‘Ndrangheta, sequestro per 14 milioni a esponenti clan di Catanzaro. TUTTI I DETTAGLI

Carlomagno campagna novembre 2018

elicottero guardia di finanzaMilitari del comando provinciale della Guardia di finanza di Catanzaro, nell’ambito di una inchiesta coordinata dai magistrati della locale Direzione distrettuale antimafia diretta da Nicola Gratteri (procuratori aggiunti Vincenzo Luberto e Vincenzo Capomolla, sostituti procuratori, Camillo Falvo, Elio Romano e Pasquale Mandolfino) con il supporto dello Scico di Roma, hanno eseguito sei distinti provvedimenti di sequestro di beni per un valore di oltre 14 milioni di euro nei confronti di soggetti ritenuti organici o contigui alle cosche di ‘ndrangheta attive nel Catanzarese.

Tra i beni sottoposti a sequestro ci sono, tra gli altri, 34 fabbricati, 9 attività imprenditoriali, 16 appartamenti, due ville lussuose, 40 terreni e 22 veicoli.

Le misure patrimoniali – spiega la Dda –  hanno riguardato complessivamente sedici tra esponenti di spicco organici o soggetti contigui alle cosche di ‘ndrangheta dei “Cerra-Torcasio- Gualtieri” e dei “Giampà” di Lamezia Terme (Cz), “Gallace- Gallelli” di Guardavalle (Cz), “Anello” di Filadelfia (Vv)  e nei confronti di Franco La Rupa, ex consigliere regionale della Calabria ed ex sindaco di Amantea (Cosenza),  condannato per scambio elettorale politico-mafioso.

La Rupa ha raggiunto l’apice della sua carriera politica nel 2005, allorquando è stato eletto consigliere regionale nella lista dell’Udeur, cessando dalla carica nel 2010, al termine della legislatura.

Prima ancora di ricoprire incarichi politici a livello regionale, già nel lontano 1992, era stato eletto consigliere comunale di Amantea, rivestendo poi, nell’arco  di  quindici  anni,  più  volte  la  carica  di assessore (lavori pubblici, personale, bilancio, turismo, sanità, commercio e pubblica istruzione) e successivamente di vicesindaco, fino a diventare primo cittadino, eletto per tre volte consecutive. Nel 1995, inoltre, era stato eletto anche consigliere provinciale nelle file del Ccd.

Proprio a causa delle modalità della sua elezione a consigliere regionale veniva coinvolto nelle note operazioni di polizia denominate “Nepetia” e “Omnia”, laddove gli veniva contestato il reato di scambio elettorale politico-mafioso.

Per l’operazione “Omnia” era condannato in via definitiva a tre anni di reclusione per voto di scambio con appartenenti alla cosca Forastefano di Cassano allo Ionio, mentre per l’operazione “Nepetia” veniva assolto perché il fatto non era previsto dalla legge come reato, ovvero difettava la prova che i voti fossero stati procacciati con l’utilizzo dei metodi tipici dell’operare mafioso. Pur tuttavia, la stessa sentenza di assoluzione dava atto dell’esistenza di rapporti diretti tra il La Rupa e la cosca Gentile di Amantea.

Le indagini patrimoniali condotte dagli investigatori delle Fiamme gialle hanno consentito di ricostruire in capo all’ex politico un notevole complesso patrimoniale il cui valore è risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.

Tra i beni in sequestro figura il 50% della struttura immobiliare in precedenza adibita alla casa di cura “Papa Giovanni XXIII” di Serra D’Aiello (Cs).

Il provvedimento di sequestro ha riguardato anche una lussuosa villa ubicata ad Amantea (cs), un bar situato anch’esso ad Amantea nei pressi del polo scolastico, una grossa azienda agricola con sede a Cleto (Cosenza), 11 fabbricati dislocati ad Amantea ed altri due a Cleto, 32 terreni agricoli tutti siti nel comprensorio di Cleto, tre autoveicoli di cui uno di lusso, due polizze assicurative e diversi rapporti bancari e finanziari, il tutto per un valore complessivo stimato in oltre 9  milioni di euro.

Misura anche nei confronti di Luigi Trovato ritenuto  contiguo  alla  cosca  di    ‘ndrangheta Giampà di Lamezia Terme.

Trovato,  nel  luglio  2013,  era  stato  indagato  nella nota  operazione  “Perseo”, perché ritenuto responsabile di associazione mafiosa, violazioni in materia di armi e concorso in omicidio, avendo contribuito a fornire appoggio logistico per la realizzazione di un’azione criminosa; veniva poi arrestato nella cd. operazione Perseo per detenzione e porto d’armi con l’aggravante mafiosa.

All’esito del relativo procedimento, in un primo momento veniva assolto per non aver commesso il fatto. Successivamente, a seguito del ricorso della Procura della Repubblica di Catanzaro, veniva condannato a quattro  anni  di  reclusione  per  illecita  detenzione  di armi,   aggravata   dall’aver   favorito   la  criminalità organizzata.

Sentenza annullata dalla Corte di Cassazione,  con  rinvio  alla  Corte  di  appello  per  una nuova valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia; attualmente è sub judice per tale reato.

Trovato, unitamente ai fratelli ed al coniuge, era stato, altresì, indagato per il reato di interposizione fittizia   di   beni,   a   seguito   della   costituzione   di   una società, sottoposta a sequestro nel maggio 2018, la cui attività era di fatto riconducibile a lui e agli altri suoi fratelli.

Le attività svolte dai finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro hanno permesso di ricostruire in capo al proposto un notevole complesso patrimoniale il cui valore è risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.

Il provvedimento di sequestro ha riguardato complessivamente 17 fabbricati ubicati in Lamezia  Terme,  3 fabbricati  in  Pianopoli  (Cz), 4 terreni siti a lamezia terme, un terreno sito in Pianopoli, un bar ubicato in una zona centrale di Lamezia Terme, tre società con sede a Lamezia operanti nel settore  delle  auto,  e  diversi  rapporti  bancari  e finanziari, il tutto per un valore complessivo stimato superiore a un milione e mezzo di euro.

Domenico Origlia   di Guardavalle  (Cz) e  Francesco Mallamace di Vibo Valentia. Il primo dei due era stato coinvolto nella nota operazione di polizia “Itaca-Freeboat”, culminata  nel  mese  di luglio  2013  con  l’arresto  di  25 soggetti, ritenuti affiliati ovvero fiancheggiatori della cosca Gallace/Gallelli operante in Guardavalle, Badolato  e  su  tutta  la  fascia  del  Basso  Ionio Catanzarese.

Domenico Origlia era stato, altresì, coinvolto nell’operazione    di  polizia   denominata   “Mythos”  e all’esito del relativo procedimento penale era stato condannato dal tribunale collegiale di velletri a 12 anni e nove mesi di reclusione, perché ritenuto colpevole, tra l’altro, di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Francesco Mallamace , invece, nel giugno del 2008 era stato tratto in arresto nell’ambito delle operazioni di polizia denominate “Domino” ed “Effetto Domino” che avevano riguardato la cosca “Anello” di Filadelfia (Vv).

Per i fatti che lo avevano visto coinvolto, all’esito del procedimento  penale,  nell’ottobre  2012,  Mallamace veniva condannato dalla Corte di Appello di Catanzaro a quattro anni e dieci mesi di reclusione perché ritenuto colpevole di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Le   indagini   patrimoniali   condotte   dai   finanzieri  del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro hanno consentito di ricostruire in capo ai proposti  un  notevole  complesso  patrimoniale  il  cui valore è risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.

I provvedimenti di sequestro hanno riguardato complessivamente un fabbricato ubicato in Guardavalle (cz), una ditta operante nel settore dei legnami con sede in Sant’Onofrio (Vv) e con unità locale in Val di Chiana (Arezzo), 5 automezzi e diversi rapporti bancari e finanziari, il tutto per un valore complessivo stimato superiore a un milione di euro.

Sempre nell’ambito dell’azione svolta dalla Procura della Repubblica – DDA di Catanzaro di aggressione ai beni dei soggetti legati alla criminalità organizzata, i Finanzieri del gruppo di Lamezia Terme hanno, inoltre, eseguito due provvedimenti  di  prevenzione riguardanti complessivamente 13 tra capi ed esponenti di spicco della cosca “Cerra – Torcasio – Gualtieri” di Lamezia e, specificatamente, nei confronti dei capi storici e carismatici

Nino Cerra e Teresina Cerra, condannati in via definitiva per art. 416 bis ed altro a seguito della cosiddetta operazione Chimera, oltre che dei loro figli e nipoti, gran parte dei quali parimenti condannati in via definitiva nella medesima operazione, ovvero coinvolti nella successiva “operazione Crisalide”.

Il sequestro disposto dal tribunale di Catanzaro è giunto al termine di complesse ed articolate indagini di polizia economico-finanziaria, istituzionalmente svolte dalla Guardia di finanza.

I mirati accertamenti patrimoniali e reddituali delle Fiamme gialle hanno dimostrato la netta sproporzione dei beni sequestrati rispetto ai redditi leciti dichiarati ed al tenore di vita mantenuto dagli indiziati, ricostruito dal 1979.

I beni posti in sequestro, del valore di oltre due milioni e mezzo di euro, sono costituiti da:

• 15 appartamenti e una lussuosa villa con piscina a Lamezia terme;

• un appartamento ubicato nella provincia di Firenze;

• 3 terreni agricoli, di cui 2 coltivati a vigneto;

• intero compendio aziendale di un’attività commerciale di abbigliamento, con sede nella provincia di Firenze;

• intero compendio aziendale di un’attività commerciale di
prodotti latteari a Lamezia Terme;

• intero compendio aziendale di un’attività imprenditoriale a lamezia terme nel settore del movimento terra;

• quote di una società operante nel settore dei “Call center”;

• quattordici autoveicoli (10 autovetture e 4 motocicli);

• un acquascooter.