‘Ndrangheta, arrestati i presunti mandanti dell’omicidio Canale. TUTTI I DETTAGLI

Giuseppe Canale, ritenuto affiliato alla cosca “Condello-Chirico”, era stato ucciso il 12 agosto 2011. In manette tre persone. A novembre c'erano finite altre persone

Carlomagno Panda Settembre 2018
In foto Diego Zappia, Antonino Crupi e Giuseppe Germanò
Da sinistra Diego Zappia, Antonino Crupi e Giuseppe Germanò

I Carabinieri di Reggio Calabria e Vibo Valentia, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia reggina, hanno arrestato stamane tre persone ritenute responsabili, in concorso tra loro e con altri indagati – già destinatari di provvedimento cautelare lo scorso 10 novembre – di omicidio, detenzione e porto di armi clandestine e da guerra, ricettazione, commessi con l’aggravante del metodo e delle finalità mafiose.

Le indagini hanno permesso di individuare i presunti mandanti ed esecutori dell’omicidio di Giuseppe Canale, ritenuto affiliato alla cosca “Condello-Chirico”, ucciso il 12 agosto 2011, in pieno giorno da due killer vibonesi assoldati dalla cosca reggina.

Le persone arrestate sono Antonino Crupi, di 35 anni, Giuseppe Germanò, 48 anni, entrambi reggini, e Diego Zappia, 33 anni di Oppido Mamertina.

Gli approfondimenti svolti dai militari dell’Arma hanno inoltre fatto piena luce sul movente del grave fatto di sangue, inquadrabile nell’ambito dei contrasti insorti all’interno della consorteria, al tempo egemone nel quartiere Gallico del capoluogo calabrese, per la successione al vertice del clan.

In una prima fase le indagini sull’omicidio avevano già condotto, lo scorso 10 novembre, all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dei presunti esecutori materiali, Cristian Loielo, Nicola Figliuzzi e Salvatore Callea, e dei presunti mandanti Filippo Giordano, Domenico Marcianò e Sergio Iannò.

Le risultanze investigative avevano dalle prime battute consentito di collocare il grave fatto di sangue nell’ambito di un regolamento di conti interno alla consorteria criminale.

A confortare l’assunto erano intervenuti, nell’ambito delle indagini avviate per la ricostruzione dei gravi fatti inerenti ad una cruenta faida di ‘ndrangheta consumatasi a cavallo del 2011 e del 2012 nel territorio vibonese, gli esiti di ulteriori attività tecniche e soprattutto le dichiarazioni convergenti di più collaboratori di giustizia, che hanno fornito chiari e precisi elementi conoscitivi anche riguardo all’omicidio di Gallico.

Nel corso dell’odierno supplemento investigativo, si sono rivelate determinanti le dichiarazioni rese dai collaboratori all’indomani degli arresti dello scorso novembre, con particolare riferimento a quelle rilasciate da uno degli esecutori, Nicola Figliuzzi.

Dalle dichiarazioni rese dal pentito sarebbe emerso come la vittima, Giuseppe Canale, fosse divenuto personaggio scomodo al gruppo di ‘ndrangheta che secondo l’accusa fa capo a Antonino Crupi e Domenico Marcianò, poiché ritenuto esecutore materiale dell’omicidio – avvenuto il 20 settembre 2010 – di Domenico Chirico, suocero di Crupi ed elemento di vertice dell’omonima cosca di ‘ndrangheta operante nella frazione Gallico.

Nella prima fase delle indagini, spiegano gli investigatori i collaboratori hanno fornito precisi elementi sui soggetti che materialmente avevano proposto l’omicidio ai killer, ovvero Salvatore Callea e l’odierno arrestato, Diego Zappia.

Nuovi elementi sono emersi, inoltre, sulle modalità con le quali i killer sono stati indirizzati su Giuseppe Canale, soggetto sconosciuto agli esecutori assoldati per il suo assassinio: si tratta dei citati Marcianò (già detenuto) e Crupi (destinatario dell’odierna misura), che avrebbero incontrato i killer e avrebbero fatto insieme a loro i sopralluoghi sul luogo dell’agguato, fornendo una descrizione fisica della vittima, e dando il via all’esecuzione garantendo il supporto logistico prima, durante e dopo l’omicidio.

Tra i presunti mandanti dell’omicidio, infine, insieme a Domenico Marcianò, Sergio Iannò (anche lui già colpito dalla precedente misura cautelare) e Antonino Crupi figura anche Giuseppe Germanò, titolare di un negozio di ortofrutta a Gallico, che secondo le indagini avrebbe messo a disposizione degli altri indagati i locali del proprio esercizio pubblico per le riunioni propedeutiche al delitto, prendendo parte in prima persona all’ideazione e alla programmazione del grave fatto di sangue.