Bersani, l'uomo che regalò l'Italia a Monti, si candida a guidarla sulle macerie del governo tecnico

Bersani il Re del PD, dice la foto

“Il coraggio dell’Italia è anche il tuo”. Bersani dixit alla vigilia delle Primarie del Pd. Con quale faccia, c’è da aggiungere. Con quale coraggio, appunto, si ripresenta per governare dopo che l’ex ministro alle “lenzuolate” del governo Prodi ha abdicato a governare andando ad elezioni anticipate.

Aveva la vittoria in mano, nei sondaggi 10 punti avanti sul Pdl lo scorso novembre, allorquando le “pressioni internazionali” ad orologeria e gli indici dello Spread schiacciarono Berlusconi costringendolo alle dimissioni. Perché non l’ha fatto? Non voleva assumersi responsabilità? Ebbene, chi non vuole assumersi responsabilità non può fare politica, men che meno fare il segretario di un grande partito come il Pd.

Oggi Bersani vuol ripresentarsi su quelle macerie lasciate dal governo Monti a raccogliere lacrime e qualche consenso che gli elettori sono disposti ancora a dare dopo le rapina tout court e gli sfregi sociali operati dal governo tecnico voluto, appoggiato e venerato anche da Bersani. Giorgio Napolitano, regista assoluto di questa spietata operazione probabilmente si pentirà.

Rapina e sfregi, intesi come i provvedimenti scellerati, cioè a fare molto male, attuati contro il Popolo Italiano lasciato orfano di rappresentanza politica e di prospettive future.  Popolo, cittadini, elettori che avevano espresso una volontà popolare precisa per essere governati dal leader e dalla coalizione apparsa più convincente e credibile nelle proposte nel 2008. Non è stato così, sia chiaro, ma era giusto tornare alle urne. Al diavolo lo Spread e le 1500 persone che governano ogni giorno i mercati finanziari influenzando i destini dei governi e di milioni di persone.

Era giusto che Bersani nelle consultazioni dicesse: “Andiamo a votare, se ci tocca faremo noi il lavoro impopolare”. Invece ha preferito “pettinare le bambole” e raccontare alla gente castronerie. Ma non è soltanto Pierluigi il protagonista da rottamare. Le promesse di Berlusconi sono state un abbaglio per milioni di italiani, è vero! Le ha spalmate in un un ventennio. Silvio si sentiva come il Duce, ma senza avere la statura del Duce. Si sentiva come Napoleone, ma senza avere l’intelligenza di Napoleone.

Esagerava e talvolta si sentiva come l’Onnipotente senza essere né Dio nè la controfigura. Poteva, nel senso che uno coi soldi compra tutto, ma se sei stupido e hai soldi, hai potere ma rimani sempre stupido. Era solo un imprenditore (ricco sfondato) prestato alla politica che riteneva che il successo ottenuto nel lavoro poteva averlo anche in politica. In parte c’è riuscito, ma con una macchina da guerra che ha “sostitutito” quella di Occhetto (con grande dispiacere di D’Alema) con cui si è voluto anche enfatizzare un falso storico, raccontare un’altra grande menzogna: sdoganare la Destra italiana.

La Destra italiana si è sdoganata da sola sulle macerie di Tangentopoli nel ’92/93. Prima di scendere in campo ufficialmente, Berlusconi alle elezioni per il sindaco di Roma si schierò con Fini contro Rutelli: “Se votassi a Roma voterei per Fini”, disse il capo del biscione. Il simbolo che accompagnò il presidente della Camera in quell’avventura era quella del Msi-Dn di cui era segretario. La Mussolini a Napoli uguale. Entrambi furono sconfitti, ma presero milioni di voti, oltre il 45 percento di preferenze. Una grande stagione. Poi venne Silvio e Fini fece An, formazione che era già in programma. E’ stato comunque un grave errore. Un grave errore pensare che il successo nel lavoro poteva e possa trasferirsi in politica. La presunzione di Silvio è stata anche questa. (Piccolo inciso: vedo nelle liste elettorali i cosiddetti professionisti, imprenditori di successo, la cosiddetta società civile.

Niente di più sbagliato. Se uno vuol fare politica la deve fare cosciente che questa è una missione ma deve avere fiuto, idee, lungimiranza. Non è sufficiente appartenere alle cricche o agli ordini professionali). In questi venti anni ci sono anche state delle parentesi di sinistra. Ciampi (’93/’94), Dini, D’alema, Prodi. Solo quest’ultimo eletto democraticamente. I precedenti tutti con colpi di spugna e ribaltoni. Nessuno di loro ha in ogni caso saputo dare risposte. Non rimarrà nessuna traccia di loro nei secoli.

Segno di una classe politica autoreferenziale, non da rottamare come dice il coraggioso Matteo Renzi, ma da cestinare come Fiorito cestinava le fatture del gruppo pidiellino. Per colpa di costoro e di Berlusconi, oggi siamo diventati come la Grecia, forse peggio, ma ci mancano gli scontri di piazza, ci manca la forza della rabbia e dell’orgoglio, come diceva Oriana. Rispetto ai nostri “fratelli” greci – ridotti in povertà e quasi in schiavitù dai poteri finanziari vicini a Monti, Passera & CO.-, che all’Occidente nei millenni hanno regalato la Storia, la Cultura, la Civiltà, il Mito, il Logos, noi abbiamo gli ammortizzatori familiari che sono i genitori, le pensioni dei nonni e delle nonne.

Resistiamo ma fino a quando, noi italiani? Siamo come la Spagna dilaniata dall’alta finanza; come la ricchissima Argentina piegata in ginocchio dalle lobby internazionali. Grazie al cielo per loro, a Buenos Aires hanno avuto il coraggio di cacciare fuori dagli affari interni del paese il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Oggi il popolo argentino respira libertà e un po’ di benessere. Tornando a Bersani e Berlusconi, immaginate cosa significhi per un quarantenne o cinquantenne italiano di oggi sapere che possono andare in pensione a 70 anni, che i loro contributi da precario valgono “zero”.

Questo Grazie al lavoro atipico e a progetto e similari della legge Biagi (il giuslavorista ucciso dalle Br) che ostinatamente il centrodestra berlusconiano ha introdotto nel sistema normativo perché serviva al Cavaliere di Arcore per un duplice motivo: uno, come (fallace) ritorsione contro il terrorismo; l’altro, il più importante sotto l’aspetto strategico elettorale, cercare di ottenere i milioni di posti di lavoro che costui aveva promesso durante le sue campagne elettorali. E per l’Istat, istituto carrozzone che rileva ciò che vuole il potere, dire che i posti di lavoro creati sono cresciuti di due milioni, senza però spiegare che questi erano lavori atipici, a chiamata, a progetto, cococo, ossia che non valgono un corno, era cosa facile e alquanto disonesta.

Con l’introduzione della Biagi questo è successo: milioni di precari senza futuro né speranza. Diceva Berlusconi: “Meglio un lavoro atipico che in nero”. In verità, siamo passati dal lavoro fisso a quello atipico senza diminuire quello in nero, anzi! Un fallimento devastante. Per le famiglie e per i giovani. Un fallimento ma non per quelle imprese che tifavano per questi provvedimenti. Norme che tuttavia non vietavano di delocalizzare, anche avendo finanziamenti pubblici.

E così grazie alla Biagi, le Pmi poterono assumere precari, licenziarli e andare a produrre in Cina. Berlusconi è riuscìto a precarizzare l’intero sistema produttivo italiano che intanto veniva schiacciato dai nuovi competitor dei paesi emergenti. Tutto questo coadiuvato da grandi scienziati giuslavoristi e con la complicità dei sindacati, la triplice e le altre sigle sempre inclini al potere. Il risultato di quelle politiche dissennate sono sotto gli occhi di tutti.

Milioni di precari grazie alla legge 30 (o legge Biagi), milioni di giovani che non sanno come crearsi un futuro e altrettante famiglie che non arrivano alla prima settimana del mese. Famiglie e imprese schiacciate da Equitalia, un istituto para militare che reprime i piccoli per far capire ai grandi evasori che loro fanno sul serio. Col risultato che i piccoli, cioè famiglie e imprese – più facile da perseguire -, sono stati distrutti e messi sul lastrico per qualche multa o qualche contributo, mentre quel 5 percento che evade il 95 percento del totale italiano, l’ha scampato e la fa franca in barba a ciò che ritengono Befera o Monti. Una vergogna nazionale.

Le politiche di austerità dei tecnici sono queste. Annientare l’economia reale per far contenti i banchieri e la Merkel. Ma ci sono movimenti di protesta che si stanno preparando per raccogliere i molti delusi nel paese. Uno di questi è il movimento 5 stelle di Grillo. I sondaggi ad oggi lo danno al 1o%, ma il dato è sottostimato, talmente è il vuoto che si trovano a riempire in questo paese malandato. Per fortuna, verrebbe da dire. Almeno c’è da confidare in forti reazioni contro questo andazzo che ha fatto sprofondare  l’Italia. Poi viene Bersani e ci parla di “coraggio”. Eccolo il coraggio! Lo vada a raccontare ai giovani. I codardi non possono fare politica! Se li conosci li eviti.