‘Ndrangheta, i tentacoli del Grande Aracri in Veneto. Decine di arresti

Una quarantina di indagati. Ventisette tra carcere e domiciliari. Imprenditori veneti collusi con il clan Grande Aracri di Cutro

Carlomagno campagna Fiat Tipo Maggio 2019

'Ndrangheta, i tentacoli del Grande Aracri in Veneto. Decine di arresti E’ in corso una vasta operazione contro la ‘ndrangheta in Veneto, dove i carabinieri di Padova e la Guardia di Finanza di Venezia stanno eseguendo decine di misure di custodia cautelare, tra carcere e domiciliari, obblighi e divieti.

Il blitz è coordinato dalla Procura distrettuale antimafia di Venezia. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al riciclaggio, usura, sequestro di persona, estorsione e emissione di fatture inesistenti.

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Nell’operazione, in codice “Camaleonte”, sono coinvolti imprenditori e i clan attivi a Cutro e nel Crotonese e riconducibili ai Grande Aracri, già noti alle cronache per essere operanti in Emilia Romagna.

Le forze dell’ordine hanno eseguito una cinquantina di perquisizioni, fra Treviso, Vicenza, Padova, Belluno, Rovigo, Reggio Emilia, Parma, Milano e Crotone. Le indagini, partite alla fine del 2015, sono relative alle infiltrazioni nel tessuto economico portate avanti in questi anni dalla criminalità legata al clan dei cutresi. Sono stati eseguiti anche numerosi sequestri, per un valore complessivo di 20 milioni di euro.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i componenti della cosca avvicinavano gli imprenditori e si insinuavano nelle aziende attraverso prestiti e taglieggio, fino ad impossessarsi delle aziende stesse, controllandole dall’interno, mettendo in atto anche operazioni di riciclaggio. In alcuni casi questo avveniva con la connivenza di imprenditori veneti.

I nomi degli indagati
In carcere sono finiti Adriano Biasion, Gaetano Blasco, Francesco Bolognino, Michele Bolognino, Sergio Bolognino, Donato Agostino Clausi, Vito Gianni Floro, Leonardo Lovo, Giuseppe Richichi, Francesco Scida, Pasquale Scida, Federico Semenzato e Mario Vulcano,

Ai domiciliari vanno Antonio Brugnano, Marco Carretti, Angelino Crispino, Tobia De Antoni, Giuseppe De Luca, Rocco Devona, Salvatore Innocenti, Sergio Lonetti, Antonio Genesio Mangone, Vincenzo Marchio, Antonio Mazzei, Mario Megna, Domenico Nardella e Domenico Pace.

Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Francesco Agostino, Idriz Ahmetaj, Antonio Carvelli, Luca De Zanetti, Emanuel Levorato e Stefano Marzano.

Mentre il divieto di esercitare impresa per 12 mesi è stato disposto per Adrian Arcana, Eugen Arcana, Ferdinando Carraro, Federico Schiavon, Ilir Shala e Loris Zaniolo.

Il governatore Zaia: “Tolleranza zero”

“Mentre attendiamo i particolari, che verranno resi noti più tardi, è già chiaro che siamo di fronte a una nuova importante operazione contro la criminalità organizzata nel Veneto. Una conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, dell’efficienza della Procura Distrettuale Antimafia di Venezia guidata da Bruno Cherchi e del coordinamento delle forze dell’ordine sul campo, che ci regalano questa belle notizie. La giornata comincia bene”.

Lo dice il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, commentando l’operazione  contro la ‘ndrangheta in Veneto. “Che si tratti di criminalità organizzata o no – aggiunge Zaia –questi figuri devono capire che il Veneto è terra di onestà e di legalità, che non sopporta i delinquenti e che è supportata da Inquirenti e Forze dell’Ordine tenaci, preparati, duri quanto serve. Pane duro da masticare per il crimine, che lo sarà ogni giorno di più. Vale a dire tolleranza zero”.

Salvini: “Più di 60 mafiosi arrestati tra Veneto e Sicilia. Oggi bella giornata”

“Più di sessanta arresti, tra Veneto e Sicilia, per stroncare ‘ndranghetisti e mafiosi. Sequestrate, a Napoli, due ville e un negozio riconducibili ai familiari del boss camorrista Michele Zagaria. Valore: circa tre milioni. Grazie alle Forze dell’Ordine e agli inquirenti, che ci fanno cominciare bene la giornata. Siamo orgogliosi delle nostre donne e dei nostri uomini in divisa”. Lo dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini.