Corruzione, arrestato capo ispettorato del Lavoro di Napoli

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I carabinieri di Avellino hanno arrestato e posto ai domiciliari su ordine del gip, il capo dell’Ispettorato interregionale del Lavoro di Napoli, Renato Pingue, ritenuto responsabile di “corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio”, in concorso con l’Amministratore delegato di un’importante Società per Azioni irpina operante sul territorio nazionale.

Contestualmente, nei confronti di quest’ultimo imprenditore e del legale rappresentante di una Spa, che opera nel settore della fornitura di manodopera per servizi vari, è stato eseguito un provvedimento di sequestro preventivo per equivalente per l’importo di circa 2 milioni di euro.

Le attività investigative, sviluppate dai militari del Nucleo investigativo di Avellino sotto la direzione della Procura della Repubblica, hanno consentito di appurare che l’alto Dirigente dello Stato colpito dal provvedimento cautelare, all’epoca dei fatti anche Direttore provinciale del Lavoro facente funzioni dell’allora Direzione provinciale del Lavoro, avrebbe ottenuto l’assunzione di un figlio ingegnere presso la predetta Spa della provincia per compiere atti contrari ai propri doveri d’ufficio, nell’ambito di un procedimento ispettivo di competenza dell’ufficio da lui all’epoca diretto, relativo ad un appalto per la fornitura di servizi tra le due Spa colpite dal sequestro preventivo; la prima in qualità di committente e la seconda in qualità di appaltatrice.

Le due società erano state oggetto di verifica ed accertamento di irregolarità da parte degli ispettori del Lavoro, dipendenti dell’odierno arrestato, che in cambio dell’assunzione del figlio, nel corso del procedimento di accertamento avrebbe dato disposizioni affinché nelle comunicazioni ai lavoratori, che riuniti in cooperative svolgevano servizi in favore delle citate Spa, venissero omesse indispensabili informazioni, obbligatorie ai sensi della legge 276/2003, e che avrebbero consentito agli stessi di esercitare appieno i loro diritti di rivalersi per spettanze e contributi mai percepiti anche nei confronti delle due società in qualità di committente.

Il provvedimento di sequestro preventivo, ha interessato circa 30 conti correnti riconducibili alle due società, richiesto dalla locale Procura per garantire il congelamento dell’importo di circa due milioni di euro quale profitto derivante da condotte ritenute estorsive messe in atto dai due imprenditori in concorso. In particolare le indagini hanno permesso di evidenziare che i rappresentanti delle società interessate avrebbero a più riprese esercitato forti pressioni, minacciando finanche il licenziamento, nei confronti di numerosi lavorati per costringerli a firmare verbali di conciliazione a condizioni estremamente svantaggiose rispetto all’effettivo quantum dovuto approfittando della drammatica situazione occupazionale del territorio.