‘Ndrangheta, tre misure cautelari e maxi sequestro a prestanomi clan

Carlomagno Lancia Ypsilon Novembre 2020 PER RICEVERE GLI AGGIORNAMENTI E RESTARE INFORMATO SULLE NOTIZIE BASTA LASCIARE UN LIKE SULLA NUOVA PAGINA FB

Tre misure cautelari e un sequestro di beni per un valore stimato in 10 milioni di euro sono state eseguiti da militari del comando provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria, nei confronti di Francesco Tassone e Giuseppina Rugnetta, entrambi di Cinquefrondi, nonché di Maria Assunta De Maria di Giffone (Reggio Calabria), parenti ritenuti prestanomi del defunto Salvatore Domenico Tassone, classse ’48, imprenditore di Giffone, considerato esponente della cosca di ‘ndrangheta “Longo – Versace” di Polistena e figura rappresentativa di diverse cosche della “Piana” e della zona jonica della provincia di Reggio Calabria. L’operazione di stamane è stata denominata Artemide.

In particolare, Francesco Tassone, (figlio di Salvatore), è destinatario del “divieto di dimora nella provincia di Reggio Calabria”, mentre Rugnetta (consorte di Francesco) e De Maria (moglie del defunto imprenditore) dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’accusa, a vario titolo, è di concorso nel reato di intestazione fittizia di beni al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali.

Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Palmi, su richiesta della locale Procura, costituisce l’epilogo delle attività investigative, condotte dal Gico del Nucleo di Polizia Tributaria di Reggio Calabria, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Palmi, nei confronti dell’imprenditore defunto.

Salvatore Domenico Tassone, già condannato – in primo grado (il procedimento è pendente innanzi alla Corte di Appello di Reggio Calabria) – nel 2009 per i delitti di associazione di stampo mafioso e omicidio dal Tribunale di Reggio Calabria nell’ambito della cosiddetta operazione Arca), è stato sorvegliato speciale di pubblica sicurezza – in ordine alla sua pericolosità sociale qualificata – e destinatario della misura di prevenzione reale della confisca sul patrimonio aziendale di diverse società operanti nel settore edilizio nella formale disponibilità di terzi, ma allo stesso intestate o riconducibili.

Le odierne indagini, svolte anche attraverso intercettazioni telefoniche e avvalorate da accertamenti patrimoniali e dall’acquisizione ed analisi di copiosa documentazione, hanno consentito di acclarare condotte illecite – integranti l’ipotesi di reato di trasferimento fraudolento di valori – funzionali ad eludere l’applicazione di nuove misure cautelari/ablative in capo a Salvatore Domenico Tassone ritenuto essere il dominus di attività imprenditoriali e beni immobili, direttamente e immediatamente nella disponibilità del medesimo ma fittiziamente intestati a parenti/affini – meri prestanome – quali la coniuge Maria Assunta De Maria classe ‘52, il figlio Francesco Tassone classe ‘71, la nuora Giuseppina Rugnetta classe ’79 (coniuge di Francesco Tassone, legata da vincoli di affinità con il defunto Domenico Alvaro, classe ’24, alias “Micu”, capo dell’omonima cosca di Sinopoli), con il concorso di Vittorino Pelli cl. ‘66 e Paolo Vittorino Vilardi classe ’50, entrambi di Reggio Calabria.

Secondo le indagini, è emerso che Salvatore Domenico Tassone, insensibile ai plurimi provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria nei suoi confronti ha gestito di fatto l’impresa agricola individuale formalmente intestata alla nuora Giuseppina Rugnetta; ha concordato la compravendita occulta di numerosi ed estesi terreni attraverso la stipula di un simulato contratto di affitto di fondo rustico con i suddetti Paolo Vittorino Vilardi e Vittorino Pelli, i quali acconsentivano ad apparire formalmente proprietari dei citati terreni in realtà venduti a Tassone.

Nel dettaglio, è emerso che la ditta individuale di “Giuseppina Rugnetta” di San Procopio (Rc) risultava essere lo schermo giuridico dietro il quale Salvatore Domenico Tassone continuava a svolgere le sue attività imprenditoriali.

Infatti, l’impresa era nella diretta e immediata disponibilità di Salvatore Domenico Tassone che impartiva ordini e direttive ai lavoratori (pur non rivestendo – da un punto di vista formale – il ruolo di datore di lavoro), contrattava con i clienti la vendita di legname e si preoccupava della manutenzione dei mezzi.

La predetta impresa agricola intestata a Giuseppina Rugnetta, creata nel 2000, veniva trasformata, nell’aprile del 2014, in piccola impresa commerciale, con ampliamento sostanziale dell’oggetto che si dimostrava funzionale a consentire la successiva attribuzione di beni (di rilevante valore) che, altrimenti, l’impresa agricola non avrebbe potuto giustificare. Tali beni, attraverso un comodato d’uso gratuito, venivano fittiziamente ceduti all’impresa individuale affinché il Salvatore Domenico Tassone, ritenuto reale dominus dell’impresa, potesse legittimamente disporne.

Le attività di indagine hanno poi consentito di appurare la permanente intestazione fittizia di un notevole numero di particelle di terreni a Vittorino Pelli e Paolo Vittorino Vilardi consentendo così a Salvatore Domenico Tassone, mediante la stipula di un fittizio contratto di affitto agrario dissimulante una già realizzata compravendita, di disporre giuridicamente e di fatto dei predetti terreni senza il rischio di incorrere in provvedimenti ablativi dell’autorità giudiziaria.

In particolare, è emerso che Salvatore Domenico Tassone aveva acquistato dai citati Vittorino Pelli e Paolo Vittorio Vilardi diversi terreni siti nel Comune di Cinquefrondi; la sottoposizione alla misura di prevenzione e i plurimi sequestri di beni subiti negli anni precedenti inducevano Tassone a mantenere celata la proprietà degli stessi al fine di scongiurare un nuovo provvedimento ablativo.

Al riguardo, l’attività di acquisizione documentale e di intercettazione telefonica ha acclarato che l’operazione negoziale compiuta è stata la seguente: Vittorino Pelli e Paolo Vittorio Vilardi hanno venduto a Salvatore Domenico Tassone circa 371 ettari di terreni siti in Cinquefrondi in forza di un contratto di compravendita dissimulato; contestualmente gli stessi hanno stipulato un simulato contratto di affitto di fondo rustico con Salvatore Domenico Tassone, Francesco Tassone e Maria Assunta De Maria per munire questi ultimi (e, in realtà, il primo) di un titolo giuridico per sfruttare i predetti terreni senza risultarne tuttavia proprietari, sfuggendo quindi alle maglie delle misure di prevenzione.

Quanto alla posizione di Vittorino Pelli, basti considerare che, dalle plurime conversazioni intercettate, si coglie chiaramente che la controparte di Tassone nella compravendita dei terreni siti in Cinquefrondi era proprio Pelli. La determinazione ad assecondare i fini illeciti del Tassone ha trovato il suo fondamento nel bisogno di liquidità più volte manifestato dal Pelli nel corso delle conversazioni con il Tassone (il Pelli era infatti debitore di circa 23.000 euro nei confronti di un ex dipendente). Motivazione che lo determinava a dissimulare la vendita dei terreni in favore del Tassone ed a prestare il proprio nome per la stipula di un fittizio contratto di affitto che permettesse alla controparte di realizzare i fini illeciti perseguiti (cioè scongiurare la ablazione dei terreni da parte della Autorità Giudiziaria).

Alla luce di tali risultanze, con l’odierno provvedimento, il Gip del Tribunale di Palmi, su richiesta della citata Procura della Repubblica, valutate le esigenze cautelari in ordine alla propensione a delinquere degli indagati, ha disposto l’esecuzione delle seguenti misure cautelari personali:
1) divieto di dimora nella Provincia di Reggio Calabria, nei confronti di Francesco Tassone;
2) obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, nei confronti di Maria Assunta De Maria e Giuseppina Rugnetta;
b. il sequestro preventivo del seguente patrimonio stimato in circa 10 milioni di Euro, costituito da:
1) n. 53 terreni agricoli insistenti in Cinquefrondi (RC), con un’estensione complessiva pari a circa 371 ettari;
2) impresa agricola individuale “Rugnetta Giuseppina”, con sede in San Procopio, esercente l’attività di “Commercio all’ingrosso di legname, utilizzo di aree forestali, colture olivicole, costruzione di edifici”.

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