‘Ndrangheta, quattro arresti in Lombardia

Carlomagno Lancia Ypsilon Novembre 2020 PER RICEVERE GLI AGGIORNAMENTI E RESTARE INFORMATO SULLE NOTIZIE BASTA LASCIARE UN LIKE SULLA NUOVA PAGINA FB

La Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, ha dato esecuzione a quattro misure cautelari personali ed al sequestro di quote societarie per ipotesi di estorsione aggravata dal metodo mafioso ed usura. L´attività investigativa, coordinata a livello nazionale ed internazionale dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni è stata svolta dal Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni per la Lombardia.

Tra gli arrestati vi è un professionista nel settore dell’intermediazione finanziaria, che si appoggiava al principale indagato, soggetto già emerso in altre indagini della DDA di Milano ed espressione di una delle più note famiglie di ‘ndrangheta della Brianza, in quanto rispettivamente figlio e cugino di elementi di vertice della locale di Desio.

L´indagine ha consentito di far emergere un ulteriore e grave episodio di infiltrazione mafiosa nel contesto economico ed in particolare nel settore turistico – alberghiero; il dato, già riscontrato in altre attività investigative, è il tentativo da parte di famiglie mafiose di mettere le mani su realtà imprenditoriali in crisi, mediante iniezione di capitali “freschi” ed utilizzo, ove necessario, di metodi intimidatori per ottenere il controllo di attività economiche di rilievo. Ancora, dall’indagine è emerso il legame tra esponenti delle criminalità organizzata ed i professionisti; nel caso in esame era proprio il consulente finanziario che segnalava al soggetto calabrese le potenziali vittime e che pianificava unitamente a quest´ ultimo le operazioni finanziarie.

Proprio mediante la forza di intimidazione derivante dal collegamento con la `ndrangheta gli indagati sono riusciti ad assumere il controllo di un´importante realtà alberghiera in Liguria, le cui quote sono state oggetto di sequestro da parte del GIP di Milano con la stessa ordinanza che ha adottato le misure cautelari.

L´indagine prosegue una precedente attività investigativa, di ampio respiro internazionale, posta in essere dagli investigatori del Compartimento di Milano, cosiddetta operazione “Bruno”, conclusa nel 2018 con l’arresto tra Italia e Romania di 21 individui (e altri 14 indagati) per associazione a delinquere transnazionale, frode informatica e accesso abusivo a sistema informatico e riciclaggio di proventi di massive campagne di phishing, che lasciava intravedere un interesse della ndrangheta verso il cybercrime.

Anche questa indagine come già evidenziato nella “Operazione Bruno” ha messo in luce come la criminalità organizzata stia muovendo passi nel mondo della criminalità informatica e verso il cybercrime, riciclando poi i profitti mediante ordinarie metodologie tipiche mafiose. Il coordinamento internazionale posto in essere dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha permesso, attraverso l´indispensabile cooperazione di Europol, di interessare i collaterali Organi di polizia di Germania, Francia, Svizzera, Croazia e Slovenia per l´individuazione di beni frutto del riciclaggio.

Gip, boss ‘ndrangheta padroni hotel ligure
Alfonso Pio, 52 anni e figlio di Domenico Pio boss del clan della ‘ndrangheta di Desio (Monza) arrestato nella maxi inchiesta ‘Infinito’ del 2010, sarebbe diventato il “padrone” dell’Hotel del Golfo di Finale Ligure (Savona). E’ scritto nell’ordinanza, citata dall’Ansa, firmata dal gip di Milano Guido Salvini, con cui è stato arrestato assieme ad altri 3.

Pio avrebbe anche imposto che la sua compagna “soggiornasse gratuitamente in una suite a lei riservata”, anche quando l’albergo era chiuso. L’ indagine è stata condotta dalla polizia postale. A Pio viene contestata pure un’estorsione aggravata dal metodo mafioso perché, con un altro degli arrestati, Omar Petrocca, “con minacce” avrebbe costretto i soci della Confort Hotels & Resorts srl, “società proprietaria dell’Hotel del Golfo”, a consegnare allo stesso Petrocca “i certificati cartacei attestanti la titolarità delle quote della società”. E ciò per “ottenere il controllo di quest’ultima, senza dar seguito al contratto preliminare di vendita delle medesime quote già stipulato” con un altro socio.

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