Danza e anoressia, Mary Garret ha vinto la sua battaglia

Mariafrancesca Garritano in arte Mary Garret.
VITTORIA MERITATA Mariafrancesca Garritano, in arte Mary Garret, è stata reintegrata dal teatro la Scala di Milano

La ballerina Mariafrancesca Garritano ha vinto la sua battaglia. La Corte di Appello di Milano ha disposto il suo reintegro alla Scala accogliendo il ricorso dell’avvocato calabrese Alessandro Russo. Mary Garret, questo il nome d’arte, era stata licenziata dal teatro scaligero nel febbraio 2012 in seguito ad una sua intervista rilasciata al settimanale inglese “The Observer”  in cui denunciò come nei corpi di ballo di tutto il mondo spesso si aggirasse lo spettro dell’anoressia.

Il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto ha reso omaggio alla ballerina insieme a Domenico Naccari, allora delegato del sindaco di Roma Capitale
Il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto ha reso omaggio alla ballerina insieme a Domenico Naccari, allora delegato del sindaco di Roma Capitale

La solista cosentina, aveva anche scritto il libro “La verità, vi prego, sulla danza!”, un pamphlet in cui la donna raccontava le sue sofferenze “dietro le quinte” di un mondo apparentemente normale, all’interno del quale, però, si celava l’incubo dei disturbi del comportamento alimentare. La Corte con questa decisione ha annullato la sentenza di primo grado che aveva giustificato il teatro, condannando di fatto l’artista a restare senza lavoro e a essere derisa in parte dai suoi colleghi. Però col tempo la Giustizia le ha dato ragione.

La Provincia di Catanzaro accoglie Mary Garret. La Garritano insieme a   Wanda Ferro e al giornalista Dino Granata
La Provincia di Catanzaro nel 2012 accolse Mary Garret. Nella foto la ballerina insieme a Wanda Ferro e al giornalista Dino Granata

In seguito al licenziamento vi era stato un gran polverone mediatico sollevato dalle dichiarazioni della ragazza sulla diffusione dei disturbi alimentari nel mondo della danza classica per i rigidi standard di magrezza a cui si richiede di adeguarsi. La ballerina raccontava che la “cultura della magrezza” portava le ragazze a “nutrirsi” anche con una mela al giorno pur di rispettare l’aspetto fisico richiesto dal management di accademie e corpi di ballo. Una “cultura”, questa, molto diffusa anche nel settore della moda.

Il parlamentare Giovanni Dima presentò una interrogazione a favore di Mary Garret
Il parlamentare Giovanni Dima presentò una interrogazione a favore di Mary Garret

Dopo l’ingiusto allontanamento dal teatro alla Scala, a sostegno della ballerina cosentina si sono subito schierate istituzioni, partiti politici, parlamentari e giornalisti. Il sindaco di Cosenza (sua città natale),  Mario Occhiuto, solidarizzò con lei rendendole omaggio in comune, mentre l’allora presidente della Provincia di Catanzaro Wanda Ferro, ricevendo la donna nel capoluogo calabrese, aveva espresso una netta condanna per l’operato del teatro milanese.

Mariafrancesca GarritanoSolidarietà alla ballerina era stata espressa più volte dal delegato del sindaco di Roma Capitale, Domenico Naccari che l’ha ricevuta in Campidoglio, e dal giornalista Dino Granata, che ha promosso gran parte delle iniziative in suo sostegno.

Non sono mancate le interpellanze parlamentari presentate dall’allora deputato cosentino Giovanni Dima, dai senatori Franco Bruno ed Emanuela Baio e dall’europarlamentare Mario Pirillo che ha interrogato sul caso il presidente della Commissione Ue, Jose Manuel Barroso.

Mary Garret Gazzetta del Sud PirilloLa Garritano non si è arresa ma, tenace, ha fatto ricorso contro il licenziamento della Scala e a distanza di anni ha vinto la sua battaglia. Con le sue dichiarazioni sui sacrifici alimentari imposti alle ballerine, Mary aveva sollevato un argomento scomodo e spinoso, di cui ancora si parla poco.

Ma lei, nonostante il torto subìto, col supporto di associazioni, ha girato l’Italia a tutte le latitudini per insegnare alle giovani leve il significato dell’anoressia e dei disturbi del comportamento alimentare. La Scala potrà far ricorso in Cassazione, ma per il momento dovrà rispettare la sentenza reintegrandola sul posto di lavoro.

 

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