L'Italia non fa figli ma importa quelli altrui. Il valore di restituire il Dono della Vita nell'era dell'egoismo

signori anziani

Un paese che non fa figli muore. Per sopravvivere “importa” i figli altrui, che a loro volta si occupano dei nostri genitori o nonni troppo in là con l’età. Un tempo, quando nel primo e secondo dopoguerra non c’era da mangiare (nel senso stretto) e la crisi mordeva, i nostri avi proliferavano senza calcoli preventivi, senza pensare troppo al futuro della loro prole, alle loro aspettative. Li mettevano al mondo e basta, i figli! Che poi quei “figli” siamo noi.

Ed è grazie a loro che siamo quì oggi; grazie ai loro sforzi e sacrifici che siamo “spettatori” e “protagonisti” dell’universo. Osserviamo, interagiamo, scriviamo e ci confrontiamo. Viviamo il nostro tempo. I nostri avi ci hanno dato la possibilità di dare una “sbirciatina” sul mondo senza chiedere nulla in cambio. Al contrario dell’egoismo perverso – frutto di una certa cultura sessantottina – che “impedisce” di guardare al di là dell’ego e delle carriere personali.

Il mondo odierno, quello ipocrita che staziona nei cosiddetti paesi industrializzati, non è capace (o ignora) di recepire l’insegnamento dei nostri nonni o genitori che in condizioni veramente estreme dava “naturale” continuità alla cosiddetta “stirpe”: di figlio in figlio, di nipote in nipote…Quell’egoismo è l’equivalente delle bende con cui metaforicamente saremo condannati all’oblio, costretti al patibolo della nostra esistenza. Soli e desolati, accompagnati dal “boia” che, nel caso, è il cieco egoismo che vive dentro il nostro effimero.
La vita è un “Dono” e come tale va restituito!

bambiniAbbiamo il dovere di restiuirlo questo dono poiché è sacrosanto dare ai posteri la stessa nostra opportunità di affacciarsi al mondo, seppure per un “istante cosmico”. Percorrere il “sentiero unico” di quella “cultura” imperante nel mondo contemporaneo significa l’autodistruzione di quei popoli che si sono generati gioiosi per millenni. Se i nostri avi fossero cresciuti con questa mentalità relativista non staremmo quì a parlarne. Semplicemente perché non c’eravamo.

E, come oggi, sarebbe stato tardivo il rimpianto senile di chi avrebbe potuto essere “generoso” donando, ma ha deciso di “godersi” da solo tutto il “balconcino” sul mondo per poi lasciarlo vuoto e desolato.

Dovrebbe dunque prevalere la cultura del “diritto” alla vita e all’esistenza anche per chi “Essere” ancora non è, ma lo “è in potenza”, come scriveva Aristotele. E’ nostro “dovere” imperativo (eccetto per coloro che realmente non possono…) restituire il dono della vita. In questo Renzi, attraverso massicci incentivi alla natalità (non come i 5mila euro di prestito dalle banche che varò il governo Berlusconi), dovrebbe fare tantissimo per ringiovanire un paese troppo vecchio e senza bambini. Anche la Chiesa cattolica di Papa Francesco dovrebbe favorire questo processo in Italia. Non a parole o pregando, ma aprendo in concreto i caveau dello Ior per sostenere con denaro vero le famiglie e riempire la culla del cattolicesimo.

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