Troupe di La7 aggredita da migrante nella tendopoli

Carlomagno campagna Giulietta Aprile 2018
Incendio nella tendopoli a luglio 2017
Incendio nella tendopoli (Ansa)

Aggrediti a martellate da un migrante, probabilmente clandestino, all’interno della vecchia tendopoli di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, dove nella notte di venerdì e sabato scorso è divampato un incendio che ha provocato la morte di una donna nigeriana e la distruzione di 200 baracche: è quanto accaduto oggi alla giornalista Dominella Trunfio e al fotoreporter Franco Cufari, che si erano recati nella Piana di Gioia Tauro per realizzare un servizio per il programma “L’aria che tira” de La 7.

Come raccontano i due giornalisti, un migrante, innervosito dalla loro presenza, si è scagliato con un martello contro Cufari, cercando di colpirlo alla testa. A quel punto, la Trunfio, visto ciò che stava accadendo, è accorsa in aiuto del collega, riuscendo a far cadere il martello dalle mani dell’extracomunitario. Non senza fatica e, soprattuto, dolore: nello scontro con il migrante Dominella Trunfio ha, infatti, riportato la frattura di un dito.

«È solo grazie all’intervento tempestivo di Dominella, precipitatasi in mio soccorso, che ho potuto evitare il peggio – dichiara a Giornalistitalia.it Franco Cufari –. Posso dire, senza esagerare, che mi ha salvato la vita».
Poteva andare davvero peggio perché i due giornalisti, dopo la collutazione con tanto di martello, sono stati aggrediti, in un secondo momento, anche a colpi di pietre dai migranti, fino a che sono riusciti a ripararsi in auto, prima di ripartire e abbandonare la tendopoli. Trunfio e Cufari si sono, quindi, recati dai carabinieri per sporgere denuncia.

«Una vicenda triste, quella che ha visto protagonisti, loro malgrado, Dominella Tronfio e Franco Cufari – interviene il segretario generale aggiunto della Federazione nazionale della stampa e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi – aggrediti da migranti che non volevano riflettori puntati su di sé, probabilmente per nascondere un soggiorno da clandestini nel nostro Paese. Non si spiegano altrimenti gesti così violenti, come una martellata e il successivo lancio di pietre, contro i giornalisti che spesso rappresentano la salvezza per molti extracomunitari, regolari, che nella Piana di Gioia Tauro vengono sfruttati nel silenzio più assoluto. Sono i giornalisti ad accendere una luce sulle loro condizioni, talvolta al limite della decenza umana, e a dar loro una voce fin troppo negata». (Fonte: www.giornalistitalia.it)