Agguato a Reggio, è giallo sull’omicidio di Fortunata Fortugno

La donna era appartata insieme al suo amante Demetrio Lo Giudice, ritenuto al vertice dell'omonimo clan di 'ndrangheta reggino. Un delitto d'onore? Si indaga

Carlomagno Panda Settembre 2018
Fortunata Fortugno e Demetrio Lo Giudice
Fortunata Fortugno e Demetrio Lo Giudice. Il luogo dell’omicidio sul torrente Gallico

Uno strano agguato quello avvenuto venerdì a tarda sera a Reggio Calabria in cui è rimasta vittima Fortunata Fortugno, sarta di 48 anni, freddata con un colpo alla testa mentre era in auto con il suo “amante”, Demetrio Lo Giudice, 53 anni, alias “Mimmo u boi”, ritenuto al vertice dell’omonimo clan di ‘ndrangheta, in passato coinvolto nell’operazione “Eremo” che portò all’arresto di decine di persone tra il 2004 e 2005 per una serie di attentati dinamitardi a scopo estorsivo nella zona Eremo-Condera, a nord della città.

Inquirenti al lavoro per decifrare un omicidio apparentemente non collegato a fatti di mafia. A parte l’uomo già noto alle cronache giudiziarie, la donna, così come la sua famiglia non risulta legata alla criminalità organizzata. Non si esclude nessuna pista, compresa quella del delitto passionale, hanno fatto sapere gli investigatori in una nota diramata sabato mattina.

A cadere sotto i colpi di almeno due killer è stata infatti la donna, Fortunata Fortugno, centrata alla testa, mentre l’uomo è stato ferito a un braccio. Una reazione brutale a un tradimento? Non si sa.

I due erano entrambi sposati con altri uomini e venerdì sera si erano incontrati per poi appartarsi intimamente su una stradina che costeggia il torrente Gallico, nella penombra, per stare lontano da occhi indiscreti.

Qualcuno evidentemente sapeva dove trovare la coppia che è stata raggiunta e punita in modo esemplare, come nei delitti d’onore, uccidendo lei con un proiettile alla testa ma senza infierire sull’uomo. Ascoltato dagli inquirenti, Lo Giudice non avrebbe svelato elementi utili per risalire all’autore.

Si scava nella sfera privata di lei, ma anche dell’uomo. Cellulari e tabulati telefonici sotto la lente degli investigatori per rintracciare contatti, chat, messaggi di interesse investigativo. Poi vi sono le celle da incrociare. Un lavoro non facile ma che in altri casi ha dato esiti positivi.

Al vaglio anche i filmati delle telecamere di videosorveglianza pubblici e privati attorno alla zona per catturare il minimo dettaglio che può portare al sicario. Gli investigatori stanno interrogando parenti e amici per capire meglio il rapporto sul rapporto clandestino tra i due.

Da prime ricostruzioni, sembra si tratti di un killer professionista (forse due) che ha avuto l’abilità di ripulire la scena del crimine, oppure ha usato una rivoltella a tamburo. Dai rilievi pare infatti che la scientifica della Polizia di Stato non abbia trovato bossoli sul luogo dell’omicidio. Il mistero è fitto.