Le mani della ‘ndrangheta sull’Asp di Catanzaro. L’inchiesta. VIDEO

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asp catanzaro operzione Quinta BolgiaI finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di catanzaro, coordinati dal procuratore della repubblica, dott. Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto, dott. Vincenzo Capomolla, e dai sostituti procuratori, dott. Elio Romano e dott. Vito Valerio, hanno dato esecuzione, con il supporto del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) di Roma, a 24 ordinanze di custodia cautelare (12 in carcere e 12 agli arresti domiciliari) e a un provvedimento di sequestro di beni per un valore di oltre dieci milioni di euro, emessi dal Gip del tribunale di Catanzaro su richiesta della procura distrettuale del capoluogo.

L’attività, che interessa sia gli ambiti di criminalità organizzata che quelli di pubblica amministrazione, rappresenta il culmine di due diverse indagini strettamente collegate tra esse condotte dalle articolazioni specializzate del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Catanzaro, con il fondamentale contributo dello Scico di Roma.

Il primo filone d’indagine, condotto dal Gico di Catanzaro, riguarda l’individuazione, ricostruzione e disarticolazione di due sottogruppi di ‘ndrangheta operanti nel territorio di Lamezia Terme e riconducibili alla  cosca   confederata   degli   “Iannazzo – Cannizzaro – Daponte”.

Tali contesti malavitosi sono stati individuati in relazione a due gruppi imprenditoriali ritenuti vicini ai clan che operavano anche avvalendosi del potere intimidatorio promanante dalla notoria appartenenza alla criminalità organizzata dei loro compartecipi, di fatto realizzando nel corso degli anni un assoluto monopolio, nel redditizio settore delle autoambulanze sostitutive del servizio pubblico, delle onoranze funebri, della fornitura di materiale sanitario, del trasporto sangue e altro ancora.

Il primo di essi, denominato “Gruppo Putrino”, è riuscito sin dal 2009 ad acquisire una posizione di dominio nello specifico mercato, aggiudicandosi la gara di appalto relativa alla gestione del servizio sostitutivo delle ambulanze del “118” bandita  dall’Asp  di  Catanzaro  dal  2010  e  sino  al  2017.

operazione Quinta Bolgia

Il citato gruppo imprenditoriale avrebbe continuato a operare in assenza di una gara formale, a seguito di plurime, reiterate oltre che illegittime proroghe, in  alcuni  casi  addirittura  tacite,  ottenute  in considerazione dei privilegiati rapporti tra i vertici del gruppo criminale e numerosi appartenenti di livello apicale dell’Asp di Catanzaro all’epoca in servizio, tra i quali il dott. Giuseppe Perri (già commissario straordinario e poi direttore generale sino all’agosto 2018) e il dott. Giuseppe Pugliese  (già  direttore  amministrativo  sino  all’ottobre 2017), e ancora in servizio quali il dott. Eliseo Ciccone (già responsabile suem “118” ed ora destinato ad altro incarico) nei  cui  confronti  vengono   contestati  plurimi  episodi  di abuso d’ufficio.

Analoghe condotte, con l’aggravante della finalità mafiosa, vengono contestate anche a due esponenti storici della politica lametina che, secondo l’accusa, avrebbero rappresentato l’anello di congiunzione tra il contesto ‘ndranghetistico e la dirigenza Asp coinvolta.

Il primo, Giuseppe Galati, già più volte parlamentare e componente, con incarichi di assoluto rilievo, di tre compagini di governo delle passate legislature. Il secondo, Luigi Muraca, 50 anni, ex consigliere del comune di Lamezia Terme, sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2017.

Giuseppe Pino Galati
Giuseppe “Pino” Galati

Nello stesso 2017 l’imprenditore Putrino veniva colpito da un provvedimento interdittivo antimafia emesso dalla prefettura di Catanzaro che comprometteva la prosecuzione del delicato servizio pubblico affidatogli.

In tale momento storico si inseriva il secondo sottogruppo di ‘ndrangheta, denominato “Gruppo Rocca”, anch’esso operante negli stessi settori economici che, forte della illecita concorrenza con cui era stato conquistato il mercato unitamente al “Gruppo Putrino” in danno di tutti gli altri operatori economici del settore che illegalmente erano stati posti fuori dal libero mercato, iniziava ad operare nel delicato quanto importante servizio pubblico quale capofila di una associazione temporanea di scopo.

Le indagini – spiegano gli inquirenti -, che hanno beneficiato di puntuali riscontri anche dalle dichiarazioni di numerosi ed affidabili collaboratori  di  giustizia,  hanno  consentito  di tratteggiare una situazione di assoluto allarme sociale presso il nosocomio di Lamezia Terme ove, specie all’interno del reparto di Pronto Soccorso, gli accoliti dei due gruppi criminali hanno imposto un controllo totale occupando manu militari gli spazi, instaurando un regime di sottomissione del personale medico e paramedico operante. In tal senso, le attività investigative svolte dalla Guardia di finanza hanno fatto emergere che i dipendenti dei due gruppi imprenditoriali hanno la disponibilità delle chiavi di alcuni reparti dell’ospedale, la possibilità di consultare i computer dell’asp onde rilevare dati sensibili in merito a degenti, l’ingresso presso il deposito farmaci dedicato alle urgenze del Pronto soccorso, situazione questa ben nota alla dirigenza dell’azienda sanitaria.

In questo filone sono stati sottoposti a misura cautelare 19 persone   nei   cui   confronti   vengono   contestate   a   vario titolo le condotte di associazione di stampo mafioso, delitti contro la pubblica amministrazione, l’industria ed il commercio anche in forma aggravata. in materia di cautela reale si è proceduto con il sequestro preventivo ai sensi della normativa antimafia e della responsabilità “parapenale” delle società ed enti dell’intero complesso aziendale delle sei società/enti riconducibili ai due sottogruppi di ‘ndrangheta per un valore complessivo di 10 milioni di euro. tra questi spiccano le società operanti tanto nel servizio sostitutivo delle ambulanze pubbliche che delle onoranze funebri compreso due “case funerarie”.

Il  secondo  filone  dell’indagine,  condotto  dal  Gruppo tutela spesa pubblica della Gdf di Catanzaro, riguarda condotte illecite perpetrate nell’affidamento e nella gestione del “servizio autombulanze occasionale e su chiamata” gestito dall’azienda sanitaria provinciale di Catanzaro.

Tale  vicenda  si  colloca  temporalmente  in  concomitanza con l’emissione dell’interdittiva antimafia da parte della prefettura di Catanzaro nei confronti del “Gruppo Putrino” e  la  successiva  assegnazione  in  estrema  urgenza  del servizio autoambulanze occasionale e su chiamata al “Gruppo Rocca”.

Nel novembre 2017, infatti, a seguito del provvedimento interdittivo emesso dalla prefettura del capoluogo nei confronti della “Croce Rosa Putrino”, il servizio di autoambulanze dell’Asp di Catanzaro era stato affidato con procedura di “estrema urgenza” (ossia senza bando di gara) ad un’associazione temporanea di scopo (Ats), con a capofila  la  “Croce  Bianca  Lamezia”,  associazione  di  fatto del “Gruppo Rocca” per il tramite di Tommaso Antonio Strangis.

Le indagini hanno fatto emergere un’allarmante carenza tecnica e organizzativa in capo all’Ats, che aveva dato esecuzione al servizio con ambulanze non adeguate da un punto di vista meccanico (freni e luci non funzionanti, cambio difettoso, problemi alla frizione, revisioni non effettuate)    e    non    provviste    di    adeguate    dotazioni elettromedicali  (non  munite  di  termoculla  per  il trasporto di neonati, ossigeno scaduto o non presente). Non meno preoccupante è quanto emerso in merito alla circostanza dell’impiego di personale non qualificato e non provvisto delle adeguate abilitazioni professionali.

Grazie ad accordi corruttivi, proseguono gli investigatori, conclusi con i tre dirigenti dell’Asp  catanzarese  (Eliseo  Ciccone,  Giuseppe  Luca Pagnotta e Francesco Serapide), l’associazione aveva ottenuto le certificazioni di qualità richieste per l’affidamento del servizio autoambulanze sulla base di una semplice verifica documentale, senza le necessarie operazioni di riscontro fisico dello stato dei mezzi, delle dotazioni e delle strutture aziendali.

Allo stesso modo, l’Ats “Croce Bianca” era poi riuscita a ottenere non solo la concessione iniziale, ma anche la proroga del servizio, entrambe ufficialmente concesse per ragioni di “estrema urgenza”, in attesa che l’asp di Catanzaro perfezionasse un accordo quadro per l’appalto del servizio ambulanze.

In questo contesto, sono stati tratti in arresto Tommaso Antonio Strangis e Italo Colombo, quest’ultimo amministratore di fatto dell’Ats, ed Eliseo Ciccone, Giuseppe Luca Pagnotta e Francesco Serapide, dirigente e funzionari dell’Asp di Catanzaro.

A loro carico, tutti sottoposti agli arresti domiciliari, sono ascritti a vario titolo episodi di corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, falso, rivelazione di segreto d’ufficio e frode nelle pubbliche forniture.

Due soggetti, Tommaso Antonio Strangis ed Eliseo Ciccone, sono  stati  raggiunti  da  entrambe  le  ordinanze, avvalorando quanto emerso dalle indagini, dirette dalla Dda, e svolte dalla Guardia di finanza, circa la stretta connessione tra fenomeni tipici della criminalità organizzata e l’infiltrazione nella pubblica amministrazione.

La complessiva ed articolata esecuzione, condotta grazie all’ausilio determinante anche dei gruppi territoriali di Catanzaro  e  Lamezia  Terme  e  del  Nucleo  di  polizia economico-finanziaria di Udine, ha visto l’impiego di circa 200 finanzieri, l’effettuazione di numerose perquisizioni e il sequestro di 6 società.

In carcere sono finiti

  1. PUTRINO Pietro, 73 anni, di Lamezia Terme;
  2. PUTRINO Diego, 36 anni, di Lamezia Terme;
  3. PUTRINO Diego, 51 anni, di Lamezia Terme;
  4. TORCASIO Vincenzo detto “Enzino”, 38 anni, di Lamezia Terme;
  5. ROCCA Silvio, 61 anni, di Lamezia Terme;
  6. ROCCA Pietro, 63 anni, di Lamezia Terme;
  7. ROCCA Ugo Bernardo, 33 anni, di Lamezia Terme;
  8. FERRISE Pietro, 59 anni, di Lamezia Terme;
  9. GAGLIARDI Alfredo, 40 anni, di Lamezia Terme;
  10. STRANGIS Tommaso Antonio, 53 anni, di Lamezia Terme;
  11. DI SPENA Franco Antonio detto “Tony”, 45 anni, di Lamezia Terme;
  12. REILLO Pasquale, 52 anni, di Lamezia Terme;

Arresti domiciliari

  1. GEMELLI Roberto Frank, 54 anni, di Lamezia Terme;
  2. MAUCERI Sebastiano Felice Corrado, 56 anni, di Lamezia Terme;
  3. GALATI Giuseppe, 57 anni, di Lamezia Terme;
  4. MURACA Luigi, 50 anni, di Lamezia Terme;
  5. PUGLIESE Giuseppe, 50 anni, di Crotone;
  6. PERRI Giuseppe, 65 anni di Falerna;
  7. CICCONE Eliseo, 65 anni, di Catanzaro.

Arresti domiciliari nel secondo filone dell’inchiesta 

  1. STRANGIS Tommaso Antonio, 53 anni, di Lamezia Terme;
  2. COLOMBO Italo, 48 anni, di Catanzaro;
  3. CICCONE Eliseo, 65 anni, di Catanzaro;
  4. PAGNOTTA Giuseppe Luca, 45 anni, di Montepaone;
  5. SERAPIDE Francesco, 45 anni, di Catanzaro.