Catturato in Marocco latitante della ‘ndrangheta comasca

Alla macchia da 22 anni, l'uomo aveva un passaporto bulgaro ma è stato anche riconosciuto per un dito mozzato. Deve scontare oltre 11 anni per traffico di droga.

Carlomagno Lancia Ypsilon Novembre 2020 PER RICEVERE GLI AGGIORNAMENTI E RESTARE INFORMATO SULLE NOTIZIE BASTA LASCIARE UN LIKE SULLA NUOVA PAGINA FB
Angelo Filippini
Angelo Filippini in una foto d’archivio

I carabinieri di Como, in collaborazione con l’Interpol hanno arrestato in Marocco il latitante in campo internazionale Angelo Filippini, 73 anni, colpito da provvedimento di cattura emesso dalla Procura generale di Milano in quanto deve scontare oltre undici anni per traffico internazionale di stupefacenti.

Filippini è stato trovato nella cittadina costiera di Temara a circa 15 chilometri dalla capitale Rabat dalla Gendarmeria reale marocchina dopo essere stato localizzato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Como che hanno ricostruito l’intero periodo di latitanza del ricercato che si era reso irreperibile dal 1996, cioè 22 anni.

I militari comaschi, coordinati dalla Procura generale di Milano, sono stati impegnati per mesi nell’analisi degli spostamenti e delle relazioni personali e commerciali di Filippini. In particolare hanno ricostruito le abitudini di chi negli ultimi dieci anni è entrato in contatto con lui.

Filippini era stato condannato come partecipe dell’organizzazione ‘ndranghetista “Spinella – Ottinà”, attiva fin dai primi anni ‘80 nel Comasco e aveva fornito ai vertici dell’organizzazione un capannone nel quale era custodita l’eroina acquistata da fornitori turchi: in cambio aveva ricevuto 30 milioni di lire per ogni carico. Provvedeva anche al confezionamento e alla consegna per mettere sul mercato partite tra i 100 e i 200 chilogrammi di cocaina al mese.

Filippini era l’ultimo latitante storico dell’indagine “Smirne”, cominciata a Seminara, e viveva con falso nome a Temara, occupandosi di intermediazione nel settore immobiliare ed edile marocchino. Aveva un passaporto bulgaro ma è stato anche riconosciuto in quanto gli manca un dito di una mano. Ora sono state avviate le pratiche per la sua estradizione in Italia.

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