Ecco perché Grillo ha già vinto con le «larghe intese» della protesta

Beppe Grillo leader del Movimento 5 Stelle
Beppe Grillo leader del Movimento 5 Stelle

Il leader del Movimento cinque stelle, Beppe Grillo, in questa campagna ha già vinto nel confronto elettorale. Ed uscirà domenica notte come unico ed autentico trionfatore di questa tornata, pure se dovesse confermare le percentuali delle politiche dello scorso anno, (gli umori di strada e sondaggi privati lo piazzano tuttavia ben oltre la soglia del 30 percento). I sintomi di una sua schiacciante vittoria si notano dal furore e dalla violenza verbale dei “leader” di partito contro quel «mostro» che nel 2013 ha guadagnato il podio di primo partito e molto probabilmente lo conquisterà alle Europee.

Grillo a costoro adesso fa davvero paura. Il «fiato sul collo», o meglio, come dicono i grillini quel «venticello che si sta trasformando in tornado», lo percepiscono bene e non da ora i vari Renzi (prima di lui Bersani) e Berlusconi e a seguire altri artefici che, come Pd e Forza Italia, hanno generato il “ciclone Grillo”. E non è appunto un caso se contro l’ex comico sia in atto un attacco concentrico senza precedenti da parte di chi ha guidato il Paese in modo irresponsabile, disintegrandolo e riducendolo in un cumulo di macerie da cui vorrebbero oggi, con faccia tosta, raccogliere i cocci da rammentare alla meno peggio e recuperare credibilità. Ma è troppo tardi. Non c’è più il collante popolare. La distanza tra politica e società civile in Italia nella Ue è ormai abissale, irriducibile.

L’area moderata e il ceto medio, un tempo elettorato di riferimento dei grandi partiti sono stati annientati e ridotti alla fame per la loro incapacità e inettitudine. Un enorme bacino gran parte del quale si è trasferito con l’arma del voto e col carico di disperazione da Grillo, che oggi è punto di riferimento di un elettorato arrabbiato e trasversale che ha realizzato in maniera sincronica le «larghe intese» di una straordinaria quanto storica protesta democratica.

E votano Grillo non perché il leader Cinquestelle abbia o meno in tasca la ricetta giusta per uscire dal pantano, ma per castigare e levarsi di mezzo i responsabili del disastro economico italiano che con le loro scelte dissennate han ridotto in povertà milioni di persone e bruciato il futuro di intere generazioni. Gli stessi che oggi vorrebbero recuperare terreno screditando e disprezzando la loro «creatura» senza  mai ammettere, però, l’errore storico di essere stati i «chimici» di laboratorio che sbagliando ricette ed esperimenti politici hanno prodotto questo risultato.

Va detto con onestà che Renzi c’entra poco. E’ difficile imputargli le stesse responsabilità che hanno suoi predecessori e non come Dini, Ciampi, D’Alema Prodi, Bersani, Berlusconi, Monti e, più di tutti, Napolitano, che dal 2006 con diabolica scientificità ha portato al naufragio la nave Italia, prestando come gli altri maggiore ascolto alle oligarchie finanziarie ed europee invece che essere servitore degli interessi della nazione sovrana per come recita la Costituzione.

Dai primi passi da presidente del Consiglio, Renzi ha mostrato un discreto “adattamento” al “politically correct” che per decenni ha rappresentato il modus operandi della classe politica italiana. Una politica  assai distante da quel “coraggio” che ha avuto sfidando e archiviando l’establishment del Pd. L’ex sindaco di Firenze è sì determinato, ma ha messo troppa carne sulla brace delle promesse che naturalmente nessuno spera carbonizzi come quella messa sul fuoco da Berlusconi. Restano “lettiane” e “montiane” le sue posizioni sul ruolo dell’Europa, timido sull’euro e sul ruolo della Bce; timidissimo sui quei trattati internazionali che hanno determinato, con l’avallo di quella classe dirigente poc’anzi citata, il declino generale dell’Italia e l’impoverimento degli italiani.

Ed è a causa di questa politica di totale asservimento a poteri estranei all’Italia – ad una politica mediocre che continua ad arroccarsi e a non rinunciare ai privilegi – che è cresciuta la sfiducia e insieme la rassegnazione. Il disagio socio-economico è palpabile in ogni famiglia, la gente è esasperata e non ce la fa più a sopportare le angherie di uno stato “sovrano”  suddito di entità esterne senza voti. Non c’è lavoro manco a pagarlo. Un tessuto produttivo schiacciato dalla concorrenza sleale dei cinesi (e altri) che in sordina stanno comprando il mondo. Il mattatoio fiscale di Equitalia che adotta sistemi dittatoriali contro la povera gente mentre si lascia sfuggire (volutamente?) i grandi evasori; parliamo di quel 20 percento che detiene  il 90 percento dell’evasione fiscale complessiva.

Insomma, prospettive zero. L’Italia è diventato nuovamente un paese di emigranti. Non fa figli ma intanto importa quelli degli altri. Ha fatto un salto indietro di 60anni con la differenza che nel dopoguerra c’era un piano Marshall per ricostruire l’Europa dopo il conflitto, adesso solo terra bruciata, debiti e disperazione.

Domenica sarà pure molto largo il bacino degli astensionisti, di quanti fisiologicamente protestano senza andare a votare. E dipenderà anche da questo dato il successo di Grillo e dei movimenti di protesta anti Ue. Un numero massiccio di “rassegnati” che si somma a quanti, trasversalmente, protestano attraverso l’unico «voto utile» che daranno a Grillo e d’intorni. Sono le «larghe intese» di una grande protesta di popolo.

A questo vastissimo bacino elettorale non importa chi andrà a Strasburgo a rappresentarli (i Cinquestelle potranno essere giovani e impreparati all’inizio, ma, va riconosciuto che non si vedono “giganti” altrove…), gli importa solo punire i responsabili dello sfascio italiano per poi ricostruire, con l’esempio, la passione politica e l’onestà, un nuovo paese e una nuova classe dirigente capace di proiettare l’Italia e l’Europa in una sfera a dimensione umana che ruoti attorno a un nuovo modello economico e di sviluppo che deve essere l’opposto da quello imposto dalle oligarchie europee.

L’élite di Bruxelles, cioè gli euroburocrati e i banchieri europei se ne facciano una ragione e prendano atto del loro colossale fallimento, altrimenti i milioni di cittadini di questa protesta trasversale che interessa l’Italia e tutti gli stati membri andranno a cacciarli con i forconi.
Non c’è alternativa. O si cambia o si cambia.

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