Omicidio dell’avvocato Pagliuso, per magistrati Scalise fu il mandante

L'esecutore materiale Marco Gallo, killer su commissione che ha poi ucciso anche Gregorio Mezzatesta e un fruttivendolo

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Francesco Pagliuso, il legale ucciso a Lamezia il 9 agosto 2016

Luciano Scalise sarebbe il mandante dell’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso, ucciso la sera del 9 agosto 2016 nel cortile di casa, a Lamezia Terme. La svolta nelle indagini sul delitto eccellente è arrivata nell’ambito delle indagini per l’operazione “Reventinum” che aveva già portato al fermo di alcuni personaggi vicini ad ambienti malavitosi.

Il gip distrettuale di Catanzaro, su richiesta della Dda di Catanzaro, ha emesso una nuova ordinanza di custodia cautelare, applicando la custodia cautelare in carcere per otto indagati e disponendo la scarcerazione di cinque indagati in un primo momento colpiti dal provvedimento di fermo.

A uccidere Pagliuso sarebbe stato Marco Gallo, ritenuto killer su commissione, già in carcere non solo per l’omicidio Pagliuso ma anche per l’omicidio del dipendente delle Ferrovie della Calabria Gregorio Mezzatesta e del fruttivendolo Francesco Berlingieri.

Gallo avrebbe agito per conto degli Scalise. Nell’ordinanza di giovedì è stata contestata anche l’associazione mafiosa a Marco Gallo. Il movente dell’omicidio dell’avvocato sarebbe anche legato alla difesa dell’avvocato di Domenico e Giovanni Mezzatesta nel processo per il duplice delitto del bar del Reventino di Decollatura.

Nell’ordinanza del gip distrettuale, inoltre, è stato confermato il carcere anche per Andrea Scalzo, 39 anni, Angelo Rotella, 36 anni, Mario Vincenzo Domanico, 42 anni, Domenico Salvatore Mingoia, 54 anni, mentre è stata disposta la scarcerazione per Cleo Bonacci, 57 anni, Eugenio Tomaino, 55 anni, Giuliano Roperti, 50 anni, Ionela Tutuiana, romena di 42 anni, Giovanni Mezzatesta, 43 anni, Livio Mezzatesta, 40 anni, tutti accusati dalla Dda, a vario titolo, di estorsione, sequestro di persona, violenza privata, danneggiamento a seguito di incendio, detenzione illegale di armi, aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose, secondo le indagini dei carabinieri che avrebbero consentito di delineare gli assetti storici e attuali, nonché gli interessi criminali di due distinte e contrapposte cosche, quella degli Scalise e quella dei Mezzatesta.