‘Ndrangheta, cinque arresti della Dia di Milano

Due professionisti erano ricorsi ai clan per la riscossione di un credito nei confronti di un imprenditore. L'uomo era stato brutalmente picchiato.

Carlomagno campagna novembre 2018

Dia Direzione investigativa antimafiaPersonale della Direzione investigativa antimafia di Milano, coordinato dalla locale Direzione distrettuale antimafia, questa mattina ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere ed agli arresti domiciliari nei confronti di 5 persone accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

I destinatari delle ordinanze, Paola Galliani, di 49 anni, Giuseppe Morabito, (49), Enrico Verità, (57), Massimo Emiliano Ferraro, (42) e Federico Ciliberto, (24), sono gravemente indiziati di un violento pestaggio avvenuto all’inizio del 2017 ai danni di un imprenditore locale, al fine di estorcergli un’ingente somma di denaro. Coinvolti due professionisti che sarebbero ricorsi alla ‘ndrangheta per la riscossione di un credito e da lì si è arrivati ad una violenta aggressione all’imprenditore da parte di appartenenti ai clan.

L’attività odierna rappresenta la prosecuzione delle operazioni “Linfa” e “Kerina 2” che, nei mesi scorsi, avevano portato complessivamente al sequestro di oltre 150 kg di droga ed all’arresto di 17 persone, principalmente di origini calabresi, per associazione finalizzata al traffico e alla detenzione di sostanze stupefacenti.

Lo scorso 27 gennaio era stato, inoltre, tratto in arresto Edoardo Novella, figlio di Carmelo, già reggente della struttura di ‘ndrangheta denominata “Lombardia”, ucciso in un agguato il 14 luglio 2008 a San Vittore Olona (MI). Edoardo Novella rivestiva nell’organizzazione indagata un ruolo di rilievo, in quanto aveva messo a disposizione, per il traffico di droga, i locali di una società a lui riconducibile.

I destinatari delle ordinanze eseguite questa mattina – tre dei quali (Giuseppe Morabito, Massimo Emiliano Ferraro e Federico Ciliberto) già condannati in primo grado per l’associazione finalizzata al narcotraffico di cui sopra – sono stati ritenuti gravemente indiziati di un violento pestaggio avvenuto all’inizio del 2017 e consumato ai danni di un imprenditore locale.

L’attività investigativa della DIA di Milano avrebbe consentito di dimostrare che i due “colletti bianchi”, al fine di riscuotere un preteso credito, avrebbero chiesto ed ottenuto l’intervento di soggetti contigui a clan di ‘ndrangheta, in particolare, riconducibili alle cosche Pesce e Bellocco di Rosarno. Secondo l’accusa, gli stessi professionisti avrebbero attirato la vittima presso lo studio professionale con una scusa e lì è scattato l’agguato: gli altri indagati lo hanno circondato, minacciato e ripetutamente percosso, con lo scopo di estorcergli il pagamento dell’ingente somma di denaro.

In quella ed in successive occasioni, gli indagati hanno richiamato minacciosamente le proprie origini e la contiguità con l’organizzazione mafiosa ‘ndrangheta.