Omicidio a Vibo, oltre all’ex cognato arrestato anche il figlio di Ripepi

Ha confessato Giuseppe Carnovale. Il movente del delitto è da ricondurre ai maltrattamenti che Ripepi rivolgeva ai danni dei figli e dell'ex moglie.

Carlomagno campagna ottobre 2018
Giuseppe Carnovale
L’arresto di Giuseppe Carnovale

E’ stato fermato anche il figlio diciottenne di Massimo Ripepi, l’uomo ucciso a colpi di pistola domenica scorsa dall’ex cognato Giuseppe Carnovale, il 48enne consegnatosi oggi ai Carabinieri. L’uomo, accompagnato dal suo legale, ha confessato il delitto e dopo sottoposto a fermo con l’accusa di omicidio.

Il giovane, M. Ripepi, figlio maggiore della vittima, secondo quanto riferiscono i militari, avrebbe fornito aiuto allo zio nelle fasi concitate della fuga dal luogo del delitto.

Il movente dell’omicidio

Il movente del delitto di Massimo Ripepi, a quanto ricostruito, sarebbe da ricondurre ai ripetuti maltrattamenti che la vittima rivolgeva ai danni dei due figli e della ex moglie. Ripepi, da quanto è trapelato era un accanito giocatore d’azzardo motivo alla base dei frequenti e violenti litigi in famiglia.

L’agguato del figlio piccolo nel 2017

Il più piccolo dei figli, C. R, classe 2001, il 4 giugno 2017 tentò di uccidere il padre a colpi di pistola in un agguato davanti a casa della nonna. Il ragazzo allora si costituì dopo due giorni asserendo che l’aveva fatto per le violenze subite da lui, dal fratello e dalla madre. Leggi. Per quel tentato omicidio il ragazzo si trova ancora ristretto presso l’istituto penitenziario minorile di Catanzaro.

Le indagini

Gli inquirenti, che avevano le idee chiare sulla pista da seguire, erano già sulle tracce dell’ex cognato Giuseppe Carnovale e del figlio maggiore della vittima. Oltre alle dichiarazioni dei testimoni, si sono rese utili le immagini di videosorveglianza reperite sul territorio da Carabinieri e Polizia che confermerebbero il quadro indiziario dei magistrati.

L’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia e condotta dai Carabinieri di Vibo Valentia e dalla Squadra mobile della Questura vibonese, anche alla luce delle dichiarazioni rese, avrebbe restituito elementi precisi, concordanti e confermanti il quadro indiziario.