Cento avvocati chiedono a Draghi di ritirare il Green pass: “E’ incostituzionale”

Per i legali la norma vìola i principi costituzionali quali la dignità del lavoro e dei lavoratori prevista dall’articolo 1 della Costituzione, i doveri di solidarietà politica sanciti dall’articolo 2; l’obbligo della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitino la libertà e l’uguaglianza tra i cittadini al quale fa riferimento l’articolo 3; il riconoscimento del diritto al lavoro sancito dall’articolo 4; la riserva di legge per i trattamenti sanitari obbligatori, "in ogni caso limitati dal divieto di violazione del rispetto della persona umana", prevista dall’articolo 32.


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Un centinaio di avvocati, tra cui un magistrato e alcuni cancellieri, chiedono al governo Draghi di ritirare il discriminatorio Green pass italiano poiché “è incostituzionale”.

I legali appartengono in larga parte al foro di Napoli e chiedono che sia ritirata la norma che dal 15 ottobre prossimo obbliga tutti i lavoratori, pubblici e privati, a possedere il Green pass, certificazione che può ottenersi o con la vaccinazione sperimentale o con il costoso tampone, pena la sospensione dal lavoro e dallo stipendio.

La materia – spiegano – deve essere “disciplinata con criteri che garantiscano la libertà individuale nella scelta terapeutica senza sacrificio dei diritti fondamentali oggi illegittimamente compressi e compromessi”.

“I firmatari del presente appello — è scritto nel documento — non possono esimersi dal denunciare la criticità del provvedimento. Esso, oltre a difettare dei requisiti di necessità ed urgenza, addirittura con una previsione differita, lede i diritti del singolo e della collettività, ponendosi in contrasto con principi costituzionali fondanti l’impianto normativo nazionale, letto anche alla luce delle norme sovranazionali recepite”.

La norma vìola i principi costituzionali quali la dignità del lavoro e dei lavoratori prevista dall’articolo 1 della Costituzione, i doveri di solidarietà politica sanciti dall’articolo 2; l’obbligo della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitino la libertà e l’uguaglianza tra i cittadini al quale fa riferimento l’articolo 3; il riconoscimento del diritto al lavoro sancito dall’articolo 4; la riserva di legge per i trattamenti sanitari obbligatori, “in ogni caso limitati dal divieto di violazione del rispetto della persona umana”, prevista dall’articolo 32.

Un sistema giuridico che si fondi su tali valori, sostengono gli artefici dell’appello citati dal Corriere del Mezzogiorno, “non può non espellere come corpo estraneo un provvedimento che, nei fatti, si pone in antitesi coi principi fondamentali richiamati e che ha lo scopo dichiarato di obbligare i cittadini e nello specifico i lavoratori a sottoporsi ad un trattamento sanitario, pena un danno economico o la perdita dello stipendio o del lavoro”.

Gli avvocati in rivolta contro il green pass fanno riferimento anche alle norme europee le quali, sostengono, sarebbero in stridente antitesi con l’obbligo di certificato verde per i lavoratori che Draghi e la composita maggioranza che lo sostiene hanno previsto a partire da metà ottobre. “Il regolamento Ue 953/2021 — ricordano citando l’articolo 36 — pone l’obbligo di non discriminare, tanto direttamente quanto indirettamente, chiunque abbia scelto di non vaccinarsi“.

Il decreto legge, in spregio di tale regolamento, “da un lato introduce un surrettizio obbligo vaccinale senza che una legge lo disponga, dall’altro individua due categorie di cittadini evidentemente con trattamento disuguale”.

“Esso – proseguono – incide sull’economia dei singoli e delle famiglie creando un doppio binario in termini di libertà della scelta terapeutica. Potranno continuare a scegliere di non vaccinarsi solo coloro i quali potranno permetterselo perché in condizione economica vantaggiosa. Il concetto di libertà non può essere declinato in termini economici. La libertà è o non è. Non si compra con una reviviscenza di antichi istituti romanistici nei quali lo schiavo poteva acquistare la propria emancipazione”. Aggrava i timori di chi ha firmato l’appello la circostanza che il decreto legge pone in capo ai datori di lavoro “poteri enormi di controllo e ricatto non previsti da alcuna fonte normativa e da alcun contratto collettivo nazionale. Ciò si aggiunge all’abominio del mancato ristoro da parte dell’Inps della malattia allorquando sia causata dal Covid”.

Questo gruppo di legali si aggiunge al nutrito gruppo di colleghi che già da un anno e mezzo sono alle prese con ricorsi per far sospendere i provvedimenti liberticidi varati sia da Conte e poi da Draghi, provvedimenti che secondo molti giuristi ledono i diritti e le libertà individuali sanciti dalla Carta. Tra questi ci sono l’associazione “Mille avvocati per la Costituzione” e altre toghe, tra le quali quella dell’avvocato Mauro Sandri, che rispetto alla posizione espressa contro il green pass italiano sottolinea che “va prima demolita la normativa Ue che dà origine a quello italiano”.

Per l’avvocato Sandri – che sta presentando un ricorso alla Corte di giustizia Ue -, sarà pure importante l’articolo 36 che recita appunto che non bisogna discriminare chi ha scelto di non vaccinarsi, ma lo è ancor di più l’assunto del provvedimento approvato dal parlamento europeo il quale al punto 7 dice che “sembra che i vaccinati contagino meno dei non vaccinati”. Testualmente il regolamento riporta questa frase: “In base alle evidenze mediche attuali e tuttora in evoluzione, le persone vaccinate o che hanno avuto di recente un risultato negativo a un test per la COVID-19 e le persone che sono guarite dalla COVID-19 nei sei mesi precedenti sembrano comportare un rischio ridotto di contagiare altre persone con il SARS-CoV-2 […]”.

Un passaggio normativo che vacilla davanti ai dati provenienti da diversi paesi e alle evidenze scientifiche, nonché alle dichiarazioni di importanti esperti, Fauci in testa, che ha affermato come “un vaccinato può contagiarsi e contagiare gli altri; un vaccinato che contrae il virus o la variante delta, ha la stessa carica virale di un non vaccinato”, ha detto l’esperto della Casa Bianca.

Ma è su quel “sembra” che l’avvocato Sandri si sta concentrando insieme al suo pool di legali. In effetti tutto l’impianto normativo si regge non su certezze o evidenze scientifiche che il regolamento Ue le ritiene “tuttora in evoluzione”, ma su un presupposto meramente probabilistico e fumoso. Per il legale la stortura risiede in quel regolamento Ue (la causa), annullato il quale (per effetto) cade anche quello italiano che riprende in premessa quello varato dal parlamento europeo.


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