Rivera torna alla carica contro vaccini e media: “In tv solo virologi del sistema”

Carlomagno Panda Ibrid Luglio 2021
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È stato uno dei calciatori più amati e certamente tra i più forti di sempre. E in tempi di Europei ci si aspetta che Gianni Rivera, 77 anni, faccia notizia per qualche commento sulla Nazionale. Invece no, fa notizia – e per fortuna! – per la sua opposizione a questo sistema di censura imposto in Italia, in cui è vietato esprimersi contro i vaccini e contro la gestione della campagna vaccinale.

Roberto Burioni gli aveva dato del “babbeo”. Ma Rivera non si scompone e risponde che lui al massimo conosce Buriani, suo ex compagno al Milan, per dire in sostanza: “Ma chi è costui?”. Dopo l’intervento a “Porta a Porta”, in cui ha espresso opinioni contrarie ai vaccini, è scoppiato un caso sulle sue affermazioni.

“Da giorni ormai non si parla d’altro, eppure io ero andato lì solo per parlare di Europei”, dichiara a Open l’ex campione azzurro. Nella puntata dello scorso 10 giugno Rivera, interpellato da Vespa sui vaccini anti-Covid, ha dichiarato che non ha intenzione di farseli somministrare. “Mi ha chiesto se mi sarei vaccinato – spiega – e ho risposto onestamente”. Con quale motivazione? “Ho sentito – dice l’ex pallone d’oro – molti virologi dire che non è il caso di vaccinarsi”.

L’ex campione assicura che secondo molti esperti sarebbe meglio puntare sulle cure domiciliari piuttosto che sulla vaccinazione. Quando Open gli chiede un nome, Rivera cita il dottor Sergio Brancatello, noto per alcune dichiarazioni contrarie ai vaccini. “Ovviamente mi auguro di non contrarre il Covid e ammalarmi – precisa l’ex calciatore -. Stiamo molto attenti, prendiamo le misure giuste, finora c’è andata bene”.

A proposito delle cure domiciliari, spiega che un gruppo di medici da mesi propone una “terapia” da fare a casa per i pazienti positivi al Sars-Cov-2. Eppure non esiste ancora un protocollo che permetta di curare la malattia a domicilio. Rivera poi continua il suo affondo evidenziando il problema dell’assenza di una pluralità di voci: “Ognuno deve avere le sue idee. Il problema è che virologi contrari alla visione comune non vengono invitati”.

La Scienza boccia i virologi italiani: “A gestire la crisi sono i più scarsi”
E in tema di autorevolezza dei cosiddetti “scienziati” onnipresenti in tv, i “nostri” non sembrano poi nemmeno così tanto esperti: a dirlo è il database di ricerca scientifica Scopus, citato da “Il Paragone”, sito del senatore Gianluigi Paragone, fondatore del movimento “Italexit” che si propone di portare l’Italia fuori dall’Unione europea e dall’Euro come ha fatto il Regno Unito con la Brexit.

Scopus ha valutato attraverso un punteggio denominato H-Index il prestigio e l’autorevolezza degli scienziati che hanno preso parte nel corso degli ultimi mesi all’attesissimo dibattito intorno al Covid-19. Un giudizio che complessivamente tiene conto di titoli di studio, pubblicazioni, numero di pubblicazioni ottenute. E che ha riservato qualche sorpresa non da poco: guarda caso, i virologi che più spesso si presentano davanti alle telecamere sul nostro piccolo schermo sono anche quelli con punteggio più basso.

Nell classifica tracciata da Scopus, i primi italiani sono Alberto Mantovani dell’Humanitas con 167 punti, Giuseppe Remuzzi dell’Istituto Mario Negri a quota 158, Luciano Gattinoni dell’Università di Gottingen a 84. Nomi che probabilmente sono sconosciuti ai più, visto che si tratta di personalità quasi mai presenti in tv e non coinvolti dal governo nel processo decisionale. A seguire l’oncologo dell’Istituto Pascale di Napoli Paolo Ascierto (63 punti) che con la sua equipe ha sperimentato il farmaco anti-artrite Tocilizumab ed è stato nominato coordinatore del gruppo di ricerca della Regione Campania.

Scorrendo ancora, ecco poi il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito (61), Giovanni Rezza (59) dell’Iss e Massimo Galli (51) del Sacco di Milano. Sfiorano la sufficienza Andrea Crisanti (49), virologo consulente della Regione Veneto, e Ilaria Capua (48) direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida. E gli altri? Al di sotto dello standard di sufficienza fissato a quota 50 punti si trovano Walter Ricciardi (39) che pure sarebbe consulente del ministero della Salute, Pier Luigi Lopalco (33), Roberto Burioni (26), Maria Rita Gismondo (22), Silvio Brusaferro (21) e Fabrizio Pregliasco (14). Tutti onnipresenti in televesioni. Eppure, a detta di Scopus, non certo così autorevoli.

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