Dalla Libia all’Italia minacciate coi riti “vodoo” e fatte prostituire

Carlomagno Jeep agosto 18

operazione Locomotiva I Carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme hanno dato esecuzione nel territorio lametino, Rosarno e Livorno, ad un provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro nei confronti di sette persone, di cui un italiano e sei nigeriani, indagati a vario titolo per associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, acquisto e alienazione di schiavi, immigrazione clandestina, riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione con l’aggravante della transnazionalità. L’operazione è stata denominata “Locomotiva”.

Le indagini, iniziate nel gennaio 2017 a seguito della denuncia di una delle vittime, dirette dal sostituto procuratore Debora Rizza, dal procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e dal procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, hanno permesso di individuare un sodalizio criminale, operante nel territorio italiano e con ramificazioni in Nigeria e Libia.

Nello specifico, i vertici dell’organizzazione “reclutavano” giovani donne africane adescandole con la promessa di un lavoro in Italia. Le stesse venivano sottoposte a rituali di magia nera “vodoo/juju”, al fine di vincolarle al pagamento del debito contratto per effettuare il viaggio verso la penisola italiana, ammontante a circa 30.000 euro.

Rompere il giuramento, nella loro cultura, avrebbe portato disonore e gravi conseguenze anche nei confronti dei familiari. Da quel momento iniziava per loro un lungo e terrificante viaggio, durante il quale, attraverso il deserto del Niger, venivano trasferite in Libia, dove attendevano, fra violenze e abusi inauditi, di essere imbarcate per l’Italia. Nei frequenti casi in cui le donne, durante queste attese, venivano catturate e trattenute presso campi di prigionia, il gruppo criminale, grazie ai suoi ramificati contatti con soggetti chiamati “connection men”, riusciva a corrompere le guardie libiche e, previo pagamento di 5000 dinar, a farle liberare.

Giunte finalmente sulle nostre coste, ad attenderle non vi era, però, la vita promessa. Rintracciate presso i centri di accoglienza, venivano trasferite in varie località e lì costrette alla prostituzione senza possibilità di ribellione, pena minacce e violenze. L’unica priorità per le loro madam era che pagassero il debito contratto, tanto da costringerle ad abortire in casa e da privarle del cibo e dell’acqua se non avessero guadagnato abbastanza durante il giorno.

Parte dei guadagni dell’attività di meretricio, inoltre, venivano investiti in una “contribution”, una cassa comune messa a disposizione delle madam per l’acquisto di nuove donne. L’attività ha così permesso di identificare i soggetti facenti parte dell’associazione e di disarticolare parte di una complessa organizzazione operativa fra Nigeria, Libia e Italia.

Nello specifico sono stati identificati e tratti in arresto:

1. AIYAMEKHE Ifueko: madam sul territorio di Lamezia Terme Sant’Eufemia;
2. OMOREGIE Osagie: compagno di Ifueko, intratteneva i contatti con Nigeria e Libia provvedendo al procacciamento delle donne e all’organizzazionedi tutte le fasi della tratta;
3. JAMES EKUAZE Silvia:madam sul territorio di Lamezia Terme Sant’Eufemia;
4. ENOMA Joy:madam sul territorio di Amantea (fermata nella città di Livorno);
5. IDAHOSA Gift:madam sul territorio di Rosarno;
6. HUMPHREY Angel: madam sul territorio di Lamezia Terme Sambiase;
7. CRISERÀ Vincenzo: fiancheggiatore.
Nei confronti dei suddetti soggetti è stato eseguito altresì un decreto di sequestro preventivo inerente conti correnti e altre utilità economiche.