Omicidi a Cosenza, Chiodo e Tucci uccisi per contrasti con il clan degli zingari

L'agguato nel 2000 all'ultimo lotto di via Popilia. Arrestate 5 persone del clan dei nomadi. A svelare i dettagli Francesco Bevilacqua alias Franchino di Mafalda, pentito già condannato.

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Saverio Madia, Luigi Berlingieri, Antonio Abruzzese, Celestino Bevilacqua e Fiore Abbruzzese. Nelle foto in basso le vittime Francesco Tucci e Benito Aldo Chiodo
Da sinistra in alto gli arrestati Saverio Madia, Luigi Berlingieri, Antonio Abruzzese, Celestino Bevilacqua e Fiore Abbruzzese. Nelle foto in basso le vittime Francesco Tucci e Benito Aldo Chiodo

Nelle prime ore della mattinata odierna, all’esito di indagini coordinate dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri e dal pm Camillo Falvo, personale della Direzione investigativa antimafia del capoluogo, hanno eseguito 5 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal giudice per le indagini preliminari nei confronti di Antonio Abruzzese, di 48 anni, Luigi Berlingieri (48), Saverio Madio (56), Celestino Bevilacqua (57) e Fiore Abbruzzese (52), tutti ritenuti stabilmente inseriti nella criminalità mafiosa cosentina di etnia nomade e considerati responsabili, a vario titolo, di un duplice omicidio a Cosenza.

I destinatari del provvedimento restrittivo, eseguito con la collaborazione, nella fase esecutiva, di personale della Polizia di Stato e dei Carabinieri di Cosenza, sono ritenuti, a vario titolo, responsabili del duplice omicidio di Benito Aldo Chiodo, allora “contabiledell’allora gruppo confederato Cicero-Lanzino, e di Francesco Tucci, avvenuto a Cosenza in data 9.11.2000, e del contestuale ferimento di Mario Trinni, riuscito a sfuggire al commando.

Il movente e le dichiarazioni di “Franchino di Mafalda” – Per tale fatto di sangue, a seguito di precedente attività investigativa svolta dalla DIA di Catanzaro, risulta essere già stato condannato Francesco Bevilacqua, alias “Franchino di Mafalda”, all’epoca dei fatti capo degli zingari di Cosenza, poi divenuto collaboratore di giustizia, che fin da subito aveva svelato tutti i retroscena del delitto, rivelando i nomi di tutti i partecipi all’azione, le modalità di esecuzione e il movente, da ricercare nel mancato rispetto, da parte di Benito Aldo Chiodo, dei patti stretti dai nomadi con il clan Lanzino-Cicero circa la spartizione dei proventi di alcune attività illecite precluse agli zingari (estorsioni, usura e traffico della cocaina), nonché il pizzo sui lavori di ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria.

Le dichiarazioni di altri pentiti – Successive dichiarazioni di altri collaboratori di giustizia, raccolte di recente e dettagliatamente riscontrate dagli investigatori della Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro, hanno permesso di acquisire ulteriori elementi nei confronti degli odierni arrestati, tali da consentire alla DDA di richiedere ed ottenere il loro arresto dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Catanzaro.

L’agguato in Via Popilia – Per portare a termine l’azione omicidiaria, consumatasi a Cosenza nella piazzetta dell’ultimo lotto di via Popilia, nel tardo pomeriggio del 9 novembre di 18 anni fa, venne utilizzato dai sicari, oltre ad una pistola Beretta, anche un fucile mitragliatore tipo Kalashnikov. Le vittime furono raggiunte dal colpo di grazia alla testa.

La ricostruzione degli inquirenti – Dalla ricostruzione investigativa, – spiega la Dia – si è accertato che sull’autovettura Lancia Thema utilizzata per l’agguato, e rinvenuta poi sepolta nel cantiere della De.MAR Costruzioni di Sergio Perri (rimasto poi ucciso in un agguato di stampo mafioso unitamente alla moglie il successivo 17.11.2000), oltre al Francesco Bevilacqua, vi erano Luigi Berlingieri, classe 1970, detto occhi di giaccio o il cinese, armato del Kalashnikov, Fiore Abbruzzese (cl. 66) detto Ninuzzo, con il compito di fare da autista, e Gianfranco Iannuzzi (cl. 58) detto a‘ ntacca, successivamente vittima di lupara bianca.

Il gruppo di fuoco e il mandante – Il provvedimento restrittivo di oggi ha colpito, oltre a Luigi Berlingieri e Fiore Abbruzzese, ritenuti partecipi del gruppo di fuoco, anche Antonio Abruzzese (cl. 70), in quanto ritenuto mandante, unitamente a Francesco Bevilacqua, dell’azione di fuoco, Saverio Madio e Bevilacqua Celestino, che, con riferimento all’omicidio, si erano occupati, il primo del trasporto dei killers al luogo di partenza dell’azione, ed il secondo del loro recupero dal luogo ove venne interrata l’auto utilizzata per l’agguato.

L’odierna operazione della DIA si colloca in una più ampia strategia investigativa da tempo avviata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, con il conferimento alla DIA di Catanzaro di varie deleghe d’indagine, finalizzate a per far luce su una serie di omicidi verificatisi su Cosenza dal 1999 al 2004.

Fatta luce su diversi omicidi di mafia – Le attività investigative condotte nel tempo in tale con il coordinamento della Procura distrettuale, hanno consentito, anche mediante la valorizzazione delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, riscontrate nei minimi dettagli, di portare a termine varie fasi dell’operazione denominata Terminator (1-2-3-4), con l’individuazione dei responsabili di 12 episodi fra omicidi e tentati omicidi, fra i quali quello di Vittorio Marchio 11/1999 e Marcello Calvano 08/1999 (Operazione Terminator 2 -2008); Antonio Sena 05/2000, Francesco Bruni senjor 07/1999, (Terminator 3 – 2010).