Svolta in indagini omicidio Fiamingo, 4 arresti nel clan Mancuso

Scattata all'alba l'operazione "Errore fatale". Decapitati i vertici del gruppo considerato tra i più influenti della criminalità organizzata calabrese.

Carlomagno campagna Fiat 500 aprile 2019

polizia romaOperazione della Polizia di Stato di Vibo Valentia e dello Sco, sotto le direttive della Dda di Catanzaro, contro la cosca di ‘ndrangheta dei Mancuso. Quasi 50 uomini della Polizia stanno eseguendo arresti e perquisizioni a Vibo Valentia, Milano e Prato.

Decapitati, con alcuni arresti, i vertici del gruppo criminale, considerato tra i più influenti della criminalità organizzata calabrese. Quattro gli arresti eseguiti nell’ambito dell’operazione, denominata “Errore fatale”, fatti in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip distrettuale di Catanzaro, su richiesta della Dda.

I quattro sono ritenuti responsabili dell’omicidio di Raffaele Fiamingo, detto il “vichingo”, avvenuto a Spilinga nel luglio del 2003, e del tentato omicidio di Francesco Mancuso, detto “Ciccio Tabacco”. Le attività d’indagine supportate anche da dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, hanno permesso di accertare l’esistenza di una faida interna nella cosca Mancuso.

Si è scoperto che l’omicidio (tentato) di Francesco Mancuso era maturato per contrasti insorti nella gestione delle attività criminali tra i componenti della famiglia .

Gli indagati – A finire in manette Domenico Polito, di 55 anni, di Briatico, ma residente a Tropea, considerato il “braccio armato” della cosca Mancuso. Polito, secondo gli inquirenti, è al vertice della cosca La Rosa della ‘ndrangheta, alleata con i Mancuso. L’uomo  ha precedenti per associazione mafiosa, usura, estorsione e favoreggiamento.

Arrestato anche Antonio Prenesti, 53enne di Nicotera, già condannato nel processo “Dinasty”. Tra le persone coinvolte pure Cosmo “Michele” Mancuso, di 70 anni, considerato il capo del gruppo criminale. Mancuso è attualmente detenuto nel carcere di Prato.

Infine Giuseppe Accorinti, di 60 anni, presunto affiliato alla ‘ndrangheta che il 5 agosto dello scorso anno, a Zungri, tentò di infilarsi tra i portatori della statua della “Madonna della Neve”.

Questi i ruoli. Secondo gli investigatori gli esecutori materiali sarebbero Antonio Prenesti e Domenico Polito. Sarebbero stati loro a esplodere diversi colpi di pistola calibro 9,21 e 32 all’indirizzo di Raffaele Fiamingo, allora 44enne, uccidendolo sul colpo, e ferendo gravemente al torace, al braccio sinistro ed alla spalla Francesco Mancuso. Il mandante sarebbe stato Cosmo Michele Mancuso, capo della consorteria che avrebbe “autorizzato” l’agguato, mentre Accorinti avrebbe accompagnato i presunti sicari a consumare il crimine.

Il movente, un “errore fatale” – Raffaele Fiamingo insieme a Francesco Mancuso si sarebbero recati dal titolare di un panificio per sottoporlo ad estorsione. Un “errore fatale”, dal momento che il panettiere era parente di Antonio Prenesti, ritenuto organico ad un’altra articolazione del clan Mancuso. Fiamingo sceso dall’auto per riscuotere il denaro che gli era stato promesso con l’inganno, si è trovato dinanzi i due killer che lo hanno freddato e hanno tentato di uccidere Francesco Mancuso, che era in attesa in auto.

Per far pagare l’affronto, Prenestì avrebbe chiesto il permesso di agire al boss Cosmo Mancuso, detto Michele, il quale avrebbe acconsentito alla consumazione del crimine.

L’arresto a Milano di Antonio Prenesti – Prenesti, 53 anni, detto “Mussu stortu” (muso storto) è considerato un trafficante internazionale di droga ed ha precedenti per associazione mafiosa. Già destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’operazione “Dinasty” del 2003, diretta dalla Dda di Catanzaro, Prenesti riuscì a sottrarsi in quell’occasione all’arresto e restò latitante fino al 2010, anno in cui fu arrestato.

Successivamente l’uomo riuscì ad ottenere la scarcerazione e rientrò nei ranghi operativi della cosca Mancuso. La Polizia sta svolgendo adesso indagini per accertare i motivi per i quali Antonio Prenesti si trovasse a Milano e quale ruolo svolgesse nel capoluogo lombardo nell’ambito delle attività criminali della cosca Mancuso.