Sacko, Pontoriero si difende: “Io estraneo”. E’ giallo (in attesa dello “stub”)

Il gip non convalida il fermo ma lo tiene in carcere in attesa di sviluppi. Molti sospetti ma finora nessuna prova sia stato il 43enne ad ammazzare il migrante.

Carlomagno campagna ottobre 2018
luogo spari san calogero
Il punto rosso indica il punto in cui il killer di Sacko avrebbe sparato

Resta in carcere Antonio Pontoriero, il 43enne di San Calogero accusato dell’omicidio di Soumayla Sacko e del ferimento di due suoi connazionali, avvenuto il 2 giugno scorso nell’area dell’ex fornace nel paese vibonese. Lo ha deciso il gip Gabriella Lupoi che, pur non convalidando il fermo, ha emesso nei confronti dell’uomo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

L’uomo, assistito dall’avvocato Franco Muzzopappa, davanti al gip ha risposto alle domande contestando tutti gli addebiti mossi dall’accusa Pontoriero ha confermato di essersi recato (vestito con pantaloni marrone e maglia nera ritrovati nella lavatrice della sua abitazione), con la Fiat Panda bianca sequestrata, nel pomeriggio al casolare diroccato sul terreno da loro condotto, per rintracciare uno degli due extracomunitari che li abitano e farsi aiutare in alcuni lavori agricoli, ma ha negato di essere l’autore degli spari.

L’uomo ha sostenuto di essersi trattenuto vicino al cancello del terreno, distante 30-40 metri dalla ex fabbrica, solo pochi minuti con uno dei due giovani quando è arrivato un altro migrante a lui sconosciuto che, in un italiano stentato, ha detto che un suo compagno, mentre smontavano le lamiere, “si era fatto male… era stato sparato” e chiedeva del “capo-terreno” senza chiedere aiuto a lui.

Ha sostenuto anche che in tutto si era trattenuto circa 15 minuti al casolare per poi fare rientro a casa del padre, distante 5 minuti dal terreno, da dove la sorella lo ha accompagnato a casa sua distante 3 km.

Sul furto del mese precedente (il 5 maggio, nrd), Pontoriero ha detto che la segnalazione ai carabinieri era scattata in quanto i ragazzi avevano ostruito il passaggio delle auto con le lamiere e non intendevano rimuoverle. Ed ha aggiunto di non aver alcun interesse verso la fabbrica dismessa.

vecchia fornace san calogero
La vecchia fornace vista dall’alto

Infine ha riferito di avere avuto sempre buoni rapporti con gli extracomunitari, tanto che alcuni di loro avevano trovato alloggio in un casolare di proprietà del padre, in un terreno attiguo a quello in cui si trova la fabbrica.

Una versione contestata dal gip, secondo il quale la presenza del Pontoriero sul luogo e in orario altamente compatibile con il delitto è ricavabile dalle “dichiarazioni dei familiari, dalle riprese della telecamera ed è riconosciuta dallo stesso prevenuto. Infine, riguardo al movente, il gip scrive: “Si è trattato di un’azione volta a contrastare le continue sottrazioni di materiale poiché confliggente con gli interessi economici attestatisi di fatto sul materiale presente nell’ex Fornace, ancora commerciabile e comunque riutilizzabile dalla famiglia Pontoriero”.

Sospetti ma nessuna prova certa, in attesa degli esami del Ris

La “prova regina” resta comunque l’esame dello “stub” effettuato nei giorni scorsi. Un esame non ripetibile che dovrebbe svelare se sulle mani e sui vestiti di Pontoriero siano presenti tracce di polvere da sparo. Dagli esiti che produrrà il Ris di Messina si saprà qualcosa in più su un omicidio che si sta colorando di giallo.