‘Ndrangheta, catturato in Lombardia il latitante Simone Cuppari

Bloccato dai Carabinieri di Chieti nel Bergamasco mentre l'uomo stava partendo per le vacanze estive con moglie e figli, prenotate in una nota località veneta

Carlomagno Panda Settembre 2018
Simone Cuppari
Simone Cuppari

Il latitante di ‘ndrangheta Simone Cuppari, di 36 anni, ritenuto il capo dell’omonima cosca di Brancaleone, centro in provincia di Reggio Calabria, è stato rintracciato e catturato in Lombardia dai carabinieri di Chieti.

L’uomo – considerato al vertice di una organizzazione dedita prevalentemente al traffico di droga e riciclaggio, con base a Francavilla al Mare (Chieti) con ramificazioni in tutta Italia – era sfuggito alla cattura nel mese di febbraio 2017 nel corso dell’operazione, denominata “Design”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di L’Aquila e condotta dai militari del comando provinciale di Chieti. Cuppari è stato localizzato ed arrestato dagli uomini dell’Arma teatina in un’abitazione anonima della provincia di Bergamo.

Simone Cuppari, su cui pende una condanna di primo grado a 28 anni di reclusione per traffico di cocaina emessa dal Tribunale di Chieti lo scorso mese di luglio a conclusione dell’operazione “Shot 2009”, nonché tre ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dalla Dda di L’Aquila, di Reggio Calabria e dal Tribunale di Pescara era riuscito a sfuggire alla cattura nell’ambito delle operazioni “Sparta” e “Banco Nuovo” condotte dai carabinieri di Pescara e di Locri.

Le indagini dei carabinieri per catturare Simone Cuppari

Dalle indagini dei militari, iniziate nel 2014, è emersa la presenza di  una consorteria criminale costituita, organizzata e consolidata sul territorio abruzzese, con le connotazioni tipiche della criminalità organizzata calabrese riconducibile alla “‘ndrangheta”, i cui promotori e sodali principali provenivano dall’area Calabrese ed erano strettamente collegati, per parentela diretta o indiretta e per fitte reti di scambio criminale, con le più note famiglie ‘ndranghetiste della cosiddetta “Locale di Africo”.

Dopo l’indagine “Adriatico”, infatti, che aveva evidenziato, seppure in fase processuale, l’esistenza nel vastese di un’organizzazione riconducibile alla camorra, l’operazione “Design”, per la prima volta, ha evidenziato la costituzione ed il radicamento in territorio abruzzese di un’organizzazione criminale di stampo ‘ndranghetista.

arresto di Simone Cuppari
l’arresto di Simone Cuppari

Le investigazioni, condotte per oltre due anni nel più stretto riserbo, hanno consentito di evidenziare come la “cellula” ndranghetista abruzzese, con a capo Simone Cuppari, 36enne di origini calabresi e da tempo residente sulla costa chietina, avesse consolidato un efficiente e proficuo canale di approvvigionamento di ingenti quantità di stupefacenti (prevalentemente cocaina) da un analogo gruppo di affiliati alla ‘ndrangheta, stanziati in Lombardia, a loro volta riconducibili, per vincoli di sangue o parentela acquisita, alle famigerate famiglie della “Locale di Platì”, dai quali approvvigionavano carichi di cocaina con cadenza periodica.

La sostanza veniva quindi distribuita nel mercato abruzzese, prevalentemente nelle provincie di Chieti e Pescara, dai sodali ai vari livelli discendenti e da elementi della malavita locale contigui al sodalizio.

I proventi dello spaccio della droga venivano quindi, reimpiegati nell’acquisizione di attività commerciali – nel settore della raccolta di scommesse elettroniche e nella ristorazione – e in episodi di usura in danno di piccoli commercianti ed imprenditori locali in difficoltà, moltiplicando, in tal modo, i guadagni.

I profitti così realizzati venivano, in parte, reimpiegati in attività imprenditoriali in Calabria, ad esempio nel commercio di autoveicoli e nella realizzazione di villaggi turistici di grandi dimensioni.

Le indagini, infatti, hanno messo in luce la particolare propensione del gruppo ‘ndranghetista in parola, in specie dei suoi vertici, nell’investimento dei capitali, acquisiti illecitamente, in attività imprenditoriali e commerciali, nonché la capacità di infiltrarsi nel tessuto economico e sociale, anche, e paradossalmente, attraverso il consenso acquisito, costituendo per taluni personaggi locali fonte di lavoro e di sostentamento.

Sfuggito alla cattura a febbraio 2017, per circa un anno e mezzo i Carabinieri di Chieti hanno incessantemente proseguito le attività d’indagine riuscendo a localizzare, nei giorni scorsi, un appartamento della provincia di Bergamo dove, da qualche tempo il latitante si nascondeva sotto falsa identità.

Ieri, 31 Luglio 2018, Cuppari è stato bloccato dai Carabinieri di Chieti mentre si apprestava a partire per le vacanze estive con la moglie ed i suoi due figli prenotate in una nota località veneta. Per lui si sono aperte le porte del carcere di Via Gleno a Bergamo.