‘Ndrangheta, degli “affari” della cosca Alvaro si parlava in una baracca

Carlomagno campagna novembre 2018
Il sindaco di Delianuava Francesco Rossi arrestato dai Carabinieri
Il sindaco di Delianuava Francesco Rossi arrestato dai Carabinieri

Referente politico della cosca Alvaro all’amministrazione comunale di Delianuova, “collocato” nella carica pubblica dalla ‘ndrangheta per farne gli interessi. Così investigatori ed inquirenti hanno tratteggiato la figura di Francesco Rossi, sindaco di Delianuova, fermato dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria insieme ad altre 17 persone con l’accusa di associazione mafiosa nell’ambito di una inchiesta della Dda contro la cosca Alvaro.

Rossi, indagato per fatti commessi quando era vice sindaco e assessore, è anche eletto in quota PD al consiglio della città Metropolitana di Reggio Calabria. Tra gli indagati in stato di libertà c’è un candidato al Consiglio regionale nelle elezioni del 2014 – di cui non è stato fatto il nome e che non è stato eletto – che, è stato riferito nel corso della conferenza stampa, “ha incontrato gli esponenti della cosca Alvaro in una baracca di contrada Scifà dei Piani di Aspromonte per assicurare il suo impegno in favore del clan nel caso fosse stato eletto”.

E proprio la baracca – indicata come “la casetta” dagli indagati – era il centro nevralgico degli affari della cosca. Era lì che si svolgevano continue riunioni, mascherate da “mangiate”, e da un andirivieni costante di esponenti di tutti i mandamenti di ‘ndrangheta presenti nella provincia di Reggio Calabria.

“E’ una inchiesta – ha detto il procuratore capo di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri – curata dai colleghi Giulia Pantano e Gaetano Paci, avviata nel 2013 e che ha permesso di ricostruire con straordinaria chiarezza gli attuali assetti e gli interessi degli Alvaro e la galassia delle loro alleanze. Rossi aveva assunto nei confronti degli Alvaro, durante tutto l’arco del suo impegno di amministratore pubblico, un ruolo di costante attenzione verso gli interessi della cosca nel settore dei lavori pubblici”.

“In quella baracca – ha detto il comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Reggio Stefano Romano – si discutevano le strategie della cosca, alla presenza anche di esponenti di altre “famiglie” della ‘ndrangheta alleate storicamente degli Alvaro, come i Rugolino di Catona e gli Scopelliti di Melia, i Pelle ‘Gambazza’, di San Luca; i Mollica di Africo; i Mazzagatti di Oppido Mamertino; gli Ietto di Natile di Careri; i Larosa di Giffone”.

Nel mirino di carabinieri e Dda sono finiti i lavori della difesa costiera tra Cannitello e Santatrada, nel comune di Villa San Giovanni, per un valore di circa due milioni di euro, e quelli, ancora più imponenti, dell’elettrodotto Sorgente-Rizziconi, un’opera pubblica di interesse nazionale finalizzata a ridurre il rischio di black-out energetico in Sicilia.

“Un appalto del valore di centinaia di milioni di euro per fornitura di inerti, movimento terra, trasporto e assunzione di manodopera – è stato detto – finito in subappalto alla ‘ndrangheta per un vero e proprio accordo tra l’impresa aggiudicataria, la ‘Roda’ spa di Brescia, che aveva vinto l’appalto di Terna, e imprese di Sinopoli, San Procopio e Sant’Eufemia d’Aspromonte, tra le quali la Costruzioni Flore di Saverio Napoli, e la RR appalti srl, di cui era amministratore di fatto Rocco Rugnetta, tra i fermati, genero del capo ‘ndrangheta Nicola Alvaro ‘u colaciuni’, attualmente detenuto”.

Tra i fermati c’è anche un funzionario della sede Inps di Palmi, Giuseppe La Capria, di 47 anni. Secondo i carabinieri si sarebbe adoperato per far ottenere a famigliari degli Alvaro sussidi sociali attraverso la Regione e il riconoscimento di invalidità civile.