Intestazione fittizia, indagato presidente Camera commercio Vibo

Carlomagno campagna ottobre 2018
Michelino Roberto Lico
Michelino Roberto Lico

I Carabinieri di Reggio Calabria, hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal gip del Tribunale reggino, su richiesta della locale Dda, nei confronti della società Fargil Srl, con sede legale in Roma, riconducibile al presidente della Camera di Commercio di Vibo Valentia Michelino Roberto Lico, indagato per intestazione fittizia di beni. Il valore complessivo dei conti correnti e dei beni riconducibili alla società sequestrata ammontano a circa 1.500.000 di euro.

Si tratta, spiega da Direzione distrettuale antimafia, di un’ulteriore sviluppo dell’articolata attività d’indagine che aveva già condotto, lo scorso ottobre 2017, nell’ambito dell’operazione denominata “Metauros”, all’esecuzione di fermo di indiziato di delitto a carico di 7 soggetti, indagati a vario titolo di associazione mafiosa (cosca Piromalli), concorso esterno, estorsione ed intestazione fittizia di beni, con l’aggravante delle modalità mafiose, nonché all’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo d’urgenza di società operanti nel settore della depurazione e trattamento delle acque, trasporto e compostaggio dei rifiuti speciali non pericolosi.

L’odierno provvedimento vede in veste di indagato l’imprenditore vibonese Michelino Roberto Lico, ritenuto responsabile di intestazione fittizia di beni poiché, secondo l’accusa, al fine di eludere le disposizioni in materia antimafia, avrebbe attribuito fittiziamente al figlio Santo, 28enne, la maggioranza assoluta delle azioni della I.A.M. S.p.A. di Gioia Tauro, società che gestisce da oltre un ventennio la depurazione delle acque reflue di numerosi comuni della Piana.

Le indagini hanno consentito di ricostruire dettagliatamente le vicissitudini imprenditoriali di Lico, fino al 20 luglio 2015 a capo della I.A.M. S.p.a. attraverso la società Ligeam S.r.l.. In quella data, infatti, un’altra società riconducibile alla famiglia Lico per la gestione di appalti pubblici, la Elmecont S.r.l. di Maierato (Vibo), ha ricevuto un’interdittiva antimafia emanata dalla Prefettura di Vibo Valentia, provvedimento che menzionava anche la Ligeam Srl.

Pertanto, al fine di evitare che anche quest’ultima potesse essere colpita da analoghe preclusioni di pubbliche commesse, con inevitabili ricadute sulla I.A.M., l’imprenditore vibonese, attraverso una manovra societaria, ha trasferito la maggioranza azionaria di quest’ultima (89,5% del totale) al figlio Santo, 28enne, costituendo ad hoc la Fargil S.r.l., destinataria dell’odierno provvedimento.

Le risultanze investigative avrebbero dimostrato, la natura fittizia dell’operazione, con Michelino Roberto Lico, di fatto, ancora saldamente al timone della I.A.M. e, pertanto, dominus sostanziale ed unico interlocutore dei vertici della compagine societaria: le risultanze investigative avrebbero comprovato come, anche dopo la formale fuoriuscita dalla compagine sociale, Lico sia rimasto l’unico punto di riferimento dei dirigenti della I.A.M., ai quali ha regolarmente dettato le strategie imprenditoriali.