Carceri, il 50% dei detenuti ha disturbi mentali

Lo sostiene la Società italiana di medicina e sanità penitenziaria. II 25% della popolazione carceraria ha una dipendenza da sostanze

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In Italia il 50% delle persone detenute in carcere presenta una malattia o un disturbo mentale, e il 25% ha una dipendenza da sostanza psicoattiva. A fotografare il fenomeno sono gli esperti della Simspe, Società italiana di medicina e sanità penitenziaria, in occasione del XX Congresso nazionale “Agorà Penitenziaria” che si chiude oggi a Milano – in Auditorium Testori a Palazzo Lombardia – e che ha riunito 200 partecipanti da tutta la Penisola.

Un appuntamento organizzato in collaborazione con Regione Lombardia e Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali), presieduto da Roberto Ranieri, Coordinatore Sanità penitenziaria della Regione Lombardia.

«Dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari – osservano gli specialisti Simpse – il tema della malattia mentale in ambito detentivo è divenuto un elemento di cronaca, trasformando un problema oggettivo, che necessita di una profonda riflessione di natura giuridica e legislativa, ancor prima che sanitaria e organizzativa, in aspetto sensazionalistico».

Afferma il presidente Simspe, Luciano Lucania: «C’è tanto, troppo, disagio mentale dentro le mura. C’è l’uomo recluso, c’è la cognizione del reato, ci sono condizioni detentive troppo spesso ai limiti, ci sono tante espressioni rivendicative di istanze, anche legittime, non soddisfatte. Ma tutto ciò che non piace, dentro le mura viene medicalizzato. Quindi si chiedono i numeri, i dati. Ma continua a mancare un Osservatorio epidemiologico nazionale».