva torto».

Come non aveva torto! E’ un po’ invidioso anche di Obama?
«Per abbronzarmi come lui devo stare sei mesi sotto il sole. Invidioso no, ma a maronnella mia poteva darmi capelli e pelle scura».

Lei è credente?
«Certo. Quando sono in campagna vado a tutte le messe. Il parroco mi fa anche dire l’omelia ai miei compaesani».

Questa è forte. Non ci credo!
«Se non ci credi vieni quando siamo in prossimità delle elezioni e potrai toccare con mano come San Tommaso».

Credevo fosse ateo?
«Ateo io. Ma quando mai».

Ha visto quel servizio delle Iene in cui i parlamentari non sapevano cosa fosse l’Isis?
«Ahaha ahaha ahaha ahaha. Che figura ha fatto quella donna calabrese di Forza Italia… aiutami a dire come si chiama…».

Che fa, finge di non conoscere Jole Santelli?
«Ah aha ahaha ahahah. S’è ‘mpapinata (si è incartata) alla grande. Ah aha ahaahaha…».

Beh, capita. Ma lei che ride, avrebbe saputo rispondere visto che ha fatto per vent’anni il deputato?
«…Ahh aha ahahah. La Santelli ha scambiato l’Istituto servizi internazionali socio-sanitari per un progetto contro il terrorismo islamico. Ahaha ahaha ahahah…».

Vabbè, lasci stare. La saluto e grazie per l’intervista. Grazie pure per il caffé.
«Grazie a te, signorina. Mi raccomando, quando è pronta l’intervista fammela vedere così la correggiamo e ti do’ il “visto si stampi”».

Si fa così da queste parti?
«Ci tengo. Sono rispettoso della libertà di stampa ma se do una sbirciatina prima io è meglio…»

Ok, ci conti allora.
«Vedo che capisci al volo…».

Andando verso la mia auto vedo scritto su un muretto “Amara terra mia! Come siamo messi male”. Oliverio me la fa notare: «E’ una scritta riferita a me. Sono i miei detrattori che scrivono queste cose. Ma anche loro verranno a me. Ricordalo! Scherzi a parte». Si, scherzi a parte…

(Intervista “non autorizzata”. Leggere le avvertenze d’uso nel foglio illustrativo)

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