Scacco agli interessi del clan Farao-Marincola

Carlomagno campagna Giulietta Aprile 2018

Catturato a Bari l'afghano Nasiri Hakim, sospetto jihadistaSecondo la Dda di Catanzaro, che stamane con l’operazione Stige ha azzerato il clan Farao-Marincola, la locale di Cirò poteva contare su proprie promanazioni nelle regioni del Nord Italia e della Germania, dove venivano gestite attività commerciali e imprenditoriali, frutto di riciclaggio e reimpiego dei capitali illecitamente accumulati.

L’assetto del sodalizio era espressione delle direttive impartite da Giuseppe Farao, 70enne ritenuto a capo del clan di Cirò ed era chiaramente orientato a privilegiare lo sviluppo imprenditoriale della cosca, affidato ai propri figli e nipoti e sviluppato attraverso il reperimento di nuovi e sempre più remunerativi canali di investimento economico, limitando al massimo il ricorso ad azioni violente ed evitando gli scontri interni ritenuti pregiudizievoli per la conduzione degli “affari”. il controllo mafioso del territorio era stato invece demandato ad una serie di “reggenti”, fedelissimi del capo cosca.

Le indagini hanno consentito poi di ricostruire la ramificata rete di imprenditori compiacenti e collusi che, sulla base di un rapporto perfettamente “sinallagmatico” (in accordo, ndr), ottenevano rapidi pagamenti dalle pubblica amministrazione, recuperi crediti, lavori e commesse, pubbliche e private, riconoscendo di contro al sodalizio, i più diversificati favori, dalle assunzioni, ai finanziamenti, all’elargizione di somme di denaro, contribuendo efficacemente e consapevolmente all’accrescimento del potere mafioso sul territorio. Fondamentale è stata anche la collaborazione con le autorità tedesche (L.K.A e B.K.A) nel ricostruire gli affari illeciti gestiti dalla cosca in Germania.

In tale quadro è stato documentato il controllo da parte del sodalizio della produzione e distribuzione dei prodotti da forno (pane e affini), per cui i commercianti al dettaglio cirotani venivano costretti ad acquistare solo il pane prodotto dal forno di uno dei sodali e, nel contempo, gli altri concorrenti, mediante minacce, venivano allontanati dal territorio. Con identico modus operandi, il sodalizio si era infiltrato anche nella gestione di servizi funebri mediante la creazione di un’agenzia ad hoc.

Il clan aveva nelle mani anche il commercio dei prodotti vinicoli sia in italia che in Germania. Nello specifico è stata accertata l’operatività in Germania di un’articolazione della locale (nel land del Baden Wurttemberg e nel land dell’Assia), che sistematicamente riusciva ad esercitare pressioni, specie sui ristoratori calabresi presenti in territorio tedesco, al fine di indurli ad acquistare i prodotti vinicoli di imprese controllate dal sodalizio (così come di altri prodotti alimentari riconducibili ad attività commerciali/imprenditoriali infiltrate dalla cosca), agendo dietro la copertura di un’associazione di ristoratori italiani.

Accertati anche interessi nella raccolta e riciclo di materie plastiche e della carta, nonché della raccolta dei Rifiuti solidi ubani anche grazie a una serie di complicità di pubblici amministratori. Non mancano i servizi (rimessaggio, lavaggio, attracco e riparazione delle barche) e degli spazi portuali di Cirò e Cariati, nonché dell’offerta di pescato proveniente dalla flotta peschereccia stanziale nei citati porti; nonché del servizio di lavanderie industriali in favore delle strutture alberghiere e dei ristoranti della zona.